Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 27 Lunedì calendario

E adesso il Cavaliere può pensare al Quirinale - Il fatto è che Berlusconi è ancora in campo: questo è uno ma non l’unicode­gli effetti collaterali della mancata con­danna dell’ex presidente del Consiglio, sulla quale in troppi avevano giurato, del­l’assoluzione per prescrizione

E adesso il Cavaliere può pensare al Quirinale - Il fatto è che Berlusconi è ancora in campo: questo è uno ma non l’unicode­gli effetti collaterali della mancata con­danna dell’ex presidente del Consiglio, sulla quale in troppi avevano giurato, del­l’assoluzione per prescrizione. L’assol­to parla di mezza vittoria chiedendo un’assoluzione completa e tutto il fronte colpevolista per motivi politici è amareg­giato e in subbuglio. Ma la politica è un campo di gioco con regole semplici e ferree, in cui le emo­zi­oni servono soltanto per mobili­tare e smobilitare consensi popo­l­ari e la cui logica segue un cammi­no molto più semplice di quanto si creda. E allora proviamo a tracciare una mappa delle possibili conse­guenze politiche. La prima, lo di­cevamo all’inizio, è che il Cavalie­re non è più un giocatore in via di squalifica. Tutt’altro. Che lui poi non abbia alcuna intenzione di correre più per il posto di primo ministro (essendo ormai la nostra una Repubblica presidenziale non dichiarata, come in Francia, abbiamo un primo ministro e un Presidente) è un dato di fatto che ci sembra consolidato, benché in politica mai dire mai. Se ci fosse stata la tanto attesa e prevista con­danna, Berlusconi sarebbe fuori corsa anche per il Quirinale, men­tre invece niente condanna, nien­te esclusione. Sulla corsa al Quiri­nale pesano due ipoteche, una soggettiva e una oggettiva: quella soggettiva è rappresentata dal fat­to­che Napolitano accarezza il de­siderio di essere rieletto, sia pure «suo malgrado» a un secondo mandato per passare alla storia co­me il Presidente che ha governato la grande crisi da padre della Pa­tria; e quella oggettiva di Monti. È ovvio che Monti si è spinto troppo in là nel negare qualsiasi intenzio­n­e a governare dopo il 2013 per po­tersi smentire. Dunque, anche Monti è un candidato perfetto per il Quirinale dove potrebbe prose­guire dalla politica presidenziali­sta varata da Napolitano. Non fac­ciamo pronostici, ma ci sembra che di candidati forti e possibili non ce ne siano molti. Altra conseguenza dell’assolu­zione di Milano: il Fli non ha più prospettive salvo quella di torna­re all’ovile in un grande centrode­stra, abbandonando il centro in cui non si sono sciolti i nodi della leadership, visto che sembra in piedi soltanto Casini mentre Fini non ha più entusiasmo per la sua stessa partita politica. In più, la sorte del centro sarà determinata dalla legge elettorale perché i casi sono due: o si ritoccherà il Porcel­lum attuale mantenendo però in piedi il sistema bipolare che pena­lizza il centro e i partiti minori; op­pure si farà una legge che favorirà lo spezzettamento e dunque sot­trarrà agli elettori la scelta del go­verno lasciando ad essi solo la scel­ta del partito o del partitino. Su questo terreno si gioca una partita in comunione dei beni fra Pdl e Pd, i due partiti interessati al­la pri­ma soluzione e in grado di im­pedire la seconda. Ieri Walter Vel­troni ha dissotterrato l’ascia di guerra contro Bersani ripetendo che nessuno si deve azzardare a mettere il bastone fra le ruote a Monti e che sull’articolo 18 si deve trattare e che dunque non è un ta­bù. Bersani rischia sempre più di restare col cerino in mano perché tocca a lui prendersi secchiate di acqua gelata dalla sua sinistra in­terna ed esterna, man mano che il suo popolo realizza che Monti fa una politica di estrema destra eco­nomica, benché usi in maniera impeccabile e straordinaria tutti gli strumenti della comunicazio­ne che coalizzano ancora un gi­gantesco consenso sia personale sia politico in senso lato. E su que­sta po­sizione forte di Monti sorret­ta da Veltroni a sinistra, si rafforza la posizione di Berlusconi politi­co non più sotto scopa per il pro­cesso Mills, il quale può dire con buona ragione di aver inventato lui il Monti politico facendolo commissario europeo prima e poi lasciandogli il varco aperto apren­dogli il portone di palazzo Chigi che avrebbe potuto invece difen­dere ad oltranza per molto tempo o imponendo elezioni anticipate. Berlusconi appare dunque un discreto creditore della politica dell’attuale governo, anche per­ché ha battuto più volte il pugno sul tavolo per imporre ai riluttanti e ai frondisti del suo partito una li­nea che non ammette variabili, al­meno per ora: Monti fino alla fine, anche perché dopo Monti il gioco politico si riapre di nuovo, prima con le elezioni e le successive alle­anze, e poi con l’elezione del nuo­vo Presidente della Repubblica. Che ruolo vorrà per sé Berlusconi in questa riapertura di partita che per lui sarebbe stato più difficile giocare se avesse dovuto subire la condanna nel processo Mills su cui larga parte dei suoi avversari contavano per eliminarlo? Proba­bilmente quello di grande regista che appare poco e lavora molto di tessitura dietro le quinte. È inte­ressante notare che di nuovo è ben visibile una convergenza di in­­teressi politici fra lui e Veltroni, de­ciso a far pagare a Bersani la debo­lezza di non aver voluto e saputo imporre elezioni anticipate per vincerle e governare la crisi, prefe­rendo passare la mano nelle mani di un uomo che politicamente so­miglia molto più al Berlusconi che a lui.