Benedetta Argentieri, Corriere della Sera 01/03/2012, 1 marzo 2012
«CHE FATE QUI? POI UN PUGNO. COSI’ SIAMO STATI AGGREDITI» —
Aggrediti, malmenati, minacciati. Telecamere prese a calci, l’auto danneggiata e sequestrata. Così come documenti e telefonini. E poi tanta paura. Questo è quanto accaduto a tre operatori di H24 e CorriereTv al presidio di Bussoleno, dove da lunedì il movimento No Tav ha occupato l’autostrada con le barricate. La troupe ha filmato le proteste, le tensioni sulla A32. E ha ripreso il ragazzo con la barba che a un carabiniere ha detto: «Ehi pecorella, vuoi sparare?». Frasi diventate un caso.
I tre collaboratori sono arrivati allo svincolo di Chianocco intorno alle undici in una giornata quasi primaverile. Nonostante il sole, la tensione era palpabile. Gli incendi della notte precedente a tre auto dei manifestanti non hanno aiutato. Così come un gruppo di antagonisti, per lo più anarchici, arrivati la sera precedente. In altre parole il clima era pessimo. Soprattutto nei confronti dell’informazione, dei giornalisti, dei fotografi. Tanto che i tre operatori avevano deciso di non tirare fuori la telecamera, «meglio evitare, per ora non succede nulla». Così si sono allontanati, hanno preso le auto per andare a distendersi al sole su un prato vicino, in attesa di fare una diretta con il «Corriere.it».
A mezzogiorno, alcuni ragazzi dall’autostrada li hanno notati, hanno cominciato a gridare: «C’è la Digos che ci sta ascoltando con i microfoni direzionali». Si sono infilati i cappucci, le sciarpe e con alcuni valligiani hanno raggiunto le auto. In una quarantina li hanno circondati. «Che cosa fate qui?». La risposta: «Siamo di un’agenzia televisiva». Ancora: «Siete poliziotti, ci state spiando». «Non è vero siamo operatori di CorriereTv». Hanno aperto il furgone, hanno visto le telecamere con il logo del giornale. Le attrezzature satellitari. E un kit di emergenza, fornito dall’agenzia a tutte le auto, nel quale c’è anche una sirena, un lampeggiante blu. Spintoni, intimidazioni. Anche un pugno in faccia a uno dei tre. Si sono fatti consegnare le carte di identità, due telefonini e le chiavi del pick up bianco a cui hanno sgonfiato le ruote. I tre sono poi riusciti a scappare sull’altra auto. Direzione: albergo a Susa.
Dall’alto alcune televisioni hanno filmato la scena. La notizia ha cominciato a girare. Alberto Perino, leader No Tav, accompagnato da un’altra persona si è presentato all’hotel per parlare con gli aggrediti. Riportare i documenti e un cellulare. «Pensavamo che volesse solo chiederci scusa», hanno spiegato i tre collaboratori di H24. E invece è cominciata una sorta di trattativa. «Voi avete sbagliato», ha continuato a ripetere Perino. «Non potevate stare lì, perché avevate il lampeggiante in auto?». E di nuovo: «Non avete il naso rotto, dovete spiegare in conferenza stampa». Ma i tre non hanno tentennato: «Noi non vogliamo apparire. È vero che non siamo stati feriti, ma l’unico nostro obiettivo è quello di andare via dalla Val di Susa». La versione dei cameramen viene poi pubblicata da «Corriere.it». Non hanno fatto in tempo a vederla online. Nonostante lo sgombero dell’autostrada, gli scontri e i blocchi, sono partiti. «Abbiamo fatto il giro dall’Alta valle. Per noi questa è un’esperienza chiusa, non torneremo mai più».
Benedetta Argentieri