PAOLO COLONNELLO, La Stampa 29/2/2012, 29 febbraio 2012
Un peschereccio traina in salvo la Costa - È calma piatta. Con un’afa opprimente che inizia a rendere insopportabili gli effluvi di ogni genere sprigionati dalla nave, restituendo INVIATO A MAHÉ (Seychelles) nel tremolio di una nebbia leggera l’immagine di un gigante ferito e scintillante sotto il sole, che si muove lentamente in mezzo al nulla dell’Oceano Indiano: non più di 6 nodi all’ora
Un peschereccio traina in salvo la Costa - È calma piatta. Con un’afa opprimente che inizia a rendere insopportabili gli effluvi di ogni genere sprigionati dalla nave, restituendo INVIATO A MAHÉ (Seychelles) nel tremolio di una nebbia leggera l’immagine di un gigante ferito e scintillante sotto il sole, che si muove lentamente in mezzo al nulla dell’Oceano Indiano: non più di 6 nodi all’ora. «La situazione però adesso è serena», fa sapere il comandante Nicolò Alba, un pugliese d’acciaio con anni di esperienza sul mare. È questa la fotografia scattata ieri dagli elicotteristi della Elicopter Seychelles che dalle prime luci dell’alba, partendo dal vicino atollo di Alphonse (20 miglia) hanno cominciato una spola incessante con la nave, non più alla deriva ma ancora a oltre 100 miglia dalla costa di Mahè, l’isola capitale delle Seychelles dove i disperati della Costa Allegra, trainati a turno da un peschereccio oceanico francese, il «Trevignon», e da un rimorchiatore, contano di riuscire ad approdare non prima di domattina. Quando alle 11 e mezzo dell’altro ieri le squadre antincendio sono riuscite finalmente a domare le fiamme che un’ora prima avevano cominciato a divorare gli impianti elettrici del locale generatori di poppa, il comandante della Costa Allegra ha capito che i guai, in realtà, erano appena cominciati. In panne i motori, il timone bloccato, le comunicazioni saltate, gli impianti di condizionamento fuori uso, perfino i bagni non funzionavano più: la crociera da sogno, in pochi istanti si è tramutata in un’odissea. E tra i 636 passeggeri, più i 413 di equipaggio, qualcuno si è reso conto che tutto intorno all’orizzonte non si vedeva che cielo e mare. La «Nave dei Cristalli», come pomposamente veniva chiamato questo ex portacontainer trasformato nel 1992 in un paradiso galleggiante con piscine, toboga ed enormi vetrate, era diventata una gigantesca zattera di lusso maledettamente calda e alla deriva. «Le prime ore sono state terribili» raccontano i messaggi affidati alle rare comunicazioni con l’unità di crisi della Farnesina svolte con i residui di batteria dei telefoni satellitari a bordo della Allegra. Perché quando la nave ha cominciato a riscaldarsi, tutta la magia di questi spensierati villaggi vacanze galleggianti è svanita man mano che scendeva la notte tropicale, mostrando tutti i limiti di un gigante privato dei suoi generatori e senz’altra possibilità di farsi trasportare dalle onde. Con i nove marò della San Marco a bordo innervositi dall’ipotesi, alquanto remota sembra, di un attacco dei pirati che infestano ormai anche queste acque. Appena il comandante ha fatto chiudere le porte tagliafuoco e le paratie antincendio, isolando le sale macchine di poppa e i locali generatori, è scattato l’allarme generale. Alle 18,30 era già buio completo: radunati sui ponti di comando e con i salvagenti indossati, i passeggeri erano pronti a salire sulle scialuppe con la sensazione di essere spersi nel nulla. Qualcuno è stato male, i 12 bambini presenti a bordo (4 con meno di tre anni) per qualche ora si sono spaventati. Ma il comandante Alba ha fatto il suo dovere: già durante l’incendio aveva allertato l’intera nave e con le batterie residue dei telefoni satellitari è riuscito ad avvisare in tempo reale sia la Compagnia Costa che le autorità portuali di Mahè che in poco tempo sono riuscite a intercettare e dirottare verso l’Allegra il peschereccio che intorno a mezzanotte ha raggiunto per primo il transatlantico della Costa iniziando un traino lento ma sicuro. Destinazione Lesroches, circa 120 miglia di distanza, una minuscola isola dell’arcipelago delle Seychelles, con un piccolo aeroporto disponibile. Ma arrivata l’alba e constatato che la spola degli elicotteri e successivamente anche la presenza di un rimorchiatore potevano garantire sufficiente sicurezza e rifornimenti costanti (sono arrivati perfino del pane fresco e 400 torce elettriche) la Costa ha deciso di proseguire fino a Mahè, confortata anche dall’arrivo di una nave militare delle Seychelles che ha issato a bordo un piccolo generatore per l’assistenza e che oggi farà salire 8 tecnici della compagnia più 2 poliziotti locali per iniziare le pratiche di rientro dei passeggeri. Anche a Victoria, davanti al porto cartolina che pigramente attende l’arrivo della nave da crociera, la storia degli ultimi due mesi della compagnia Costa, prima con il naufragio della Concordia davanti al Giglio e adesso con l’incendio della Allegra, tiene banco e sta già diventando leggenda della malasorte. E si sa com’è la gente di mare: due disastri del genere, anche se questa volta non ci sono morti o feriti, gettano subito ombre maligne, per la disperazione degli uomini della Costa che già ieri sono arrivati con 14 persone guidate dal vicepresidente operativo Manfred Ursprunger e hanno avuto subito un incontro con il ministro locale degli Affari interni, Morgan, per fare in modo che i disagi dei 630 passeggeri vengano contenuti al massimo. Uno sforzo che sembra abbia dato i suoi frutti, vista la decisione di sobbarcarsi 48 ore di ulteriore disagio pur di arrivare alla destinazione originaria di Mahè. Dove si stanno attrezzando, con l’apporto fondamentale del console italiano Claudio Izzi, tra il festoso e l’operativo, convogliando qualche mezzo di soccorso e soprattutto organizzando l’accoglienza negli alberghi prima del rimpatrio in aereo che sarà a spese della Costa.