Corrado Poggi, Il Sole 24 Ore 28/2/2012, 28 febbraio 2012
I «TITOLI SPAZZATURA» PIACCIONO AL RETAIL: COLLOCATI 12 MILIARDI
Sono stati fra le categorie più penalizzate dalla crisi dei mercati, dal «flight to quality», cioè dal riposizionamento sugli asset considerati più sicuri, ma ora i junk bond stanno conoscendo un nuovo momento di grande popolarità. Da inizio anno ad oggi, secondo i dati della società di ricerche Lipper, poco meno della metà dei nuovi fondi della clientela retail è andata a finire nei cosiddetti titoli spazzatura, esattamente 11,8 miliardi di dollari contro i 43,8 miliardi che hanno trovato la strada dei fondi che investono in azioni e i 9,9 miliardi destinati a veicoli specializzati in obbligazioni a livello investimento.
La ragione di questo ritorno di fiamma è da ricercare nella volontà dei risparmiatori di garantirsi rendimenti che non bastino solo a coprire la crescita dell’inflazione. A fronte di uno yield dei titoli di Stato a 10 anni che si aggira attorno al 2% e dell’impegno della Federal Reserve a mantenere il costo del denaro su livelli eccezionalmente bassi, cioè vicino allo zero, almeno fino al 2014, gli investitori stanno dunque cercando una categoria di asset che offra maggiori ritorni pur a fronte di rischi più elevati. In quest’ottica, i junk bond sono considerati la classe intermedia tra le azioni, estremamente volatili soprattutto nel quadro di un’economia globale ancora in chiara difficoltà, e le obbligazioni a livello di investimento, che sono certamente più affidabili ma in cambio offrono rendimenti modesti. Lo yield medio di un bond valutato a livello di investimento è attualmente del 3,47% secondo i dati di Bank of America Merrill Lynch contro il 4,2% di un anno fa e a fronte di un minimo del 3,37% toccato il 24 di gennaio. A paragone il rendimento medio di un junk bond contenuto nell’indice curato da Barclays è del 7,16% contro il minimo del 6,75% toccato l’anno scorso e restano ben lontani gli eccessi da bolla speculativa toccati nel 2007 quando lo spread ricevuto dagli investitori per detenere titoli spazzatura rispetto ai bond americani era di soli 243 punti base contro gli attuali 630. Un chiaro segnale questo che il mercato dei junk bond non è in questo momento vittima di eccessi e ha al contrario smaltito in larga parte la sbornia da credito facile che aveva caratterizzato il biennio prima dello scoppio della crisi finanziaria.
Nel corso degli ultimi tre anni, inoltre, le aziende hanno approfittato del bassissimo costo del denaro per rifinanziare i propri debiti e hanno varato al contempo massicci programmi di riduzione dei costi, onde ridurre sensibilmente la propria esposizione finanziaria. Il risultato è che alla fine del quarto trimestre 2011 il tasso di default a livello globale delle società a livello spazzatura era all’1,7%, pari a soli 36 default nell’arco dell’anno contro i 61 del 2010. Per il 2012 le previsioni indicano solo un lieve aumento delle insolvenze sui titoli di debito con il tasso che secondo Moody’s dovrebbe arrivare al 2,9% entro fine anno, rimanendo dunque su livelli di eccellenza su base storica.