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 2012  febbraio 27 Lunedì calendario

Catena umana In ventimila contro Putin - Migliaia di persone che si tengono per mano, a cingere in una catena umana il centro di Mosca: nell’ultima domenica prima del voto per le presidenziali l’opposizione russa si ricompatta, ridando fiato a una protesta che sembrava perdere energia sotto i colpi della rimonta putiniana

Catena umana In ventimila contro Putin - Migliaia di persone che si tengono per mano, a cingere in una catena umana il centro di Mosca: nell’ultima domenica prima del voto per le presidenziali l’opposizione russa si ricompatta, ridando fiato a una protesta che sembrava perdere energia sotto i colpi della rimonta putiniana. Secondo la polizia erano undicimila, secondo gli organizzatori trentamila, la verità probabilmente, come al solito, sta nel mezzo. Erano comunque tanti, più del previsto, a chiudere il «Grande cerchio bianco» lungo il Sadovoe kolzo, la circonvallazione interna del centro di Mosca. Senza contare tutti quelli che, passando in auto, suonavano il clacson, gridavano «siamo con voi» o legavano alle maniglie nastrini bianchi, il colore della protesta che vorrebbe simbolizzare la sua distanza dalle ideologie e dai partiti, uniti nella richiesta comune di «elezioni oneste». Tra i volti noti nella catena umana sul marciapiede c’erano tutti gli animatori della piazza degli ultimi mesi, dalla star della Tv Xenia Sobchak al blogger Alexei Navalny, ai «vecchi» liberali Boris Nemzov (con vistosa fidanzata) e Vladimir Ryzhkov, ai rappresentanti dei partiti più diversi, da Yabloko di Yavlinsky ai comunisti di Zyuganov. C’erano attori, giornalisti, cantanti, scrittori, e tanti moscoviti «comuni», tanti con i bambini, con i cani e i gatti in braccio, con palloncini, nastrini e adesivi spiritosi (alcuni avvistati anche sugli elmetti dei poliziotti), numerosi giovani vestiti bene, ma anche molte più facce anziane delle precedenti manifestazioni. Il popolo della piazza si è contato per l’ultima volta, e a quanto pare ha tirato un sospiro di sollievo, dopo che fino a ieri mattina si era temuto di non riuscire a chiudere il cerchio. Anche perché l’idea di una catena umana, ispirata dalle proteste degli indipendentisti baltici della perestroika, è nata spontaneamente su Facebook e ha avuto molte critiche da chi avrebbe preferito un comizio «tradizionale», soprattutto dopo l’adunata dei putiniani allo stadio di Mosca di tre giorni prima. Fino a pochi minuti alle 14, ora di inizio della manifestazione, i presenti sul Sadovoe erano pochi, ma alle tre il cerchio appariva chiuso e in alcuni tratti la gente si metteva in doppia fila. A disturbare la manifestazione sono arrivati i giovani seguaci del premier che hanno cercato di doppiare le file dei «bianchi» fino quasi a spintonarli, sventolando cuoricini con la scritta «Putin ama tutti». Il prossimo appuntamento per l’opposizione è ai seggi il 4 marzo, nella massiccia campagna per sventare i brogli. ANNA ZAFESOVA *** Vladimir, un vincitore destinato a perdere - A quest’ ora, tra una settimana, Vladimir Putin avrà quasi certamente vinto le elezioni presidenziali per la terza volta, un record. Dopo aver governato il Paese per 12 anni - 8 come presidente e gli ultimi 4 come primo ministro - avrà l’opportunità, almeno in teoria, di restare in carica fino al 2024, quando all’età di 72 anni si ritirerebbe finalmente, conquistandosi il primato del più longevo leader russo dai tempi di Stalin. Ma con le più massicce manifestazioni anti-Cremlino dalla caduta del comunismo, 20 anni fa, l’umore è cambiato in soli tre mesi in maniera così drastica che sempre più persone parlano di qualcosa che sembrava inconcepibile: una Russia senza Putin. Qualcuno ritiene che arriverà alla fine del suo prossimo mandato, altri pensano che potrebbe andare via addirittura molto prima. La maggioranza comunque conviene che, mentre Putin si sta riprendendo il suo vecchio ufficio al Cremlino, la Russia assiste all’inizio della fine della sua era. «Resta il politico più popolare del Paese, ma ha certamente scalato il picco e ora assistiamo all’inizio della fine della sua epoca e del sistema che ha costruito, non importa quanto tempo ci vorrà», dice un ex consigliere del Cremlino. E prosegue: «La vera questione è se comprenderà quando è arrivato il momento di lasciare, oppure resisterà oltre». Pochi giorni fa Andrei Kostin, il capo di una delle