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 2012  febbraio 26 Domenica calendario

Quei segreti di Calciopoli custoditi dalla Boccassini - Il vero mistero di Calciopoli è un faldone d’indagine che il pm milanese Ilda Boccassini custodisce gelosamente in archi­vio

Quei segreti di Calciopoli custoditi dalla Boccassini - Il vero mistero di Calciopoli è un faldone d’indagine che il pm milanese Ilda Boccassini custodisce gelosamente in archi­vio. Al processo di Napoli a Moggi & co l’hanno ribattezzato il «fasci­colo del Calcio Graal» perché sa ormai di leggenda posto che i cu­stodi delle segrete cose in esso contenute non ci sono più (il com­pianto presidente dell’Inter, Gia­cinto Facchetti) non parlano (l’ar­bitro Danilo Nucini), non sento­no la necessità di confermarne l’esistenza (il magistrato Boccas­sini). Questo fascicolo dovrebbe/ potrebbe contenere la confessio­ne esplosiva del fischietto gola profonda di Facchetti, ma essen­do stato archiviato a «modello 45» («notizie manifestamente in­fondate ») nessuno può consultar­lo, se non previa autorizzazione della sola Boccassini. Che non ri­lascia autorizzazioni. A nessuno. Eppure al fascicolo sarebbe utile dare almeno un’occhiata per sgombrare il campo dai sospetti sull’intenzione, dell’Inter, di col­pire Moggi & co seguendo strade a rischio perché penalizzabili dal­la giustizia sportiva. Il faldone avrebbe potuto/do­vuto interessare soprattutto Fran­cesco Saverio Borrelli, che però non sentì mai il bisogno di richie­derlo alla collega dai capelli rossi durante le sue indagini sugli illeci­ti sportivi, nonostante la procura da lui un tempo diretta gli avesse trasmesso i verbali dei protagoni­sti dello scandalo Telecom (il ca­po security Giuliano Tavaroli, il detective Emanuele Cipriani, il presidente Tronchetti Provera ecc.) dove si faceva espresso riferi­mento a Nucini, alla Boccassini, alla spy story nerazzurra. Proprio Tavaroli, nell’interro­gatorio del 29 settembre 2006, ri­ferisce che sul finire del 2002 in­contrò Massimo Moratti e Giacin­to Facchetti, con quest’ultimo che raccontò di essere stato avvi­cinato da un arbitro di Bergamo «che in più incontri» gli parlò del condizionamento delle partite at­traverso un sistema che da Moggi portava all’arbitro De Santis. Ta­varoli propose a Facchetti due op­zioni: diventare «fonte» di un maggiore dei carabinieri di Mila­no oppure rivolgersi ai pm con un atto formale: «Mi risulta che la so­cietà Fc Inter ha presentato un esposto in procura» chiosò il ma­nager della security Telecom. Marco Tronchetti Provera, preso a verbale il 9 marzo 2010, confer­merà: «Moratti aveva chiesto im­mediatamente un aiuto alla pro­cura perché c’era un arbitro che raccontava di strane storie a Fac­chetti (…). La prima cosa che fece Massimo Moratti fu di andare dal­la dott­oressa Boccassini a raccon­tare questa vicenda. La Boccassi­ni gli suggerì di far venire questo arbitro a denunciare la cosa». Ascoltato dall’Ufficio Indagini della Figc, il 3 ottobre 2006, Morat­ti aveva dato invece una versione differente: quando Facchetti gli disse che voleva denunciare in procura i fatti raccontati da Nuci­ni «mi opposi per la «genericità» delle accuse» e aggiunse che sem­mai «doveva essere Nucini a se­gnalare il fatto » ai magistrati. Due versioni, una è falsa. Quale? Nel frattempo, proprio per tute­larsi, Facchetti si era registrato di nascosto le confessioni devastan­ti di Nucini ch­e aveva spedito a in­filtrarsi nelle linee nemiche: avvi­cina l’arbitro De Santis, ficca il na­so sul ds del Messina Fabiani (vici­no a Moggi), fa da talpa a Cover­ciano. Quindi aveva girato dei numeri di telefono a Tavaroli, eppoi non s’è ancora capito se fu lui (o Morat­ti, che nega) a ispirare le indagini invasive sull’arbitro De Santis a un amico detective di Tavaroli, Emanuele Cipriani, che poi fattu­rerà 50mila euro a Pirelli e non all’ Inter «perché Tavaroli- così riferi­sce a verbale Cipriani­ spiegò che era opportuno che l’investigazio­ne non risultasse» all’Inter. Il passaggio successivo vede Nucini fare il suo ingresso in pro­cura. E qui