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 2012  febbraio 29 Mercoledì calendario

È l’era del diamante, il bene rifugio che sorpassa l’oro - La crisi ci porta nell’età del dia­mante

È l’era del diamante, il bene rifugio che sorpassa l’oro - La crisi ci porta nell’età del dia­mante. Ovvero del bene rifugio che sta prendendo il posto del­l’oro. Il rendimento annuo, come si vede nel grafico che confronta il trend con l’andamento dei prezzi dell’oro e dell’inflazione, è costan­te ma con delle punte nel tempo: 3,87% nel 2006, 4,06% nel 2007; 6,71% nel 2008; 2,06% nel 2009, 3,14%nel 2010 e 5,15%nel 2011. In­somma, meno ballerino dell’oro e più stabile dei titoli a rischio spread, il diamante sta conoscen­do una seconda giovinezza che lo ha proiettato negli ultimi anni di crisi a stare sempre un punto e mezzo percentuale in più rispetto all’inflazione corrente. Il sorpas­so dell’oro nella dinamica dei prezzi continuerà anche nei pros­simi anni: è questa la previsione di molti analisti, che sottolineano co­me le forniture delle gemme più preziose dovranno tenere il passo con la crescente domanda, prove­nien­te soprattutto dai grandi mer­cati emergenti dell’Asia ( Cina, In­dia e Medio Oriente). Uno studio della Bain ha sottoli­neato che, di qui al 2020, la doman­da di diamanti pare destinata ad aumentare a un ritmo doppio ri­spetto a quella dell’offerta: un pas­so di oltre il 6% (in carati) rispetto al 2,8% del «supply». Già entro il 2015, secondo la Anglo American (gruppo che controlla il principa­le produttore globale di diamanti, De Beers), Cina, India e Medio Oriente passeranno a contare per ben il 40% del consumo mondia­­le, quasi raddoppiando la quota del 2005. I prezzi dei diamanti grezzi, del resto, secondo un indi­ce­compilato dalla società specia­lizzata PolishedPrices.com, sono avanzati del 24% nel 2011 - un rit­mo doppio rispetto a quello del­l’oro - , dopo due annate di pro­gressi superiori al 30 per cento. Se­condo Edward Sterck, analista di Bmo Capital Markets, i prezzi me­di dei diamanti grezzi saliranno nel 2012 di circa il 9% raggiungen­do i 145 dollari al carato, per poi rallentare pur rimanendo in una dinamica positiva. Attenzione, pe­rò, a non confondere i diamanti da investimento con quelli vendu­ti in gioielleria: i primi sono pietre certificate da un unico istituto ri­conosciuto e importate regolar­mente con Iva, i diamanti della gio­ielleria normalmente sono pietre di caratteristiche più basse, co­munque belle per fare gioielli, cer­tificate da enti normalmente lega­ti a realtà commerciali. La reale differenza, però, consi­ste nel servizio dato: i diamanti da investimento hanno una quota­zione ufficiale, un mercato secon­dario e la garanzia della rivendita, mentre i diamanti della gioielle­ria­quando sono stati acquistati di­ventano un gioiello e nessuno ga­rantirà nulla, volendoli rivendere occorrerà trovare qualcuno che se li acquisterà (e che comunque lo farà a metà del valore).L’investi­mento in diamanti è una sintesi tra l’investimento mobiliare che opera su un mercato secondario regolamentato e quello immobi­­liare, con le caratteristiche della fi­sicità e della trasferibilità dei beni. Dal punto di vista del sistema ban­cario, non fa perdere masse, poi­ché l’investitore indirizza una par­te marginale dei propri risparmi, ed essendo un prodotto che pochi istituti propongono, al cliente si può chiedere di utilizzare denaro fresco proveniente da altre ban­che o denaro che non sarebbe sta­to comunque versato sui propri conti. Quanto durerà questa sorta di eldorado? I diamanti sono in esaurimento sulla terra e, quindi, la loro rarità non può che far accre­scere il loro valore giorno dopo giorno, diventando un bene sem­p­re più esclusivo per chi lo possie­de. Dunque: chi può, si affretti.