Giusi Fasano, Corriere della Sera 01/03/2012, 1 marzo 2012
META’ PASSEGGERI RESTA IN VACANZA —
La notizia è che la maggior parte dei passeggeri che ha vissuto a bordo della Costa Allegra tre giorni «difficili», per usare un eufemismo, ha deciso di continuare la vacanza come se niente fosse. Oggi si sbarca, riposo, aria condizionata, terraferma, e da domani è di nuovo mare, atolli e snorkeling alle barriere coralline.
È stata la stessa Costa Crociere fa sapere che sui 627 ospiti incappati in questa disavventura «376 hanno accettato l’offerta di continuare la vacanza alle Seychelles»: due settimane a spese della Compagnia nei resort più esclusivi degli isolotti che i vacanzieri avrebbero visto passandoci davanti in nave, più il rientro in aereo che invece nel programma della vacanza era previsto via mare con arrivo a Savona. I 251 che non hanno accettato l’offerta del Care Team (una squadra di Costa atterrata in elicottero sull’Allegra) si imbarcheranno stasera stessa sui charter per Roma e Milano. E dopo aver finito con la sistemazione dei passeggeri si vedrà come gestire quella degli oltre 400 membri dell’equipaggio.
«Questa emergenza è stata affrontata in modo esemplare» dice il console italiano alle Seychelles Claudio Izzi, «dobbiamo tenerla a mente e prenderla a esempio. Se la maggior parte degli ospiti decide di continuare la vacanza — ragiona — vuol dire che per quanto a bordo fossero in condizioni di grande difficoltà la situazione non è stata disastrosa. E questo è merito di un buon intervento».
Sono stati giorni frenetici come non se n’erano mai visti, sull’isola di Mahé. E il timore che qualcosa vada storto all’ultimo momento in una specie di corsa all’accoglienza perfetta, rende nervosi. «Non c’è niente da guardare» si spazientisce l’agente davanti al porto di Victoria, «là in fondo stanno lavorando e senza permesso speciale non si entra». Tocca aspettare l’arrivo della Costa Allegra per avere quel permesso e il diritto di curiosare sulla banchina del porto dove in mattinata, dopo un giorno di deriva e due di traino, la nave senza più motore potrà finalmente attraccare.
Alle sei del pomeriggio di ieri (tre ore meno in Italia), nell’area aeroportuale di questa capitale che è fra le più piccole al mondo, è tutto un vivai di camion e macchine di servizio. Oltre la barriera, nascosti dagli edifici, ci sono operai che montano le tensostrutture del centro medico di prima assistenza, ce ne sono altri impegnati a delimitare aree e passaggi per guidare il flusso di gente che verrà mentre lontano dal porto qualcuno chiama a raccolta infermieri e dottori per il momento dello sbarco. Qualcun altro si occupa di pasti e bevande da distribuire, altri ancora del trasferimento in pullman dei 1.049 a bordo. C’è chi controlla gli ultimi dettagli del luogo in cui le «autorità dell’isola», compresi rappresentanti della presidenza della Repubblica, incontreranno giornalisti arrivati da ogni dove perché sappiano che le Seychelles in questa storia non ha fatto soltanto il possibile. Di più.
E chissà se all’incontro ci sarà anche il ministro locale dei Trasporti che ieri se l’è presa con i francesi del peschereccio d’altura Trevignon, quello che ha agganciato l’Allegra in mezzo all’Oceano e l’ha trainata fino alla costa. «Hanno rifiutato l’intervento dei due rimorchiatori arrivati dalle Seychelles» si è lamentato il ministro Joel Morgan. «Se non li avessero esclusi — ha aggiunto — la nave sarebbe arrivata con 10-12 ore di anticipo perché era importante non far vivere ai passeggeri altre ore senza corrente elettrica e aria condizionata». Come dire: hanno voluto l’esclusiva del salvataggio a scapito di chi stava a bordo. «E di questa situazione — ha concluso Joel Morgan — le autorità delle Seychelles non sono per nulla contente».
Dalla Compagnia smentiscono che i rimorchiatori avrebbero accorciato i tempi e parlano di una scelta che ha privilegiato e garantito, semmai, «il viaggio più liscio possibile». Anche perché i problemi a bordo sono già più che sufficienti, come ricorda Alain Derveute, il capitano della Trevignon che per due giorni ha avuto alle spalle l’ombra dell’Allegra, gigante con le mille finestre di vetro.
«A bordo dell’Allegra le condizioni di vita sono difficili: non c’è elettricità e il caldo è soffocante e abbiamo visto più volte gli elicotteri che passano a portare generi di prima necessità». Ma il viaggio, appunto, fila liscio: «Le correnti sono favorevoli, il mare è calmo e si procede alla velocità di circa 5 nodi» ha spiegato al Tgcom24. «Siamo in due ad alternarci al timone, perché per sicurezza abbiamo deciso di escludere il pilota automatico». Pausa. «Certo» conclude «che è un fatto eccezionale». Lo dicono anche alla Costa: il secondo «fatto eccezionale» in meno di due mesi.
Giusi Fasano