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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

LA CARICATURA DI CHIARI. MA BONI SI SALVA

Per chi ha profondamente amato Walter Chiari, l’artista più che l’uomo, la biografia interpretata da Alessio Boni è stata una vera sofferenza. Per dire l’accuratezza con cui hanno lavorato gli sceneggiatori: quando viene arrestato nel 1970 dalla Guardia di Finanza per spaccio di droga e portato in carcere, Chiari-Boni grida: «Questa non è giustizia, è giustizialismo». Ora in quell’anno, come attestano i dizionari, con «giustizialismo» si definiva la dottrina politica del presidente dell’Argentina Perón. Ma è tutto così, alla ricostruzione si è preferito la caricatura.
Prodotta da Luca Barbareschi, scritta da Enzo Monteleone, Luca Rossi, diretta dallo stesso Monteleone, interpretata da Boni, Bianca Guaccero, Caterina Misasi, Anna Drijver, Dajana Roncione, la miniserie in due puntate «Walter Chiari. Fino all’ultima risata» è una rivisitazione superficiale e maldestra. E dire che con tutto il materiale di repertorio che esiste su uno dei più grandi entertainer dello spettacolo italiano era quasi impossibile costruire una fiction così brutta. Ci sono riusciti (Raiuno, domenica, ore 21.30).
Sembra che la vita di Chiari sia solo una sfilata di belle donne, la storia di un talento naturale sconfitto dalla dipendenza dalla droga, un ruotare attorno alla figura del figlio Simone. Manca totalmente la dimensione tragica, che oggi forse è l’unica chiave per riscoprire Walter: dietro ai suoi successi c’è un perdente, dietro al genio non c’è soltanto la sregolatezza, quanto piuttosto la solitudine che sgretola ogni certezza. Chiari voleva trasformare la sua vita di tutti giorni in palcoscenico, costretto fatalmente a recitarvi la parte dell’ingenuo maledetto.
L’unico a salvarsi è Alessio Boni, fin troppo, però, sprofondato nella parte.
P.S. Ma, un giorno, vivremo mai in un paese in cui la Rai, il Servizio pubblico, decide che finanziare una casa di produzione di un parlamentare in carica è cosa quanto meno inopportuna?
Aldo Grasso