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 2012  febbraio 29 Mercoledì calendario

«Io e mio fratello Benedetto XVI guardiamo sempre Rex in tv» - San Francesco aveva il lupo, Joseph e Georg molto più umilmente si acconten­tano di Rex

«Io e mio fratello Benedetto XVI guardiamo sempre Rex in tv» - San Francesco aveva il lupo, Joseph e Georg molto più umilmente si acconten­tano di Rex. Divano, telecomando, co­perta sulle ginocchia, e via la sigla: il Pa­pa e suo fratello, se possono, non si per­dono una puntata del commissario a quattro zampe più famoso e tedesco del mondo. «Eravamo abituati a guardare insieme il commissario Rex perché ci piacciono molto i cani. Conosciamo an­che il proprietario del pastore tedesco, il signor Helmut Brossmann, che vive vici­no a Ratisbona». È Monsignor Georg che racconta. Ricordi di due fratelli co­me tanti, uniti da un grande affetto, una famiglia devota, padre commissario di polizia, mamma casalinga, ex cuoca. Fuori la Germania peggiore, gli anni del­la gioventù hitleriana, l’iscrizione in blocco dei ragazzi. La paura. «Non c’era libertà di scelta e il non presentarsi avrebbe avuto certamente delle conse­guenze negative. Mio fratello però non frequentava questi raduni e non si pre­sentava agli appelli. E per questo non be­ne­ficiò più dello sconto sulle tasse scola­stiche ». Georg racconta di una angoscia soffer­ta in silenzio, la peggiore. «Nostro padre considerava Hitler l’anticristo. Sin dal­l’inizio è stato un grande oppositore del nazismo. Capì subito che il nazionalso­cialismo sarebbe stato una catastrofe e che non era solo un grande nemico della Chiesa ma più in generale di ogni fede e di ogni vita umana, ma per non mettere completamente a rischio la nostra fami­glia, consigliò la mamma di aderire al­l’organizzazione delle donne». È un ri­tratto inedito, intimo, quello che esce da My brother the Pope , il libro di memorie di Georg Ratzinger, fratello maggiore di Joseph, teologo, catapultato, suo mal­grado, il 19 aprile 2005, sul soglio di San Pietro. Il volume uscirà a marzo negli Sta­ti Uniti dalla Ignatius Press, a settembre in Germania da Herbig Verlag. Georg na­turalmente continua a chiamarlo «Jose­ph; sennò mi sembrerebbe innaturale». Il Monsignore risponde a decine di do­mande del giornalista storico tedesco Michael Hesemann, che ha lavorato con lui molte ore. Ne escono dettagli di una giornata da Papa: «Prima di ogni udienza si prepara sugli argomenti in questione e il martedì si esercita nel pro­nun­ciare i saluti nelle diverse lingue del­l’udienza generale: vuole evitare errori e vuole essere capito correttamente».In­sieme ricordano, scrivono. Anche di quel giorno, il 29 giugno 1951, quando i due fratelli furono ordinati sacerdoti in­sieme. Le emozioni, le sensazioni. Il sen­so di una vita. Da allora non è cambiato nulla, hanno continuato a condividere molto tempo. Le vacanze, per esempio, sempre insieme, per parlare, per fare bi­lanci ma anche per guardare in avanti. Le telefonate praticamente ogni giorno che affonda le radici in una famiglia tra­dizionalissima. «Eravamo una famiglia molto unita -racconta Georg- Nostro padre era com­missario di polizia, proveniva da un’anti­ca famiglia di agricoltori della Bassa Ba­viera. Mia madre era figlia di artigiani, e prima di sposarsi aveva lavorato come cuoca. Si faceva colazione a casa. Poi ci si vedeva di nuovo a pranzo. Secondo la tradizione bavarese mangiavamo pri­ma una zuppa e poi il piatto principale. Poi si cenava insieme. All’epoca non c’erano né radio né Tv e la sera nostro pa­dre suonava la cetra e cantava canzoni. Poi si andava presto al letto». Poi un aneddoto dal potere quasi profetico. «Nel 1931 un cardinale venne a visitare la nostra cittadina e arrivò a bordo di una limousine nera. Joseph che aveva so­lo 4 anni esclamò: un giorno sarò cardi­nale ». Destino?