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 2012  febbraio 27 Lunedì calendario

Pavese dormiva su un sofà L’abbiamo dovuto svegliare urlando - Torino, 8 luglio 1945 Caro Giulio, stamane, domenica, Pavese ci ha convocati in sede per una delle solite riunioni festive dei senatori (si chiamano ancora così?)

Pavese dormiva su un sofà L’abbiamo dovuto svegliare urlando - Torino, 8 luglio 1945 Caro Giulio, stamane, domenica, Pavese ci ha convocati in sede per una delle solite riunioni festive dei senatori (si chiamano ancora così?). Alle undici Pavese dormiva ancora, sconciamente, su un sofà; l’abbiamo dovuto svegliare urlando. E lui ha detto che andava bene e di cominciare. La seduta non è stata vivace, ma appunto per questo più densa di gravi pensieri e di osservazioni fondamentali che non possiamo fare a meno di comunicarti. Mi pare che ci stiamo lasciando tutti quanti tentare dalla seduzione dell’attualità. Ti ripeto una frase memorabile: le case editrici si misurano a decenni, non a mesi. Gli editori improvvisati che si buttano sugli argomenti del giorno sono destinati a morire in pochi anni di morte violenta. Noi dobbiamo continuare la nostra strada, tanto più che il libro attuale oggi, prima che arrivi dal libraio, tradotto, riveduto, stampato e diffuso, ci vuole per lo meno un anno e mezzo, e fra un anno e mezzo non sarà più attuale. Tu sai che qui abbiamo un mucchio di lavoro arretrato da smaltire. Le tipografie assorbono lentamente i manoscritti pronti, e molti manoscritti non sono affatto pronti, perché hanno bisogno di revisione. Bisogna mettersi coraggiosamente e pazientemente a fare la revisione dei testi, perché se si fa in fretta si fa male, e vengon fuori traduzioni cattive e libri scorretti, come saranno, penso, il novanta per cento dei libri dei nuovi editori. Ed è per questo che, se si dice: vogliamo abolire la sede di Torino, rispondiamo: dateci il tempo per fare il nostro lavoro. Possibilità di trovare collaboratori ci sono: ci vuole soltanto tempo. Il problema, come ho già detto altre volte, non è quello di eliminare l’una o l’altra sede, ma di coordinare il lavoro, in modo che la pluralità non sia principio di confusione. Il modo di coordinare le direzioni è di distribuire i compiti e di lasciare a ciascuna una certa autonomia di proposte e di esecuzione, udito il parere delle altre. Propongo per Torino Milano e Roma, e non soltanto per gli affari di Einaudi, il sistema federalistico. Qui siamo federalisti [...]. Salutami gli amici romani. E tu fatti veder presto a Torino. Cordialmente Norberto Bobbio *** Salvami tu da quella sudicia carta grigiastra - Roma, 20 luglio 1945 Carissimo Einaudi, dopo sette mesi che sono a Roma per licenziare il Canzoniere , e quando pareva veramente che si fosse alla fine, è venuta fuori la questione della carta. Ti accludo un campione di quella che volevano usare. Spero di essere riuscito ad evitare il disastro; ed ho la parola d’onore di Ossella, che la tipografia (irritatissima - DOPO QUELLO CHE ESSA HA FATTO ATTENDERE - per il ritardo di qualche giorno) non tirerà su quella carta, benché questa, purtroppo, le sia già stata consegnata. Sarebbe una grave diminuzione di prestigio per la Casa Einaudi; per me LA MORTE se il Canzoniere dovesse uscire in quella veste. Ci staresti tu a lungo in compagnia di una persona che, pure avendo cose belle ed interessanti da dirti, emanasse continuamente un leggero puzzo? Così il lettore si troverebbe in compagnia di un libro di versi stampato su quella sudicia carta. Quella carta non è povera (che non sarebbe un gran male) è sporca. [...] Forse, anzi certamente, non puoi immaginare i giorni e le notti che sto passando. Quella maledetta carta grigiastra me la vedo sempre davanti come un’estrema ironia del destino. [...] Affettuosamente, caro amico, Umberto Saba *** Naturalmente rinuncio allo stipendio - Torino, 25 luglio [1945] Caro Giulio, qui va tutto bene e siamo padroni della situazione. - Senti che bella idea: nel salone di corso Umberto 5 bis ci ficchiamo un pianoforte, possibilmente a coda, se no pazienza, e tutti i mercoledì dopo le 5 e 1/2 facciamo delle Letture di musica Einaudi, ad inviti limitatissimi, proprio per gli happy few. (Le masse e l’arte per il popolo lasciamo che vadano per un momento a farsi benedire). Il Quartetto di radio Torino mi ha già promesso che verrà (gratis, ben inteso) ad eseguire un Quartetto di Mozart quando lanceremo il Mozart di Paumgartner. Cosa ne dici? Se sei d’accordo, devi tenerne conto nella disposizione e nell’arredamento che intendi dare al salone. Levati dalla testa di poter contare su di me nel mese d’agosto, per lo meno dal 4 al 20, e forse anche oltre. Naturalmente rinuncio allo stipendio. Addio addio. Tanti cari saluti dal tuo aff. Massimo Mila