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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

"A Martone una consulenza di comodo" – ROMA - L´ammissione è disarmante. «Michel aveva iniziato la sua collaborazione gratuita con il ministero della Pubblica Amministrazione grazie a uno studio sui sindacati»

"A Martone una consulenza di comodo" – ROMA - L´ammissione è disarmante. «Michel aveva iniziato la sua collaborazione gratuita con il ministero della Pubblica Amministrazione grazie a uno studio sui sindacati». E a un certo punto «il ministro Brunetta, per dargli qualcosa, gli affida questa consulenza sull´informatizzazione della Pa. Forse perché non c´era altra soluzione per ricompensarlo». Una storia di ordinario familismo. Dove chi parla è Antonio Martone, presidente della Civit, la Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l´integrità delle amministrazioni pubbliche, prevista dalla riforma anti-fannulloni del 2009. E dove Michel è il giovane Martone, attuale viceministro al Welfare. Valutazione, trasparenza, integrità: tutto cancellato e ignorato in nome del «bene di famiglia». La vicenda risale all´estate del 2009. Ma è solo ora che arriva la conferma a Repubblica. it. La fonte, lo stesso Antonio Martone, non può che essere considerata più che attendibile. E nella replica concessa da Martone junior alle agenzie di stampa, il problema più che affrontato è eluso. Il viceministro infatti afferma: «Ho collaborato per 16 mesi come consigliere giuridico per 40mila euro lordi e quindi circa 1.300 netti al mese». Aggiunge: «Lavoro da quando avevo ventitré anni» per poi aggiungere «mia sorella è una precaria». Insomma, «la risposta è nel mio curriculum». Peccato che il curriculum di Michel Martone dice che con l´informatizzazione della Pubblica amministrazione il giovane viceministro ha poco a che fare. A segnalare sin dall´inizio le anomalie del caso, il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino. «In nessun altro paese avanzato ci si sarebbe sognati di attribuire questa consulenza al figlio di chi, nello stesso periodo, veniva designato come presidente della Civit». Ovvero: quando la trasparenza, il merito e il senso delle Istituzioni si fermano sull´uscio di casa. Ancora Ichino: «Una commissione partita con degli atti e dei comportamenti che sono la negazione dell´indipendenza non può avere quella autorevolezza necessaria per valutare in modo rigoroso il comportamento delle amministrazioni pubbliche». La Civit, chiave di volta della riforma Brunetta, da luogo scova-fannulloni si configura sin dall´inizio ne più ne meno che come un personale cenacolo dell´ex ministro. A confermarlo, Pietro Micheli. Che della Civit è stato commissario e che ha lasciato la funzione proprio perché in disaccordo con la gestione clientelare dell´organo di valutazione. Anche qui, parole che non lasciano spazio a dubbi: «Dei cinque commissari nominati inizialmente, uno era stato il capo di gabinetto di Brunetta», ovvero l´attuale ministro Patroni Griffi. Inoltre, «c´erano consulenti del ministero e la vice capo gabinetto». E il presidente, Antonio Martone, «è un amico personale di Brunetta». Insomma, conclude Micheli, «sembrava di essere a una cena tra amici».