calano le ombre. Non s’è mai capito, infatti, quando quest’ incontro s’è verificato; se in pro­cura ce l’ha mandato Facchetti, previo accordo col magistrato; se all’ufficio della Boccassini l’arbi­tro ha bussato di sua sponte; se l’incontro è stato verbalizzato e re­gistrato; se il pm ha convocato il fi­schietto di Bergamo essendo ve­nuta a sapere delle sue intenzio­ni. Nulla si sa. Nulla si deve sape­re. Ma perché? Al processo di Napoli l’arbitro Nucini («inconsistente teste d’ac­cusa » secondo quanto si legge nella sentenza) non è stato capa­ce di ricordare il giorno della sua visita in procura che a fatica collo­ca «verso la fine del 2003». Sul re­sto, è a dir poco ondivago, strana­mente confuso, quasi reticente. Nell’udienza del 26 maggio 2009 fa presente che «qualcuno vicino alla società (Inter, ndr) ha consi­gliato che io andassi davanti al pm, la dottoressa Boccassini, a di­re quanto avvenuto». Aggiunge che venne contattato telefonica­mente dalla segreteria della Boc­cassini, che l’oggetto dell’incon­tro pens­ava fos­sero alcuni arti­coli in merito ad ammonizio­ni pilotate, e che al dunque la pm «mi ha fatto delle do­mande specifi­che... che era­no le confiden­ze che nell’an­no e mezzo io e Facchetti siamo venuti a conoscenza...». Nucini confessa che non se l’è sentita di tradire Facchetti. Così alla Bocca­sini decide di non dire più niente: «Non ce l’ho fatta, ho trovato nel­la dottoressa Boccassini una del­le donne più intelligenti, proba­bilmente aveva capito tutto. Non ha insistito, sono uscito dalla pro­cura e la cosa è finita lì». Aveva capito cosa? Non ha insi­stito? Gli avvocati si scatenano: si­gnor Nucini come ha risposto alle domande della Boccassini? «Io a lei non glielo dico!», sbotta in fac­cia al difesore di Moggi, Priore­schi. «Abbiamo parlato di calcio, dell’andamento del calcio». Chiacchiere da bar? E con la Boc­cassini parlavate di tattica? Ri­chiamato a deporre al processo napoletano il 15 marzo 2011 Nuci­ni manda ulteriormente al mani­comio gli avvocati con un mantra incessante, con chicche surreali: «Con la dottoressa Boccassini ab­biamo parlato di calcio, punto». «Nessuno mi ci ha mandato», «Fu una chiacchierata informale». «Non firmai il verbale». Se questo fascicolo saltasse finalmente fuo­ri si capirebbero tante cose. A co­minciare dal famoso cd con la vo­ce di Nucini, registrata di nasco­sto da Facchet­ti (circostanza riportata da Re­pubblica a maggio 2006 e mai smentita dai diretti inte­ressati). Con­sentirebbe di dimostrare, o smentire, ciò che le difese de­gli imputati hanno sostenuto nel processo di Calciopoli, e cioè che qualora l’Inter, con un esposto, avesse allertato direttamente la procura di Milano, avrebbe viola­to la cosiddetta «clausola compro­missoria » che obbliga le società a rivolgersi alla giustizia sportiva e non ad altre autorità. L’avvocato Paolo Gallinelli, di­fensore dell’arbitro De Santis, per due volte (nel 2009 e il 3 feb­braio 2011) ha sollecitato invano il pm Boccassini e il procuratore Bruti Liberati a fargli prendere vi­sione del fascicolo-Graal. Niente da fare. In dibattimento a Napoli la richiesta è stata fatta in extre­mis, il pm si è opposto, non se ne è fatto niente neanche qui. Nelle nuove istanze si fa cenno anche all’attività dei pm di Milano che il 19 novembre 2004, con l’indagi­ne avviata a Napoli, chiede a Tele­com la verifica su alcuni «file di log» per verificare l’esistenza di determinati contatti telefonici monitorati proprio da Telecom. Utenze fisse e cellulari che potreb­bero coincidere con quelle che Nucini spiffera a Facchetti, che a sua volta gira a Tavaroli il quale li passa al fedelissimo Adamo Bove (morto suicida nel luglio 2006) che li farà sviluppare alla segreta­ria Caterina Plateo. Che a verbale ammetterà come tra i numeri con­trollati da Tavaroli & co c’erano quelli della Juventus, del guarda­line Ceniccola (il telefono era in uso a De Santis) della Gea World, della Figc, di Moggi. All’Inter che spiava i nemici è difficile pensa­re. Ecco perché occorre rendere pubblico ciò che nessuno vuol ve­dere pubblicato.