Paolo Siepi, ItaliaOggi 28/2/2012, 28 febbraio 2012
PERISCOPIO
Magari Silvio Berlusconi non aveva commesso niente, come sostiene lui, però, vista da fuori, è una brutta impressione. Umberto Bossi, segretario della Lega. Ansa.
Basta con la polemica tra Guelfi e Ghibellini. Il caso Mills è l’ultima pagina di una stagione irrimediabilmente finita. Ora guardiamo avanti e cerchiamo di costruire qualcosa di positivo facendo finalmente la riforma della giustizia. Si rassegnino tutti, anche i vedovi di Berlusconi che stanno a destra ma in molti anche a sinistra. Pier Ferdinando Casini, presidente Udc. Ansa.
Berlusconi è stato prosciolto e io spero che questo ponga fine alla lunga era delle curve e degli ultrà. Matteo Renzi, Pd, sindaco di Firenze. Ansa
Quando, in generale, si arriva ad una prescrizione è un fallimento, una delusione, sia per il sistema di giustizia che per l’imputato. E’ una chiusura senza risultato. Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo economico. Ansa.
L’istituto della prescrizione, per certi gazzettieri, sembra un covo di malavitosi quando invece è l’ultima spiaggia di un garantismo che impedisce l’eternità della pena, non quella sentenziata ma quella ancor più penosa che consiste nell’attesa della sentenza, con tutta l’anticamera di ingiurie e di lazzi che essa comporta. Umberto Silva, psicanalista. Il Foglio.
Almeno questi ministri, con i redditi che hanno, non dovrebbero rubare (il condizionale è d’obbligo). Jena. La Stampa.
Bossi è uno che non è riuscito a diventare medico. Per lui la Lega è la vita, rappresenta la sua pensione e sta cercando di difenderla da Maroni più che da Berlusconi. Bossi vuole solo tenersi il partito. Ormai il federalismo se ne è andato a quel paese. In Italia non si farà mai perchè c’è il Sud. Vittorio Feltri. Il Fatto.
Il paladino del rinnovamento del costume politico è lo stesso Di Pietro che ha nominato deputati i Scilipoti e i Razzi, ha piazzato il figlio Cristiano, beccato peraltro a trafficare con pessimi personaggi, al Consiglio regionale del Molise, con annesso lauto stipendio. Curzio Maltese. il Venerdì.
Ho iniziato a stendere un catalogo di poeti e di artisti gay, distinguendoli in frocioni, froci, frocetti, checche e culi. Walt Whitman, per esempio, era un frocione. Pablo Neruda un poeta frocio. Borges era un efebo, cioè poteva diventare all’improvviso frocione e all’improvviso rivelarsi semplicemente asessuato. C’era poi Thomas Mann con quel suo finocchiare languido e innocente, che aveva avuto in vecchiaia. Roberto Bolaño: «I dispiaceri del vero poliziotto». Adelphi.
Non riuscirei ad essere ateo neanche se Dio non esistesse. Roberto Gervaso. Il Messaggero.
Più che indignazione, ci vuole la vergogna individuale. Bisogna però evitare di cadere nel meccanismo della chiacchiera: al Salone di Torino ho sentito tanti buoni propositi; ma chi si mette davvero in campo? Troppe persone si indignano per poi accettare tutto. Goffredo Fofi: «Zone grigie». Donzelli.
Procreeremo a nostra insaputa. Le premesse ci sono. Massimo Bucchi. il venerdì.
Peccato che i delitti meglio eseguiti, i delitti perfetti, insomma, siano rimasti privi di firma; e che gli autori in cambio d’una banale impunità abbiano perso la gloria. Gesualdo Bufalino: «Bluff di parole». Bompiani.
Una coppia a letto. La moglie è già assopita. Il marito invece è sveglio e dice: «Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare». La moglie, con gli occhi già chiusi, replica: «Allora, buonanotte». Altan: “Donne nude”. Longanesi.
Zerafin el zifulava / el zifulava tanto ben / che quan che l’era nigulo / el fasea vignir seren. Paolo Caccia Dominioni: «Ascari K7, 1935-1936», Longanesi.
Beve troppo. Basterebbe ciò che rovescia per aprire un osteria. Coluche: «Pensèes et anecdotes». (Le Cherche Midi).
Il denaro dei contribuenti deve essere sacro. Luigi Einaudi.
Bisogna abbandonare questo paese, Cuba, dove non c’è nè dignità, nè deodorante, nè patate dolci, nè tenerezza. Zoè Valdès: «Le roman de Yacandra». JC Lattes.