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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

«Troppi politici nei teatri Alla lirica servono manager» - È la cantante italiana - mezzo­soprano per l’esattezza - più nota al mondo

«Troppi politici nei teatri Alla lirica servono manager» - È la cantante italiana - mezzo­soprano per l’esattezza - più nota al mondo. Dici Cecilia Bartoli a New York, Singapore, Sydney o Stoccolma e in tanti sanno chi sia. Il segreto del successo? Si parte dalla materia prima, l’ugola. A questa si aggiunge l’istinto im­prenditoriale. Perché la Bartoli sa sempre dove, quando e cosa can­tare traendo, poi, la massima red­ditività. In Italia canta poco o nien­te. Lei spiega che la contattano tar­di, quando in agenda non c’è più un buco. In realtà la Bartoli appli­ca un tariffario che sbianca i visi, cachet sui quali non ama discute­re: prendere o lasciare. Ha detto sì Roma, la città dove è nata, nel 1966, e cresciuta. Qui, al Parco del­la Musica, il 5 aprile terrà l’unico concerto italiano del 2012,l’ha in­vitata l’Accademia di Santa Ceci­lia. In programma, vi sono le arie del suo penultimo cd Decca, Sacri­ficium , incisione che le ha guada­gnato un Grammy. La Bartoli è nel­la top ten degli artisti di classica. E la Decca se la tiene ben stretta. Con Sacrificium è andata a sco­vare arie di castrati. Cosa ci ri­serva con il prossimo cd? «Ci sto lavorando e sarà pronto in autunno. Ma, fino all’ultimo, bocca cucita». Così crea suspense. Lei- del re­sto - potrebbe scrivere un ma­nuale sulla gestione di una car­riera. «Mi è sempre piaciuto creare programmi innovativi e originali. L’ho fatto per me e quando da Sali­sb­urgo mi hanno offerto la direzio­ne artistica del Festival di Penteco­ste ( ndr 25-28 maggio) ho accetta­to al volo». Sarà la prima donna a dirigere il Festival più chic d’Europa. Prima di lei c’erano Muti e von Karajan. Bel colpo. «Il fatto di subentrare a soli uo­mini, per giunta direttori, e che di­­rettori, mi fa un certo effetto. Am­metto ». A Salisburgo inviterà l’altra di­va del momento, Anna Ne­trebko. Ma un tempo le dive non bisticciavano? «Invece noi ci frequentiamo. Ha una bellissima voce quindi la volevo al mio Festival. Ci saranno solo i migliori direttori e cantanti, artisti che poi non esportano lo stesso programma altrove: ho chiesto l’esclusiva.Altrimenti che Festival sarebbe». C’è anche una bella rappresen­tanza italiana. «Credo nel Made in Italy. Noi dobbiamo smetterla di essere esterofili. Dobbiamo credere di più nelle nostre possibilità». Però lei ha un sito in quattro lin­gue, escluso l’italiano, e vive a Zurigo da anni. «Mio marito è svizzero e lavoro spesso per il teatro di Zurigo». Vero che tornerà alla Scala fra il 2013 e 2014? «Sono in corso le trattative per un’opera. Si sta discutendo pro­prio sul titolo». Se le chiedessero di dirigere un teatro o festival italiano? «Accetterei ma a certe condizio­ni ». Sentiamo. «Un giorno il direttore Sinopoli mi disse che gli avevano chiesto di condurre il teatro di Roma. Lui era disposto, ma a patto che potesse li­cenziare tutti riprendendo gente nuova ripartendo da zero. Proba­bilmente la strada è proprio que­sta: fare un po’ di pulizia generale. Purtroppo ci sono troppi diritti ac­quisiti, meccanismi che non fun­zionano ». Magari i teatri dovrebbero es­sere condotti con maggior spi­rito manageriale, non crede? «Ha detto bene: i teatri hanno bi­sogno di veri manager. Abbiamo visto troppi politici che non aveva­no idea di come si dirige un teatro. Questo ha creato grossi deficit». Che tipo di sovrintendente ha in testa? «Come si è detto, deve avere co­noscenze manageriali. Poi deve essere il primo ad arrivare in tea­tro e l’ultimo ad andarsene. Solo così, con una presenza assidua, si riesce ad avere la situazione sotto controllo risolvendo i problemi di volta in volta». Facciamo un nome, un esem­pio in carne ed ossa. «Alexander Pereira. È stato a Vienna, quindi a Zurigo renden­d­o il teatro veramente internazio­nale, ora a Salisburgo. È un mana­g­er e in più ama e conosce la musi­ca ». Cosa sente di dire, in tema di te­atro d’opera, al nuovo Gover­no? «Che i problemi della lirica non si risolvono chiudendo, ma apren­do i teatri. Il resto è un mantra: più musica nelle scuole per creare il pubblico del futuro».