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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

Lavori occasionali Con il voucher boom di contributi - Non sarà la panacea per l’emersione del lavoro nero o sottopagato, ma il sistema dei voucher (i buoni-lavoro) prova a mettere un po’ d’ordine tra le prestazioni occasionali

Lavori occasionali Con il voucher boom di contributi - Non sarà la panacea per l’emersione del lavoro nero o sottopagato, ma il sistema dei voucher (i buoni-lavoro) prova a mettere un po’ d’ordine tra le prestazioni occasionali. Dopo una sperimentazione che ha coinvolto alcune regioni, adesso l’acquisto dei voucher è stato esteso a tutto il territorio nazionale e da ieri è possibile procurarseli presso gli sportelli dei 14mila uffici postali d’Italia. I voucher altro non sono che degli assegni (di cui ricordano la forma) utilizzati per retribuire i lavori occasionali e saltuari (come ad esempio quelli agricoli stagionali). Come funzionano i buoni Il datore di lavoro può acquistare i voucher in contanti o tramite Postamat, presentando la tessera sanitaria per la verifica del codice fiscale o comunicando la partita Iva. È previsto un limite giornaliero di acquisto di 5 mila euro lordi. Dal giorno successivo all’acquisto, e prima dell’inizio della prestazione di lavoro, il datore di lavoro dovrà comunicare all’Inps il proprio codice fiscale, la tipologia di attività, i dati del prestatore (nome, cognome, codice fiscale), il luogo di lavoro, la data d’inizio e fine della prestazione. Il valore nominale di un voucher è pari a 10 euro. Esiste anche un voucher multiplo del valore di 50 euro, equivalente a cinque buoni non separabili. Il valore nominale comprende la contribuzione in favore della gestione separata dell’Inps (13%), che viene accreditata sulla posizione individuale contributiva del prestatore; di quella in favore dell’Inail per l’assicurazione anti-infortuni (7%) e di un compenso al concessionario (Poste), per la gestione del servizio (5%). Il valore netto del voucher da 10 euro, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è quindi pari a 7,50 euro. Il valore netto del buono da 50 euro per il lavoratore, è invece pari a 37,50 euro. Lo scopo dei voucher è quello di facilitare la prestazione regolare di lavoratori impegnati per un periodo di tempo limitato, garantendo la copertura assicurativa e quella previdenziale in modo da rendere i periodi di lavoro, anche se brevi, pienamente riconosciuti ai fini pensionistici. I committenti (cioè coloro che impiegano prestatori di lavoro occasionale) possono essere aziende, famiglie, privati e imprese familiari. Possono lavorare con i voucher: i pensionati; gli studenti con meno di 25 anni e solo nei periodi di vacanza (mesi di giugno, luglio, agosto, settembre, dicembre e settimana di Pasqua) e il sabato e la domenica; le casalinghe, i disoccupati e chi è in cassa integrazione. I numeri della sperimentazione Secondo i dati dell’Inps, dall’agosto del 2008 al 10 gennaio 2012, sono stati venduti un totale di 27,9 milioni di voucher da 10 euro (riconducendo a questo taglio anche quelli da 50 e 20 euro). La quantità maggiore di buoni è stata venduta nel formato cartaceo (25,2 milioni). I voucher telematici sono stati 2,7 milioni. Il Piemonte si piazza al quarto posto, 3 milioni di voucher venduti fino ad ora. La classifica vede il Veneto in prima posizione con 4 milioni, seguito da Lombardia (3,6 milioni) ed EmiliaRomagna (3,1 milioni). Tra i settori dove i voucher sono stati più gettonati spicca l’agricoltura (4,9 milioni), manifestazioni sportive e lavori di emergenza e solidarietà (2,9 milioni) e il commercio (2,7 milioni). I dubbi dei sindacati Scettici i sindacati sull’applicazione di questo strumento. Secondo la Cgil ci sono dei rischi che «il lavoro occasionale accessorio finisca per diventare l’ennesima forma di lavoro grigio. Se è vero che questo tipo di contratto potrebbe contribuire a contrastare il lavoro nero in alcuni casi ben specifici, la genericità della legge e alcuni suoi recenti peggioramenti, infatti, aprono le porte ad abusi e ulteriori mascheramenti di lavoro subordinato». Sulla stessa linea la Uil: «è necessario ed urgente che si delimitino il più possibile i confini del lavoro accessorio, perché il nostro mercato del lavoro ha bisogno di dare maggiori garanzie ai lavoratori e non di ridurle». Colpisce, infine, l’esiguità della contribuzione Inps (13%, addirittura più bassa della contribuzione alla gestione separata Inps). «Con una contribuzione così bassa - prosegue la Cgil - anche laddove il lavoro accessorio potrebbe avere senso è comunque discutibile parlare di reale emersione».