Cesare Maffi, ItaliaOggi 28/2/2012, 28 febbraio 2012
Risanare? Meglio azzoppare B - Il governo Monti si adegui e obbedisca. Non c’è soltanto il Pd a impartire ordini
Risanare? Meglio azzoppare B - Il governo Monti si adegui e obbedisca. Non c’è soltanto il Pd a impartire ordini. C’è pure il partito di la Repubblica, che si è fatto avanti, negli ultimi giorni, in termini oltremodo chiari. Venerdì scorso era stato il direttore Ezio Mauro, intimando al premier Mario Monti «di disarmare la Rai, ancora in pieno assetto da guerra berlusconiano anche dopo la caduta del sovrano». Esplicito l’invito: «Chiediamo garanzie a Monti sulla Rai», beninteso non in nome dei radical chic, bensì «come utenti del servizio pubblico». Per concludere, l’azione del governo deve essere condotta «con urgenza», altrimenti Monti sarebbe «tecnico a metà». All’intimazione ha fatto ieri seguito l’editoriale di Affari&Finanza, a firma di Massimo Giannini, responsabile del dorso economico del lunedì. Si guardi bene il presidente del consiglio, e con lui il ministro Corrado Passera, è il succo del discorso, dal «cedere al ricatto implicito del Cavaliere». Due sono i temi sui quali Monti e Passera dovrebbero tener duro e agire di conseguenza: la riforma della Rai, con «scelte di rottura», e l’assegnazione delle frequenze televisive attraverso un’asta. Intimidatorio il finale, orologio alla mano: «Manca poco più di un mese e mezzo alla scadenza: aspettiamo con ansia le decisioni del ministro dello Sviluppo». Gli argomenti dei due editoriali si rincorrono, anche se Giannini insiste sulle condizioni quasi miserevoli in cui si verrebbero a trovare le aziende del Cav dopo l’abbandono di palazzo Chigi. La sostanza è semplice: si tratta di agire sulla Rai e di danneggiare Mediaset. All’evidenza, al partito dei republicones poco importano liberalizzazioni, mercato del lavoro, milleproroghe: interessano le comunicazioni. Il governo Monti, se vuol continuare a essere tecnico e, insieme, a ricevere il sostegno di la Repubblica, deve affrettarsi ad agire sul versante radiotelevisivo. Che l’appoggio da largo Fochetti stia divenendo opaco si ricava altresì dall’intervista di un guru dell’azionismo giuridico, quale Gustavo Zagrebelsky, uno dei presidenti emeriti della Corte costituzionale, rilasciata a la Repubblica sabato scorso, quindi fra l’uno e l’altro richiamo direttoriale. Il succo delle dichiarazioni, rilasciate come presidente di Libertà e giustizia, organizzazione di limpida purezza debenedettiana, si ricava dal titolo: «Non possiamo fermarci a Monti». Monti, insomma, è servito ad allontanare Silvio Berlusconi dal potere politico: adesso lo azzoppi economicamente nelle sue imprese, e poi si faccia da parte.