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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

Ma chi gliel’ha suggerito di vestirsi alla Vladimir Putin? - Come il Molleggiato che il paradiso o niente, anzi come Buzz Lightyear nel primo Toys, che si lanciava «verso l’infinito e oltre», anche il Caro Leader punta lontano (se non nello spazio, nel tempo): verso il «ritorno alla Bocconi» ma forse oltre, il loden che gli svolazza dietro come il mantello d’un supereroe

Ma chi gliel’ha suggerito di vestirsi alla Vladimir Putin? - Come il Molleggiato che il paradiso o niente, anzi come Buzz Lightyear nel primo Toys, che si lanciava «verso l’infinito e oltre», anche il Caro Leader punta lontano (se non nello spazio, nel tempo): verso il «ritorno alla Bocconi» ma forse oltre, il loden che gli svolazza dietro come il mantello d’un supereroe. * * * «Un pittore socialista alla Pelizza da Volpedo fece una serie di disegni dove Cristo lo si vedeva, con la sua aureola, un po’ dappertutto: in tram, a teatro, nelle officine, in tribunale. L’effetto era solenne, propagandistico e abusivo» (Ennio Flaiano, Nuove lettere d’amore al cinema, Rizzoli 1990). * * * E così il neutrino, per quanto filasse veloce (almeno secondo il ministero dell’istruzione berlusconiano) nel tunnel «scavato» tra Ginevra e l’Abruzzo, non era affatto più veloce della luce, come avevano malcalcolato gli scienziati del Cern. Sarà contento Einstein nell’alto dei cieli: la teoria della relatività, dopo avere vacillato per un momento, torna a governare l’universo, impedendo i colpi di mano contro la meccanica celeste. Soltanto in Italia non ci sono più leggi fisiche: i nostri governi, che dovrebbero nascere a Roma dal voto bello perché vario degli elettori italiani, sono nominati a Berlino e Bruxelles da burocrati, banchieri e cancellieri più veloci del lampo. * * * Ecco allora che fine avevano fatto gli gnomi svizzeri, di cui non si era saputo più niente e la cui sorte c’impensieriva qualche giorno fa: la pala in spalla, in testa un berretto a punta, allegri, barbuti, cantando «eh-oh, eh-oh, andiamo a lavorar», i piccoletti stavano scavando sette-ottocento chilometri di tunnel tra il Cern di Ginevra e i Laboratori nazionali del Gran Sasso. * * * Claudio Magris, a proposito di Einstein e di teoria della relatività, affida i suoi sospiri alle pagine culturali del Corriere della sera scrivendo che «troppe brave persone sono convinte, come ho sentito dire una volta da una signora al caffè, che Einstein sostenesse che tutto è relativo». Almeno fossero persone cattive, oltre che ignoranti, Magris ancora si rassegnerebbe, ma sono brave persone e non si fanno entrare nella testa che «per la natura, per la forza di gravità e il moto degli astri», per non parlare della teoria della relatività, «i lager e i gulag non contano più» (contano anzi molto meno, pur contando poco o niente) «dell’estinzione dei dinosauri, ma per noi sì» che contano. È con questa metafora à la King Kong che Claudio Magris liquida in due parole il relativismo culturale. * * * «Un turista si reca a visitare il Muro del Pianto e vede un uomo che si strappa la barba, batte la testa contro il muro, infila messaggi tra le pietre, piange e si agita; rimane a guardarlo affascinato. Poi, alla fine, il visitatore rompe gli indugi e chiede: «Mi scusi, non ho potuto fare a meno di notare la profonda devozione con cui lei si rivolge al muro. Le dispiace se le chiedo per che cosa prega». L’uomo davanti al muro dice: “Prego per la pace, per l’amore e il rispetto reciproco tra tutti i popoli di queste terra». «E pensa che servirà?» incalza il visitatore. L’uomo risponde: «Be’, è come parlare al muro» (Christopher Hitchens, in Ch. Hitchens e Tony Blair, Processo a Dio, Piemme 2012). * * * Con tutte le giacche che ha, e i cappotti, e i sudari, tutta roba da mettere invidia a qualsivoglia loden, la Buonanima deve proprio mostrarsi in giro col Giaccone di Putin, anzi col «giubbotto ricevuto in dono dall’autocrazia, il feticcio militaresco dell’impunità, il talismano della prescrizione», come dice Filippo Ceccarelli in un inserto filmato dell’edizione elettronica di Repubblica? Cavaliere, per favore, d’ora in avanti veda d’indossare un normale soprabito: lei apparirà più elegante, e Ceccarelli non dovrà rendersi ridicolo! * * * Anche i sindacati, come il Popolo della libertà e gli altri partiti politici, hanno i loro iscritti fantasma (già sapevamo delle anime morte). * * * «Finita la guerra, i suoi sostenitori vengono a sapere che Hitler è ancora vivo. Lo vanno a cercare per convincerlo a tornare e lui risponde: «Sì, torno, ma a una condizione_ la prossima volta cattivi, eh?» (Silvio Berlusconi, in Sergio Rizzo e Antonio Stella, Così parlò il Cavaliere, Rizzoli 2011). * * * Non so a voi, ma a me è passata la voglia di vedere Nella terra del sangue e del miele, il film sugli orrori della guerra balcanica interpretato e diretto da Angelina Jolie, dopo aver letto l’elogio che ne ha tessuto Bernard-Henry Lévy sul Corriere della sera. Monumento al narcisismo e alle iperboli, per un terzo omaggio alla bravura della Jolie e per due terzi omaggio alla beltà del recensore, la recensione potrebbe rivelarsi il bacio della morte per il film. Angelina Jolie, se non vuole che la sua opera prima sia anche l’ultima, prenda subito le distanze dalla Venere di Milo della nouvelle philosophie.