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 2012  febbraio 29 Mercoledì calendario

Il censore Saviano imbavaglia chi lo critica - È la stampa, bellezza. Dovreb­be saperlo, Roberto Saviano, do­po tutti gli appelli, le comparsate televisive, i monologhi teatrali, le articolesse chilometriche, le ma­nifestazioni di piazza a favore del­la libertà d’informazione insieme agli evergreen Al Gore e Salman Rushdie

Il censore Saviano imbavaglia chi lo critica - È la stampa, bellezza. Dovreb­be saperlo, Roberto Saviano, do­po tutti gli appelli, le comparsate televisive, i monologhi teatrali, le articolesse chilometriche, le ma­nifestazioni di piazza a favore del­la libertà d’informazione insieme agli evergreen Al Gore e Salman Rushdie. Ha addirittura tenuto una conferenza alla Svenska Aka­demien, l’Accademia svedese dei Nobel sul fatto che la parola è un purosangue che non può essere imbrigliato come un ronzino qual­siasi, deve correre veloce sui prati dello sdegno civile e dell’impe­gno nazional-popolare, e calpe­stare veloce le praterie dell’Esem­pio. Infatti, fedele alla predica, l’eroe dell’antimafia di carta se l’è presa con chi, in terra di camorra, svolge il non facile compito di in­formare. E così ha querelato il sito d’informazione Casertasette.it mandando sotto processo il diret­tore della testata, Biagio Salvati (un eccellente cronista che ai tem­pi riempiva di carte giudiziarie l’ancor acerbo scrittore) e il deca­no dei cronisti di nera casertani Ferdinando Terlizzi. Si è sentita diffamata, la star di Gomorra , da una serie di articoli che il quotidia­no online ha pubblicato da mag­gio a ottobre 2008, quando ormai il bestseller sui Casalesi aveva su­perato i confini nazionali per con­quistare i mercati europei. Cose forti, attacchi violentissimi. Roba da condanna sicura. Eh, sì: il pala­dino della libertà di stampa, ad esempio, non ha digerito il fatto che Terlizzi abbia recensito un li­bro sulla camorra del bravissimo giornalista napoletano Gigi Di Fio­re scrivendo che si trattav­a di un la­voro più fedele alle fonti e ai fatti ri­spetto a Gomorra , che contiene in­vece parecchie vicende inventate di sana pianta. Anatema. E anco­ra: Salvati e Terlizzi dovranno spie­gare com’è che gli è saltato in men­te di scrivere che Sua Eccellenza Saviano aveva difficoltà a trovare casa per motivi di sicurezza, dopo che la stessa notizia l’avevano pubblicata –evidentemente,sen­za ricevere carte bollate – pratica­mente tutti i quotidiani napoleta­ni. Affetto da querelite acuta, Savia­no ha denunciato il direttore e il cronista/commentatore del sito anche per articoli ripresi pari pari da altri quotidiani e soprattutto dall’informatissimo e gettonatis­simo sito Dagospia . La sola deci­sione di riproporli ai lettori di Ca­sertasette. it , secondo lo scrittore, li rende meritevoli di una legnata in un’aula di giustizia. E poco im­porta che, prima o in contempora­nea al sito casertano, gli stessi arti­coli avessero fatto il giro del web e della carta stampata. Così la pros­sima volta imparano a lanciarli nella home page. E il primo che de­ve pagare per omesso controllo è proprio il direttore Salvati, quello che generosamente forniva al car­neade Saviano atti giudiziari e chicche sui Casalesi. La guerra è guerra. La cosa più incredibile di tutta questa vicenda,però,è un’al­tra: a causa della querela di Savia­no è finita sott’inchiesta la perso­na sbagliata. Non già il cronista di giudiziaria Ferdinando Terlizzi, 75enne di Santa Maria Capua Ve­tere, di professione giornalista, ma l’omonimo Terlizzi Ferdinan­do, 35enne di Lodi, postino, che con Casertasette e il mondo di Go­morra non c’entra assolutamente nulla. Eppure, il poverino è rima­sto per tre anni incagliato nel pro­cesso e, solo qualche giorno fa, no­nostante l’opposizione del pm e dei legali di Saviano, il giudice di Milano si è dichiarato incompe­tente accorgendosi dell’errore. Così, la singolar tenzone tra Davi­de e Golia si è s­postata dal capoluo­go lombardo a Santa Maria Capua Vetere dove l’autentico Terlizzi abita e scrive sul blog indigesto al Grande Scrittore. Si attendono ora vibranti ar­ringhe dei nu­mi tutelari (a senso unico) della libertà di stampa. È sa­crosanto difen­dere Corrado Formigli dal ri­s­arcimento­monstre di 7 mi­lioni di euro, ma non guaste­re­bbe una paro­lina di solida­rietà ai piccoli cronisti di provincia che hanno osato scrivere, o riportare cose scritte da altri, sul corregionale Sa­viano. L’ha detto pure San Rober­to: «Si deve continuare a porre le domande. È legittimo non rispon­dere ma impedire di fare doman­de no». Ecco, la domanda è que­sta: chi si schiererà adesso con Ca­­sertasette contro Saviano?