Luca Delli Carri, Rolling Stone marzo 2012, 2 marzo 2012
Quegli anni folli con Andy (Warhol) – «Era facile amare Andy, perché era molto divertente e curioso e interessato agli altri
Quegli anni folli con Andy (Warhol) – «Era facile amare Andy, perché era molto divertente e curioso e interessato agli altri. Metteva la gente a suo agio, faceva domande, si trasformava in fan dei suoi fan. Oh Gee, diceva sempre, you are so great... Penso che, entrando nella sua mente, noi avremmo visto il desiderio di ritrarre tutti, intervistare il mondo intero per capire com’era la vita veramente. Perché, in fondo, Andy era molto filosofico, in un modo non intellettuale e molto primitivo. E questo è alla base della pop art. Amava le silly things, le cose un po’ fatue, pensava che tutto dovesse essere sempre intrattenimento, che bisognasse essere fast, easy, cheap and modern. Questo era il modello: fast, easy, cheap and modern». Il 22 febbario di 25 anni fa, all’età di 58 anni, moriva Andy Warhol, che dopo Pablo Picasso è ritenuto il più importante artista del ’900, e senza dubbio ne fu il più eccentrico e visionario. Poche persone lo hanno conosciuto meglio di Bob Colacello. Che ora è seduto su una poltrona di velluto rosso sulla terrazza del Montauk Yacht Club a East Hampton, dove vive. E sera. Sale il chiacchiericcio degli invitati al party che si sta svolgendo al piano sottostante e il tintinnare dei bicchieri nei brindisi. Lui ha chiesto dell’acqua, perché è astemio. L’informazione ha il suo peso, dato che Bob ha attraversato un periodo piuttosto "spinto": New York, fine anni ’70-primi ’80. All’epoca era sulla cresta dell’onda: come amico e braccio destro di Andy Warhol e anche come responsabile del magazine Interview. Dopo aver lasciato la Factory nel 1983 «ed essersi salvato la vita», come spiega l’amica comune che ci ha fatti incontrare, è diventato collaboratore di Vanity Fair Usa e ha scritto due libri importanti: Holy Terror: Andy Warhol Close Up e Ronnie and Nancy: Their Path to the White House 1911-1980. A 65 anni, è oggi uno dei più influenti giornalisti americani. E la persona giusta cui chiedere qual è, se c’è, l’eredità di Warhol. Lei ha conosciuto Andy nel 1970 e ha lavorato con lui fino al 1983. Che epoca è stata? In un certo senso, gli anni ’70 sono stati il periodo m cui è avvenuto ciò di cui si è parlato nei ’60. Rivoluzione sessuale, liberazione gay, movimento delle donne, cose che sono avvenute dopo lo scoppio dello scandalo Watergate e dopo la fine della guerra del Vietnam, che dal ’73 improvvisamente non è più esistito e ci ha fatto sentire liberi. Noi eravamo la Baby Boom Generation, quella nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, e negli anni ’70 eravamo al college, all’università, cominciavamo a lavorare. Sapevamo tutto del Vietnam e anche della corruzione di Nixon, cose che ci avevano resi molto cinici. Tutto il periodo che va dall’assassinio di Kennedy nel 1963 all’impeachment di Nixon nel 1972-74, dominato dalla guerra del Vietnam e dal cinismo seguito dalla morte di Kennedy, improvvisamente ebbe fine, scomparve... Dopo, la gente aveva voglia solo di divertirsi, ballare, godersi la vita, ribellarsi, riscoprire il materialismo, essere hippy, prendere droghe... Nacque un movimento che potremmo definire reazionario, in quanto incoraggiava il consumismo. Dalla metà degli anni ’70 videro la luce nuovi stilisti come Armani, Versace, Valentino... e Yves Saint Laurent diventò molto grande. Era una vita edonistica sotto tutti gli aspetti: dal lusso alla sessualità. E stato un periodo abbastanza pazzo. Se lo giudichiamo oggi, per la storia dell’America e dell’Occidente sono stati anni di declino, il suicidio della civilizzazione, in quanto la gente non credeva più in nulla. E ci fu una reazione a questa predominante cultura pop, a questa cosa che assomigliava alla decadenza dell’Impero romano: nacquero i fondamentalismi cattolici, musulmani, ebraici, indù. Cioè qualcosa che riguarda tutti, ancora oggi. Non so quale sia stata l’influenza di Andy su tutto questo. Lui disse che in futuro chiunque avrebbe avuto 15 minuti di notorietà. E