Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 29/02/2012, 29 febbraio 2012
RIGOROSAMENTE ANONIMO, SUADENTE, SCALTRO ED ELEGANTE: IN CORRIDOIO ARRIVO’ IL LOBBISTA —
Il lobbista prende sottobraccio con la leggerezza di un ballerino russo. Nemmeno te ne accorgi. Senti solo la sua voce suadente e l’odore del dopobarba. Così giovane e subdolo, scaltro e perfettamente in ghingheri. L’abito blu, con la riga ai pantaloni e le scarpette lucide e nere.
Piccoli passi nel corridoio (siamo al terzo piano di Palazzo Madama: ultime decisive ore in commissione Industria, il decreto sulle «liberalizzazioni» rovesciato e analizzato punto a punto).
«Sui giornali ci state descrivendo come demoni capaci di incidere, spostare, influenzare...».
Non è forse vero?
«Vede, noi siamo qui per dare consigli. Piccoli e, talvolta, preziosi consigli».
Lei per chi lavora?
«Oh, mio caro amico, non posso dirglielo».
E perché?
«Guardi qui: cosa c’è scritto sul mio "passi"?».
Ospite.
«Ecco, appunto: io sono un ospite. Solo un anonimo ospite».
Chi la invita?
«Beh, lei capisce che...».
A questo punto il lobbista ha come un sussulto, una scossa, e così non finisce la frase, anzi si stacca brusco, scatta verso il senatore del Pd Gian Carlo Sangalli, industriale ed ex sindacalista, un omone alto che si volta e, un po’ ironico un po’ sprezzante, dice: «In ansia, eh?».
Pacca confidenziale del lobbista sulla spalla del senatore.
Smorfia complice del lobbista.
Sospiro del lobbista.
«Posso sperare, senatore, che nelle prossime settimane...».
«Stia tranquillo: abbiamo fatto il possibile e nell’interesse di tutti».
«Grazie, senatore, grazie davvero... Anzi, colgo l’occasione per invitarla a un convegno che...».
Adesso il senatore Sangalli è appoggiato al muro. Insieme ascoltiamo la piccola conferenza stampa tenuta dal suo collega di partito, Filippo Bubbico.
Senatore Sangalli, chi era il lobbista di poco fa?
«Mmm... Credo fosse il rappresentante di un istituto bancario».
E su cosa voleva essere rassicurato?
«Vede, il lobbista cerca di tutelare gli interessi dell’azienda che rappresenta. In queste ore, qui, sono venuti in tanti...».
Tipo?
«Tipo che ci sono i rappresentanti dell’Abi, ma anche di varie assicurazioni... poi naturalmente ci sono i farmacisti, i tassisti...».
E vi condizionano?
«In linea di massima, no. Certo, li ascoltiamo: spesso, del resto, suggeriscono persino cose giuste, dal momento che, nel loro campo, sono assai esperti. A noi senatori resta il compito, decisivo, della sintesi».
Sarà.
Pier Ferdinando Casini, l’altro giorno, ha parlato di «assedio indecente». Felice Belisario (Idv) va in giro ripetendo: «Vedo più riunioni nei corridoi, che in commissione». In fondo al corridoio c’è, in effetti, gran fermento. I commessi del Senato stanno pregando i lobbisti di rientrare nella stanza della nona commissione, che gli è stata assegnata.
Non funziona.
Entrano e riescono.
Anche per ragioni tecniche. Tutti dotati di BlackBerry e iPhone, devono poter mandare messaggi ai loro capi. E qui i cellulari prendono solo accanto alle finestre, e le finestre sono sul lato del corridoio.
Una gazzarra. Qualcosa tra un mercato arabo e una fermata di metropolitana.
A un certo punto, arriva una signora distinta, in cappotto nero.
Commesso: «Lei è lobbista?».
«No, io sono la dottoressa Finatti, e rappresento il governo».
Risate.
Passa il senatore leghista Massimo Garavaglia seguito da una decina di lobbisti; ciascun lobbista implora l’inserimento di un cavillo, di una notarella. Lui cammina svelto. Così loro si fermano di colpo e tutti, contemporaneamente, cominciano a telefonare.
Frammenti dei loro discorsi.
«Abbiamo qualche speranza...».
«Non so più cosa pensare!».
«No, accidenti... no no no...».
Delusione. Nervosismo. Attesa. Poi arrivano le facce soddisfatte di Giuseppe Scioscia, di 43 anni, e Massimo Brunetti, di 58. Sono i lobbisti che rappresentano le parafarmacie. E loro sì che sono contenti.
«Un trionfo, per noi. Nel decreto saremo finalmente riconosciuti come farmacisti a tutti gli effetti».
È stata dura?
«Da una settimana siamo qui, a presidiare il corridoio, fino a notte fonda. Ma con noi ci sono quelli dell’Eni, della Snam, lobbisti di Confindustria...».
Torna il lobbista di prima, il tipetto in ghingheri.
«Mi scusi, forse son stato brusco... Dicevamo? Ah, sì... Lei è del Corriere, giusto? Ecco, a proposito: forse lei a Milano conosce...».
Fabrizio Roncone