Francesco Arcucci, ItaliaOggi 01/3/2012, 1 marzo 2012
Poche norme? No, erano sbagliate – Si dice che il sistema bancario italiano, dalla foresta pietrificata che era fino al 1993, ha subìto dei grandi cambiamenti che, in generale, sono noti in Italia
Poche norme? No, erano sbagliate – Si dice che il sistema bancario italiano, dalla foresta pietrificata che era fino al 1993, ha subìto dei grandi cambiamenti che, in generale, sono noti in Italia. Meno noti invece sono gli sviluppi intervenuti nel sistema bancario del paese più importante del mondo e cioè degli Stati Uniti. Vediamoli insieme. Fino agli anni 1930 il sistema bancario americano era caratterizzato da banche di tipo universale, sia pure poco articolate territorialmente, ma con la Grande Depressione, di fronte ai numerosissimi fallimenti bancari, venne introdotta la legge Glass-Steagall (1932) che separava le banche commerciali operanti prevalentemente nei prestiti e le banche d’investimento operanti soprattutto nell’attività di consiglio e nel campo dei titoli. Le banche commerciali, che raccoglievano depositi a breve presso il pubblico, da un lato, erano assicurate presso la Federal Deposit Insurance Corp. e, dall’altra parte, potevano accedere al finanziamento di ultima istanza presso la Federal Reserve: a fronte di questi «vantaggi» erano soggette ad una regolamentazione e ad una vigilanza severa. Le banche d’investimento invece (di cui le principali negli ultimi decenni furono Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Bear Stearns e Lehman Brothers) erano scarsamente regolamentate. Il loro funding era assicurato attraverso il mercato interbancario, il mercato delle commercial papers e con altri strumenti che escludevano il deposito dei privati. Oltre a essere regolamentate in misura minore non potevano accedere al credito della Banca Centrale. Come si vede quindi una struttura di «vantaggi e svantaggi» per i due gruppi di banche molto ben equilibrata. Questa situazione andò avanti fino al 1999 allorché, per effetto del lobbing esercitato dalle banche stesse, fu approvata la legge Gramm-Leach-Bliley che cancellò nei fatti la separazione prevista dal Glass-Steagall Act. A questo punto, le banche d’investimento continuarono a restare sostanzialmente non regolamentate, mentre le banche commerciali, come Citigroup e Bank of America, si comportavano come banche d’investimento, nonostante potessero accedere al credito della Banca Centrale. Con la crisi finanziaria scatenata dal crollo dei mutui sub-prime, le banche d’investimento subirono una corsa al ritiro dei depositi istituzionali ed, essendo molto esposte dal lato dell’attivo, si trovarono a mal partito: il loro modello di business presentava un grande difetto in tempi di crisi finanziaria e così, di fatto, crollarono. La Lehman Brothers subì il noto collasso, la Bear Stearns fu salvata dalla J.P. Morgan, la Merrill Lynch fu acquistata dalla Bank of America, la Morgan Stanley fu salvata da una delle tre grandi banche giapponesi, il Mitsubishi UFJ Financial Group e la più importante di tutte, la Goldman Sachs, ricevette una provvidenziale iniezione di capitale da Warren E. Buffett con la sua Berkshire Hathaway. A questo punto, Morgan Stanley e Goldman Sachs chiesero e ottennero di essere regolamentate come banche commerciali per poter accedere al credito della Banca Centrale. Era chiaro quindi che il modello di attività bancaria consistente nell’investment banking era scomparso. Tuttavia alcuni nuovi gruppi finanziari, in particolare quelli facenti capo ai grandissimi private equity (Blackstone Group, KKR e Apollo Global Management), si stanno trasformando, essendo scarsamente regolamentati, in banche d’investimento. Mentre cioè Goldman Sachs e Morgan Stanley sono diventate banche commerciali, e quindi strettamente regolamentate, questi nuovi competitors agiscono nuovamente in un’ottica scarsamente regolamentata. È logico quindi che Goldman e Morgan Stanley stiano considerando la possibilità di rinunciare al loro status di banca commerciale (con i suoi innegabili vantaggi sul piano della raccolta e del sostegno della Banca Centrale) per ritornare a occuparsi dell’attività bancaria d’investimento evitando quindi che quest’ultima venga monopolizzata dai nuovi grandi players che non hanno attraversato la crisi finanziaria che ha colpito le banche d’investimento americane.