lo disse nel 1963. Ma il Watergate scoppiò grazie al Washington Post, non al Congresso. Il processo a Nixon venne fatto dai media, e da quel momento i media divennero sempre più onnipresenti e sempre più potenti. Quando Andy disse che chiunque avrebbe avuto il suo quarto d’ora di notorietà, lo disse in un’epoca in cui non c’erano ne videocamere ne televisioni via cavo. Ora, con la tv e il web la nostra è diventata una cultura totalmente narcisistica ed esibizionistica, esattamente tutto quello che Andy amava! Lui ebbe la capacità di comprendere in profondità quello che sarebbe accaduto. E una cosa molto triste, ma Chelsea Girls o gli altri film di Andy straripano di persone che vivono la loro sessualità e il loro fanatismo per le droghe di fronte alla cine presa... che è esattamente quello che sta avvenendo oggi, con Twitter e Facebook. Non è una bella fotografia quella che ci presentò Andy. Se guardi Chelsea Girls, vedi questa gente che apparentemente si diverte, ma sta distruggendo se stessa. Penso che l’arte di Andy abbia il valore che ha, perché lui profetizzava quello che sarebbe avvenuto a livello culturale, che non era necessariamente una cosa positiva. Anche le persone che Andy sceglieva di ritrarre, come Liz Taylor, Marilyn Monroe, Jackie Kennedy, erano tutte figure deprimenti: erano glamorous ma anche messe piuttosto male, pensiamo alla Kennedy dopo l’assassinio del marito. Anche Andy era molto depresso. Era molto solo e infelice circa la sua situazione personale e anche circa il suo aspetto. Era ossessionato dalla bellezza, avrebbe voluto essere bello e non poteva esserlo, perciò si circondava di tutta questa estetica e amava avere intorno a sé begli uomini e belle donne. Se con la sua arte Warhol ha presentito il futuro, qual è la fine della storia? Non penso che la storia sia. ancora finita, ma non penso neanche che ci sarà una happy end. Non so. L’ultima serie di dipinti che Andy realizzò fu The Last Supper. Una banca di Milano, che aveva la sede di fronte alla chiesa dove è conservato il dipinto, gli chiese di interpretare l’Ultima cena di Leonardo. Andy lo fece, ma poi fece anche altro. Prese la testa di Cristo dal dipinto e la ripeté 112 volte, in giallo brillante sullo sfondo nero. E questo è realmente un dipinto religioso. Negli ultimi tempi Andy aveva anche ricominciato a disegnare a mano, come faceva all’inizio della sua carriera. Era come se avesse capito di essere alla fine, e avesse deciso di tornare alle origini, al contesto religioso cattolico in cui era cresciuto. Non so... Io penso che nel lavoro di Andy ci fosse un presentimento, come se qualcosa di terribile stesse per accadere. Ad esempio, i suoi colori non erano mai puri. Anche il verde o il rosa non erano mai puri, lui ci metteva sempre un po’ di nero: quando li guardi da vicino non sono più così brillanti come sembrano da lontano. E il suo usare l’oro e l’argento, che sono colori bizantini... E difficile parlare di preveggenza, eppure... Guarda Madonna, Lady Gaga, Paris Hilton: avrebbero tutte potuto essere nei film di Andy degli anni ’60. Era così importante l’aspetto religioso per Warhol? Sì. Andy non era un cattolico romano, era un cattolico bizantino, un cattolico dell’Est, cresciuto in una chiesa di Pittsburgh che assomigliava a una chiesa russa o greca, orfano di padre e con una madre forte e molto religiosa. Marilyn, Elvis e Jackie erano icone americane, della cultura secolare americana, ma erano anche figure... mistiche. La gente aveva visioni di Elvis come altri avevano visioni di Gesù Cristo, della Vergine Maria o di Fatima. Se Warhol, alla fine, almeno in senso artistico, è tornato alla religione, si può dire che per lui era lì la salvezza? E una domanda molto pesante. Se guardiamo a all’Ultima cena, lì si parla della morte di Cristo. Quello che avviene dopo la sua morte è la resurrezione, ma prima c’è la crocifissione... L’11 settembre potrebbe essere la crocifissione dell’America, e di tutto il mondo occidentale. Qualche giorno dopo arriva una mail di Bob, nella quale ringrazia dell’intervista. Termina così: "All best, Bob C (for conservative not cocaine!)"