Diego Gabutti, ItaliaOggi 29/2/2012, 29 febbraio 2012
Il mondo non obbedisce né ai pessimisti né agli entusiasti – «Berlusconi è stato salvato ancora una volta dalla prescrizione», ostenta di scandalizzarsi Tonino Di Pietro dopo la sentenza sul Processo Mills
Il mondo non obbedisce né ai pessimisti né agli entusiasti – «Berlusconi è stato salvato ancora una volta dalla prescrizione», ostenta di scandalizzarsi Tonino Di Pietro dopo la sentenza sul Processo Mills. Berlusconi è stato cioè salvato dalla legge, anzi dalla Legge, e forse persino dalla LEGGE, che l’ex magistrato (salvo quando la giustizia corre in soccorso dei suoi nemici) in genere ha sempre esaltato esclamando: «Carta canta». * * * «Il mondo non va da nessuna parte, né secondo l’accezione dei vecchi ottimisti progressisti né secondo quella dei vecchi pessimisti reazionari. Non sta diventando l’Eroico Nuovo Mondo, come lo chiama il signor Aldous Huxley, con orrore, non più di quanto sia incamminato verso la Nuova Utopia come la chiama il signor H.G. Wells, con gioia. Il mondo è come lo videro i santi e i profeti, non va né meglio né peggio. Il mondo fa sempre e soltanto una cosa: traballa» (Gilbert K. Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere, Lindau 2012). * * * All’ultimissimo istante, quando sarebbe bastato dire «colpevole» oppure «innocente», e che poi se la vedesse qualche altra corte di giustizia, hanno preferito dire «prescritto». Un giudizio né caldo né freddo, né carne né pesce. È come se al momento di saltare l’ostacolo l’atleta fosse preso dal panico e puntasse i piedi. «Prescritto»: un processo durato dieci anni, migliaia d’udienze, impettiti no comment intimati ai giornalisti troppo invadenti e poi, al dunque, è tutto qui, la prescrizione. Una montagna d’atti giudiziari e di verbali d’interrogatorio che alla fine ha partorito il topolino della «mezza giustizia» di cui ha parlato (esultando, ma fingendo d’essere affranto) la Buonanima. * * * Magari un’intera riforma della giustizia è troppo. Ma almeno una mezza riforma della «mezza giustizia» si potrebbe anche provare a farla! D’accordo: mezza magistratura, mezza maggioranza e praticamente tutti i mezzibusti non vogliono neppure sentirne parlare. Ma bisogna osare: il fine è giusto, ciò che autorizza l’uso di qualsiasi mezzo o mezzuccio. * * * Anche Pier Luigi Bersani, come la Buonanima, è sempre sotto giudizio (se non in tribunale almeno nei ranghi del suo partito) e anche lui non può mai fare conto su un giudizio chiaramente espresso. Per questo, allora, perché se ne intende e sa di che cosa parla, ha consigliato alla Buonanima, da imputato a imputato, di correre i suoi rischi rinunciando alla prescrizione. Meglio farla finita subito e una volta per tutte che vivere nello spavento. * * * Bersani dimentica, però, che anche il grande, glorioso e giusto partito comunista italiano, che solo così scampò alle devastazioni di Tangentopoli, godette di prescrizioni. Glielo ricorda Bobo Craxi fu Bettino quando dichiara che «il caso giudiziario di Berlusconi è prescritto, quello politico archiviato, più o meno com’è accaduto al Pci e ai suoi capi, prescritti nel 1989». Non risulta che all’epoca, pur dichiarandosi innocenti, i leader del partito filosovietico in Italia abbiano rinunciato alla prescrizione. * * * Oggi la Buonanima, con la prescrizione in tasca, si pavoneggia nel Giaccone di Putin. All’epoca, quando le prescrizioni miracolavano loro, i capi del partito comunista festeggiavano indossando un giorno il Colbacco di Leonìd Il’ìc Brènev, il giorno dopo la Pelliccia d’Astrakan di Michail Sergeevic Gorbacëv. * * * «Per mantenere l’indipendenza non dobbiamo permettere che i nostri governanti ci opprimano con un debito perpetuo. Dobbiamo scegliere tra parsimonia e libertà da una parte e sperpero e servitù dall’altra. Se c’indebiteremo al punto da dover tassare il cibo e le bevande, i beni di prima necessità e le comodità, il lavoro e i divertimenti, le nostre vocazioni e la nostra fede finiremo [per] lavorare sedici ore su ventiquattro e cedere al governo i guadagni di quindici di esse per finanziare o debiti e le spese correnti» (Thomas Jefferson a Samuel Kercheval, 12 giugno 1816, cit. in Angelo M. Codevilla, Classe dominante, Grantorino libri, pp. 130, euro 20,00). * * * Michele Emiliano, ex magistrato, sindaco di Bari, denuncia (1) l’inettitudine del segretario democratico Pier Luigi Bersani, che «non ha saputo rinnovare il Pd», e (2) indica nel Caro Leader il «responsabile del disastro economico». Siamo a un pelo dall’apocalisse. Come salvare il mondo? Con una «lista civica nazionale» presieduta dal segretario nazionale della Fiom-Cgil Maurizio Landini (e magari anche un po’ da lui, Michele Emiliano). * * * Non è per insistere col look, ma mentre a Mosca migliaia di cittadini russi manifestavano contro Vladimir Putin e il suo regime, concordemente rubricato tra i più «boia» del pianeta, a Milano la Buonanima festeggiava la sentenza di prescrizione nel Processo Mills («mezza giustizia è fatta», alegher) indossando, ripetiamo, il Giaccone di Putin. Che sarà anche un bel giaccone. Ma che non è il massimo dell’eleganza per uno che fino a ieri, prima di passare a miglior vita, governava un paese liberaldemocratico fino a prova contraria.