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 2012  febbraio 27 Lunedì calendario

Per Domnica la strage è solo Love boat - C’è la tragedia. I sommozzato­ri. I corpi che non si trovano

Per Domnica la strage è solo Love boat - C’è la tragedia. I sommozzato­ri. I corpi che non si trovano. E lo strazio di una madre cui la Concor­dia ha finalmente restituito ciò che resta della figlioletta Dayana. E poi c’è lei, Domnica. La molda­va. La venticinquenne. Nostra si­gnora degli intrighi e dei gossip. Il suo racconto, sapientemente cen­tellinato, sembra non finire mai. Come il dramma della nave affon­data davanti al Giglio. Solo tre gior­ni fa piangevamo Dayana, che se n’è andata a cinque anni. Ma ora ci tocca tornare da Domnica che ha concesso una lunga intervista al Daily Mail e ha sparato il botto: «Con Schettino ci fu un bacio ap­passionato ». L’avevamo sospetta­to. Ma lei, puntuale, ce ne dà con­ferma. Successe tutto nella cabi­na di lui e del resto lei una cabina non ce l’aveva ancora. Un attimo lungo come una promessa: uno squarcio verso il cielo, ma poi arri­vò il disastro e il seguito non ci fu. «Credo che saremmo finiti a letto­lei con molta poesia prova toglie­re anche i dubbi residui - ma ci fu l’urto» e il copione fu stracciato. Così ci tocca rimanere con il fi­nale aperto. Ma soprattutto ci toc­ca sopportare queste irruzioni continue sulla scena del disastro. Per molte famiglia la Concordia è solo una bara, per lei l’alcova. Sul­la-Concordia sono morte 25 perso­ne e altre sette sono fantasmi, cer­cati dai sub. Un cimitero. Una pic­c­ola Spon River nel giorno della fe­sta. Per Domnica invece la nave della Costa Crociere è solo il luogo di amplessi sfiorati, di lusinghe e avance galanti. «Il comandante mi disse che avevo cuore e cervel­lo: quale donna non vorrebbe sen­tirsi dire queste parole?» Certo, si può srotolare il lungo tappeto ricamato delle conversa­zioni private e stenderlo senza pu­dore. Domenica l’ha fatto e lo fa tutti i giorni. «Il capitano era bello e affascinante, mi piaceva ed era evidentemente interessato a me». Più di così. Sembra davvero di es­sere sul set di Love boat . Dalle par­ti di una placida e languida naviga­zione. Invece Domenica è affac­ciata sul pozzo della tragedia di cui ancora non si vede il fondo. Non importa. La scena è sua. Lei in realtà in questa storia non a lieto fine ha avuto un ruolo mo­desto. La sera del 13 gennaio cenò col comandante; prima ci fu quel bacio e prima ancora, in altre ac­que, solo sguardi. C’erano già sta­te scintille «ma non superammo mai la linea di confine». Tolta la di­visa, Domnica si permette quello che vuole. E galleggia sulla disgra­zia collettiva. Non fu lei la causa scatenante del disastro. Si è parla­to e scritto di festini, scene hard e libagioni, ma probabilmente si è esagerato. Schettino, distratto da questo e quello, alle prese con un inchino chiesto da Tievoli, portò la nave vicino agli scogli e alla fine non riuscì più a governarla. Le mo­ine di Domnica con il dramma c’entrano poco. Fanno tappezze­ria. Non spiegano l’evento. E an­che quel che successe dopo non fu certo dovuto alla sua presenza. L’indagine che si allarga a mac­chia d’olio, giù per la scala gerar­chica e, a terra, alla Costa, è la ri­prova di un sistema inefficiente. E di un dilettantismo che ogni gior­no di più ci appare criminale. Ma lei non vuole sloggiare, co­me a teatro. Domnica vuole conce­derci il bis. E poi un altro ancora. Ama i riflettori, quanto e più di Schettino che pure la corteggiava ed esibiva il campionario medio­cre della sua galanteria. Dunque spiega e spiega ancora, calpestan­do le croci di chi è stato più sfortu­nato: «Può darsi che ci sia stato un errore, può darsi che il comandan­te abbia sbagliato, non lo so, per me è stato solo un tragico inciden­te. Ma la gente va alla ricerca di qualcuno da incolpare». Vera­mente non è solo l’opinione pub­blica che vorrebbe capire, ma an­che la procura. Dettagli, per chi vuol far sapere al mondo di non es­sere «una donna che va a letto con tutti», anche se con Schettino sì, l’avrebbe fatto. Non era innamora­ta «ma aveva preso una cotta». Al vecchio lupo di mare non si può re­­sistere, proprio come in una sto­ria infarcita di luoghi comuni. Spe­riamo che almeno la sua parte l’ab­bia fatta. Speriamo che abbia rac­contato quel che ha visto in quei momenti concitati. Speriamo che abbia fornito agli inquirenti qual­che spunto interessante. Per il resto ci auguriamo che il tempo la prenda per mano e la fac­cia scendere una volta per tutte per le scalette del relitto che ab­bandonò in tempo ma su cui poi è risalita come in una telenovela. Che però ha il colore del lutto.