Marco Ludovico, Il Sole 24 Ore 28/2/2012, 28 febbraio 2012
LA CRISI «OPPORTUNITÀ» PER IL CRIMINE
Un paese in crisi economica è più vulnerabile. La recessione risveglia ed esaspera i movimenti eversivi. Rischi e minacce si moltiplicano nello scenario globalizzato: dallo spionaggio industriale alle acquisizioni azionarie ostili di aziende strategiche nazionali, dal cyberterrorismo al riciclaggio finanziario. La relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, trasmessa ieri dal presidente del Consiglio, Mario Monti - come informa una nota di palazzo Chigi - in Parlamento, rovescia l’impostazione tradizionale. Il lavoro di intelligence economica non è solo uno, per quanto importante, dei settori di attività dell’Aisi (agenzia informazioni e sicurezza interna), dell’Aise (agenzia informazioni e sicurezza esterna) coordinati dal Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza).
La prospettiva del rapporto al Parlamento è cambiata: ora punta a sottolineare e mettere al centro dell’attività dei servizi segreti «la tutela del sistema bancario e finanziario, della concorrenza e dei mercati, del patrimonio industriale strategico, delle infrastrutture critiche e della sicurezza energetica». Certo, non mancano profili di attualità quotidiana. Contro il Tav (treno ad alta velocità) in Val di Susa agisce un «articolato fronte di lotta» capace di unire diverse anime dell’antagonismo italiano spesso divise e soprattutto «determinato a resistere ad oltranza contro la grande opera» si legge nella relazione. La minaccia rinnovata degli anarco-insurrezionalisti che si infiltra nelle manifestazioni - «è un miracolo che non ci sia scappato il morto» ha detto di recente il capo della Polizia, Antonio Manganelli - attacca i fronti usuali: disoccupazione e disagio sociale. E persegue lo scopo «di radicalizzare le espressioni di dissenso e provocare disordini e incidenti, cui attribuire valenza "insurrezionale"». La relazione non ne parla con troppi dettagli ma i nostri servizi, così come il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, tengono sott’occhio le tensioni sovversive legate alla riforma del mercato del lavoro, delle pensioni e della finanza pubblica.
Si ritorna dunque all’origine: i punti di debolezza economica e finanziaria dell’Italia diventano fianchi scoperti della nostra sicurezza nazionale. La relazione sottolinea come riduzione degli spazi di accesso al credito e margini di redditività ridotti di molte aziende italiane le espongono «alle mire espansionistiche di grandi multinazionali estere». La crisi «rende più vulnerabile il tessuto imprenditoriale italiano rispetto al fenomeno dello spionaggio industriale». Di più: c’è «un particolare attivismo di operatori economici stranieri nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia» nazionale.
Soprattutto russi e cinesi, a quanto pare. «Il comparto delle energie rinnovabili resta esposto ad accordi di cartello tra gli operatori di Paesi asiatici». Ma il documento va oltre: «Grandi investitori dell’Est Europa e asiatici potrebbero ulteriormente accrescere il proprio ruolo sul mercato italiano». I primi «potrebbero rivolgersi alle realtà produttive medio-grandi (per fatturato o per livello occupazionale) del settore metallurgico nazionale, con investimenti mirati su acciaierie e industrie meccaniche a elevato tasso di tecnologia, della raffinazione e distribuzione di idrocarburi». Gli uomini d’affari del Sol Levante, invece, puntano a «sfruttare le opportunità offerte dai nuovi accordi logistici con interporti nazionali».
Nel mirino degli stranieri ci sono poi «progetti di ricerca nazionali» anche per «acquisire nuovi moduli di tecnologia innovativa, per ottenere importanti brevetti». Un’azione di espansione economica che può contare «sul crescente supporto di istituti bancari asiatici che, in futuro, potrebbero erodere significative quote di mercato agli operatori italiani, soprattutto nelle transazioni finanziarie internazionali di supporto alle nostre aziende operanti da e con l’estero». Al di là del linguaggio, per forza un po’ criptico, è palese come il quadro delineato sia piuttosto serio. Ciò può spiegare la recente particolare attenzione manifestata nei confronti dell’intelligence dal premier Monti.