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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

Lei aveva promosso la prima indagine sui comportamenti sessuali degli inglesi già nel 1986. Perché un nuovo studio oggi? «A meta degli anni Ottanta, lo studio del comportamento sessuale era necessario per far fronte all’epidemia di Aids

Lei aveva promosso la prima indagine sui comportamenti sessuali degli inglesi già nel 1986. Perché un nuovo studio oggi? «A meta degli anni Ottanta, lo studio del comportamento sessuale era necessario per far fronte all’epidemia di Aids. Servivano informazioni accurate per calcolare la possibile espansione dell’epidemia. I ricercatori stavano operando al buio, privi di dati solidi sul numero di partner sessuali avuti dagli intervistati, il numero di gay sessualmente attivi, nonché la dinamica della trasmissione. Certo; c’erano studi sui professionisti del sesso e sui maschi omosessuali, ma quando si dovevano raccogliere dati sulla popolazione generale l’imbarazzo era notevole». Nel 1989, la Thatcher bloccò i finanziamenti per questa indagine. Perché? «Per quanto ne sappiamo, la Lady di ferro pensava che le domande fossero troppo invadenti. Resta comunque un fatto curioso che Fex primo ministro britannico, con un trascorso da scienziata, avesse tratto la conclusione, pare, che non avremmo ricavato risposte accurate. E ciò nonostante avessimo svolto un enorme lavoro preliminare per dimostrare la fattibilità, di cui avevamo pubblicato il metodo sulla rivista Nature. È estremamente positivo sapere che la seconda e la terza indagine hanno ricevuto fondi pubblici, e che il dibattito ha fatto passi in avanti». Oltre alle proiezioni sull’Aids, a cosa servono queste indagini? «Le indagini sono rilevanti per molti aspetti della nostra vita. Conoscere a che età avviene il primo rapporto, per esempio, è importante per decidere in quale classe scolastica introdurre l’educazione sessuale. Inoltre, i dati sono stati impiegati nella programmazione dei servizi per la contraccezione e per le malattie sessualmente trasmissibili. Per l’individuo, inoltre, sapere come varia il comportamento nelle popolazioni ha un effetto normalizzante, perché ci aiuta a capire quale percentuale della popolazione è come noi. E si rivela importante anche per il nostro piacere e per la qualità di vita». Ma come si fa a chiedere a una persona se paga per il sesso e ottenere una risposta veritiera? «La chiave di tutto è come poni le domande: per esempio usando un linguaggio comprensibile, ma che non urti la sensibilità. Abbiamo capito che è meglio usare i termini medico-anatomici, piuttosto che il linguaggio comune. E poi noi non poniamo domande sulla loro identità sessuale, ma sui loro comportamenti. E le ricerche dimostrano che gli intervistati rivelano più volentieri i loro comportamenti reali a patto di non dover spiegarli direttamente all’intervistatore. Proprio per questo ci affidiamo a questionari da compilare». Perché gli uomini dichiarano più partner etera delle donne? Nel secondo Natsal, il numero medio di partner era 12,7 per gli uomini e 6,5 per le donne... «Avevamo intervistato persone tra i 16 e i 64 anni, ma sappiamo che persone coinvolte nel sondaggio avevano partner che superavano quella fascia di età. Gli uomini talvolta si erano separati da un partner quasi coetaneo, per intrecciare spesso un rapporto con un partner più giovane; a differenza delle donne nella fascia più alta di età, destinate a non avere più rapporti sessuali oppure a stabilire legami con partner di età superiore ai 44 anni. E poi per gli uomini è socialmente accettabile riferire di avere avuto molti partner, mentre lo è molto meno per le donne. Forse questi elementi inducono gli uomini ad arrotondare per eccesso, e le donne per difetto. Nella nostra ricerca le differenze tra uomini e donne sono meno marcate, perché siamo scrupolosi nella raccolta dei dati. Quando abbiamo corretto i dati introducendo il mescolamento delle età e avendo escluso dei gruppi, come i professionisti del sesso, le differenze sono risultate molto più basse». Kinsey, negli anni ’40 e ’50, aveva riscontrato che circa il 10 per cento degli uomini era gay. Perché per voi appena il 5,4 per cento degli uomini è gay? «Il contributo di Alfred Kinsey è stato enorme. La sua è la prima raccolta di dati su vasta scala che avesse per argomento il sesso, in un’epoca in cui parlare di contraccezione, controllo delle nascite e della sessualità era difficilissimo. Kinsey ha infranto quel tabù, ed è straordinario, ma se le sue cifre non rappresentano il comportamento della popolazione complessiva, ciò è dovuto al reclutamento degli intervistati: erano rappresentati in eccesso carcerati, mercenari del sesso e altri disponibili a parlare di temi tabù, ma che non erano un campione rappresentativo della popolazione». Perché è così importante il campione? «Chi prende parte volontariamente a questo tipo di interviste ha in genere una vita sessuale più attiva della media. Se diamo retta a queste indagini viene da pensare che la maggior parte di noi abbia avuto dei rapporti prima dei sedici anni, mentre in realtà si tratta di una minoranza. Credo che per i giovani sia molto importante non ricevere una visione distorta della realtà». Che cosa pensa della comunicazione al pubblico dei risultati delle sue indagini? «Se si limita a leggere quello che pubblicano i giornali, la gente pensa che tutti pratichino un sacco di sesso con una marea di gente, e in continuazione. La realtà è invece molto più normale. Le coppie sposate, per esempio, hanno in media un rapporto alla settimana e credo ciò sia rassicurante. I nostri risultati sono citatissimi dai ricercatori, ma a me piace pensare che siano utili anche alla gente comune». Quest’anno intervisterete 15mila persone. Cosa c’è di diverso dalle indagini del 1990 e del 2000? «L’attenzione si sta spostando dalle malattie alla salute sessuale intesa come parte di un benessere più generale. Includiamo persone fra i 16 e i 74 anni, perché il sesso è una parte importante della vita di molte di loro. Vogliamo migliorare la conoscenza della funzionalità sessuale e dell’appagamento e scoprire fino a che punto ci angoscia il desiderio di praticare più sesso, oppure di meno. Misureremo inoltre i livelli di testosterone nella saliva di uomini e donne per stabilire i legami con la libido, il piacere e i differenti comportamenti sessuali». - NIC FLEMING