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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

L’allarme dell’intelligence: «Gruppi eversivi si infiltrano per rifare la lotta armata» - È l’eterogenesi dei fini (sovver­sivi)

L’allarme dell’intelligence: «Gruppi eversivi si infiltrano per rifare la lotta armata» - È l’eterogenesi dei fini (sovver­sivi). Tutto va bene, pur di far salta­re il sistema: inquinamento, disoc­cupazione, Equitalia, beni comu­ni, reddito, diritti sociali, scuola, ri­fiuti e trasporti come l’alta veloci­tà ferroviaria. La «cronica fram­mentazione »delle aree dell’anta­gonis­mo e dei movimenti anarco­insurrezionalisti sta lasciando spazio a «una nuova spinta di col­laborazione e convergenza » della protesta. A limiti dell’eversione, se non già oltre. Soprattutto sul fronte No Tav, dove agisce un«arti­colato fronte di lotta», che unisce anime anche assai diverse tra lo­ro, «determinato a resistere ad ol­tranza contro la grande opera ». La relazione al Parlamento dei nostri servizi segreti ha pochi dubbi: da­gli anarchici bisogna guardarsi. Ma occhio anche, e soprattutto, al­le nuove Br. L’obiettivo degli anarchici che non disdegnano un’interlocuzio­ne con i bombaroli postali della Fai (Federazione anarchica infor­male) è «infiltrare le manifestazio­ni di protesta» in occasioni di ma­nifestazioni «su specifiche temati­che o vertenze territoriali o grandi questioni sociali, economiche e occupazionali» e «radicalizzare le espressioni di dissenso e provoca­re disordini e incidenti, cui attribu­ire valenza “ insurrezionale”», an­che sull’onda del «ribellismo di­struttivo », così da raggiungere «elevati livelli di contrapposizio­ne ». La crisi economica (vista come «sintomo dell’ineludibile declino del capitalismo» e usata come ar­ma di «propaganda dei terroristi in carcere») offre invece ai reduci del partito armato la possibilità di «aggregarsi per eseguire e rivendi­care attacchi (...) contro simboli del potere costituito» e contro i simboli racchiusi nella formula «banche, banchieri, zecche e san­guisughe ». Dagli irriducibili in carcere so­no arrivate, infatti, «indicazioni» ai nuovi adepti/raccordi per «orientare in una prospettiva di classe» i conflitti sociali. «Sembra dunque emergere la possibilità che i circuiti - affermano gli 007 ­intensifichino gli sforzi nei con­fronti delle “ nuove leve”, sensibili alla lotta radicale, per favorirne la maturazione politica» e raggiun­gere «progetti eversivi di lungo pe­riodo ». Con un duplice obiettivo: «Mantenere alta la tensione e veri­ficare la “ risposta”delle altre com­ponenti interessate ad intrapren­dere la lotta armata ».Secondo l’in­telligence tricolore la congiuntu­ra economica negativa può essere sfruttata, da «soggetti e gruppi ol­tranzisti », anche «per affermare istanze anti-sistema ed innalzare il livello dello scontro con le Istitu­zioni », specie per i «provvedimen­ti­assunti o prospettati per fronteg­giare la crisi e rilanciare l’econo­mia ». È anche «prevedibile un incre­mento di azioni emulative non ri­vendicate e­di messaggi intimida­tori apocrifi rivolti a personalità di rilievo che, pur non integrando concreti profili di rischio, mirino a creare un clima di allarme e tensio­ne ». In questo contesto, mettono radici pure i vecchi arnesi brigati­sti, in quanto «sembra emergere la possibilità che i residui circuiti di matrice marxista-leninista ispi­ra­ti all’esperienza brigatista inten­sifichino gli sforzi» per allevare una nuova generazione di sogget­ti «sensibili al richiamo di forme di lotta radicale» al fine di «indivi­duare soggettività avanzate da at­trarre » in un più articolato proget­to terroristico. Quel che i Servizi non scrivono è il bruttissimo segnale arrivato con l’inchiesta su una nuova orga­nizzazione eversiva (il leader, Lui­gi Fallico, già in contatto coi br Fa­­lessi, Cassetta, De Roma, è morto in carcere) andata a sentenza il 21 novembre. Le motivazioni delle tre condanne e delle tre assoluzio­ni di personaggi coinvolti nel pro­cedimento sul gruppo «Per il co­munismo Brigate Rosse » - emana­zione dei cosiddetti «Organismi Rivoluzionari Combattenti» - rac­contano di una formazione costi­tuitasi all’indomani di una «chia­mata alle armi per un tentativo di riaggregazione di Forze Rivoluzio­narie » segnalato dalla Digos capi­tolina sul finire del 2007. L’anno prima questa sigla aveva giust’ap­punto rivendicato i­l fallito attenta­to alla caserma Vannucci di Livor­no. Dalle indagini è emerso l’agire del «futuro polo proletario» che si muoveva a compartimenti stagni, «l’adozione di particolari cautele tipiche delle metodiche di contro­pedinamento, spedinamento, pe­dinamento e recupero utilizzate dalle Br-Pcc». E sullo stesso modus operandi, ecco le frasi in codice,l’uso di tele­foni con monete, il ricorso a casel­le di posta elettronica intestate a persone inesistenti, il possesso di armi da guerra e volantini, la distri­buzione di manuali di «condotta per militanti rivoluzionari». Indi­zi di lavori in corso. I segnali sono chiari. Chi li sottovaluta, domani, sarà complice.