maggiori banche statali russe e stretto alleato di Putin, ha sorpreso molti scrivendo in un articolo che dopo le elezioni il presidente dovrebbe annunciare che non si ricandiderà: «Per una società aperta del 21˚ secolo 12 anni sono tanti. Nessun leader di un Paese democratico è rimasto in carica per tanto tempo. Dovrebbe annunciare che non cercherà di farsi rieleggere di nuovo». È la prima volta che un potente alleato di Putin ne parla in pubblico. Considerando che personaggi del calibro di Kostin sono di regola molto cauti, molti l’hanno letta come un segnale delle intenzioni del futuro Presidente. Dopo la rielezione Putin ha due possibilità: un giro di vite e l’attacco all’opposizione, oppure allentare la presa sul Paese e promuovere riforme liberali. Nessuna delle due funzionerebbe però. La Russia di Putin è un Paese spesso oscuro, crudele e tormentato, ma non è una dittatura. Il sistema che ha costruito potrebbe venire chiamato autoritario, ma è anche molto più debole e insicuro di quello che appare. Può cercare di controllare il Web con tattiche rudi da Kgb, perseguitare singoli blogger e usare la propaganda. Ma la sua presa sulla società non è abbastanza forte per costruire un «firewall» come quello cinese senza provocare proteste ancora più accese. In molti si aspettano che Putin invece faccia concessioni e acconsenta a qualche riforma. Potrebbe reintrodurre le elezioni regionali che ha abolito nel 2004, consentire partiti autenticamente di opposizione e aumentare la libertà di stampa. Ma il vero nodo del problema è che, dopo 12 anni al vertice, ogni serio tentativo di combattere la corruzione endemica e l’abuso di potere farebbero crollare il sistema che lo tiene al potere. Guardando il tenore di vita eccezionalmente alto dei maggiori esponenti del governo e dell’amministrazione del Cremlino, nessun russo più o meno informato crede che vivano del loro modesto stipendio da funzionari. Chi non è corrotto possiede ricchi business, spesso in combutta con gli oligarchi dei quali promuove gli interessi. Perfino gli stessi abitanti del Cremlino convengono che per combattere realmente la corruzione e l’abuso di potere da parte dello Stato - i due argomenti che maggiormente alimentano la protesta - Putin dovrebbe demolire la casa che ha costruito. Per l’uomo forte della Russia questa è stata la gara per la presidenza più dura della sua vita. Una combinazione di stanchezza degli elettori, corruzione dilagante e rallentamento delle riforme hanno eroso la sua formidabile popolarità, per quanto resta senza dubbio il politico più popolare della Russia. Ghennady Zyuganov, il comunista al secondo posto nei sondaggi, va incontro al record di quattro sconfitte consecutive alle presidenziali e difficilmente conquisterà il 20% dei voti. Sospettosamente ringiovanito da quello che molti credono essere un trattamento al botox, il 59enne Putin ha freneticamente girato il Paese per conquistare abbastanza voti per sfuggire al ballottaggio. Si è fatto ricorso anche a iniziative bizzarre per scuotere gli elettori dall’apatia, come il sito «Putin, la prima volta solo per amore» che ha diffuso video sul tema della perdita della verginità. Uno dei filmati mostra una giovane carina chiedere al medico quale dovrebbe essere la «protezione» per la sua «prima volta». Il dottore dice di condividere la decisione di una scelta «per amore», la telecamera si sposta su un calendario con Putin appeso al muro, e il medico dice: «Con lui, sarà sicuro». Infine, si vede la ragazza avviarsi al seggio, per la sua «prima volta». Più di 100 mila persone hanno preso parte la settimana scorsa in un comizio pro-Putin a Mosca, uno sfoggio di forza per replicare alle proteste massicce dell’opposizione. Alcuni erano dipendenti statali costretti a partecipare, ma la maggioranza erano elettori di Putin. In uno dei suoi discorsi più populisti e cospirologici Putin ha parlato di innominate forze oscure che vogliono sconfiggere la Russia. Una retorica che sa di tempi sovietici. «Siamo un popolo-vincitore, è nel nostro Dna», ha detto Putin con enfasi ricordando poi la sconfitta di Napoleone. «La battaglia per la Russia continua! Vinceremo!». E ancora: «Non permetteremo a nessuno di interferire nei nostri affari interni. Non tradite la patria!». Indubbiamente vincerà domenica prossima, ma gli serviranno idee più fresche del vecchio spauracchio «noi contro di loro» per restare sul suo trono. MARK FRANCHETTI*