FEDERICO GEREMICCA, La Stampa 27/2/2012, 27 febbraio 2012
Gori, da mago della tv a “rottamatore” Pd “Sveglieremo Palermo” - Dice che intende questo suo nuovo impegno come una sorta di servizio civile (che ha davvero svolto, per altro, un po’ di anni fa)
Gori, da mago della tv a “rottamatore” Pd “Sveglieremo Palermo” - Dice che intende questo suo nuovo impegno come una sorta di servizio civile (che ha davvero svolto, per altro, un po’ di anni fa). Spiega che il ritorno in campo, la politica deve saperselo conquistare: recuperando in fretta il coraggio, l’onore e la dignità perduti. «Ma in campo deve tornarci, certo, perché nessuna supplenza può durare troppo a lungo: soprattutto se non ha alle spalle un consenso espresso col voto popolare». E’ quasi ora di pranzo, e ai tavoli del bar Spinnato - salotto buono della città - risotti e timballi di pasta con melanzane soppiantano lentamente cannoli e cassate, che l’hanno fatta da padrone fino a poco fa. Seduto su uno dei divanetti della sala interna, Giorgio Gori - jeans e girocollo parla come un politico (un buon politico, se si vuole) essendo invece del tutto ascrivibile alla categoria dei tecnici, così à la page da qualche tempo in qua. Un paio di mesi fa, sulla spinta di un’inattesa passione per Matteo Renzi e il suo modo di far politica, Gori ha perfino preso - nella sua Bergamo - la tessera Pd: con una scelta di tempo che ricorda l’incoscienza di chi va a vendere gelati al Polo Nord. Ma tant’è. E ora, dunque, è qui, a Palermo: in questo limbo per politicanti disonorati, a dare una mano a Davide Faraone, giovane «rottamatore» della prima ora impegnato nelle primarie con le quali il 4 marzo gli elettori di centrosinistra sceglieranno il loro candidato sindaco. Chi sia Giorgio Gori - e cos’ha fatto - è sufficientemente noto. Enfant prodige e condottiero dell’impero tv di Berlusconi ai tempi del salto di qualità, «gallina dalle uova d’oro» per la società di produzione (la Magnolia) da lui stesso fondata, benestante come non conviene dire, in quest’era di tempi cupi e caccia al ricco, ha deciso di andare controcorrente: lui, che nessuno avrebbe avuto niente da contestare se fosse finito nella squadra di ministri e viceministri del professor Monti, ora è qui a sporcarsi le mani e metterci la faccia: con idee, per la verità, che sembrano assai chiare. «Partiamo da qui, intanto. Io penso veramente - e lo penso perché lo conosco bene - che Davide Faraone sia il miglior sindaco possibile per questa città. Non è soltanto uno che vuole cambiare le cose: sa anche da dove cominciare, visto che la macchina comunale la conosce bene. Non è per caso che è circondato da un gruppo di volontari giovanissimi e straordinari... E poi, per quanto può valere, è anche l’unico dei candidati ad avere in tasca la tessera del Pd. Lo dico perché forse Bersani poteva anche evitare di scendere in campo per Rita Borsellino - donna più che rispettabile, chiariamo - trasformandola nel candidato ufficiale del partito». Naturalmente, c’è chi ha subito ironizzato sulla missione siciliana di Giorgio Gori. La battuta, in fondo, è facile: dall’isola dei famosi (sua fortunata invenzione televisiva) all’isola famosa per i mafiosi... Gori storce la bocca. E però: che politica ha trovato, quaggiù? «Sfuggente, magmatica, una cosa che ti si trasforma continuamente tra le mani, è vero. Qui siamo nel regno del favore e delle cortesie tra amici e amici degli amici: chiedi un favore per avere un certificato, una cortesia perché la tua pratica in Comune vada avanti, è una specie di scambio continuo dove i diritti non esistono più e il cittadino è sempre in debito, e dunque meno libero. Non è mafia, questa: ma certo è il terreno di coltura per ogni possibile illegalità». Beve un po’ di succo d’arancia e intanto dice che a Palermo, in fondo, più che la sua esperienza sul terreno della comunicazione, ha portato semplicemente la sua indole bergamasca: «Cerco di mettere un po’ d’ordine, insomma. Sono quello che quando arriva il lunedì o il martedì mattina, chiede: avete fatto quello che vi avevo detto di fare...? Ma più o meno funziona, la squadra è affiatata e anche se la battaglia di Davide sembra una specie di remake di Davide contro Golia, siamo ottimisti: la sua forza sta nella distanza che ha dai partiti, nel fatto che è un uomo libero, perché non deve favori a nessuno». La strategia comunicativa suggerita a Faraone non prevede polemiche con Rita Borsellino, almeno per ora: «Col cognome che porta sarebbe stupido: siamo tutti in debito di qualcosa. Ma amministrare non è facile. Ci vuole competenza: a volte non basta una vita immacolata...». Palermo, va bene. Ma la voglia di politica di Giorgio Gori è nata prima di Palermo e continuerà anche dopo il mese di maggio, capolinea di queste attese elezioni siciliane. Cominciò tutto con un sms inviato mesi fa a Matteo Renzi: «Ciao, sono Giorgio Gori. Mi farebbe piacere conoscerti...». E così è andata. Il che ripropone, però, la domanda: perché proprio ora? «Prima di tutto perché 27 anni di televisione possono bastare... Poi perché penso che per criticare occorra prima pagare il biglietto... E infine perché sono mesi, ormai, che si racconta la politica come una cosa brutta e sporca. Ma senza politica non si può stare: e allora il problema è cambiarla, perché non è che questa supplenza possa durare all’infinito». Già, i tecnici. Pensi alla vicenda professionale di Giorgio Gori e immagini applausi e lodi per Monti e i suoi: il giudizio, invece, è in parte sorprendente. E comunque articolato. «La fase di fine ottobre, con le liti tra Tremonti e il premier, lo spread che saliva, la paralisi e un’opposizione capace solo dire Berlusconi vada a casa - e non cosa ci sarebbe stato da fare - andava chiusa: e sono contento che sia stata chiusa. Monti sta facendo bene: certo, sul piano della crescita siamo indietro ma mi piace annotare che nell’agenda del premier ci sono 41 dei 100 punti sulle cose da fare che noi abbiamo elencato alla Leopolda. Ma ora il problema riguarda il futuro, la fase da aprire». Giorgio Gori non ha dubbi: c’è un’altra pagina da voltare, in quest’originalissima Italia 2012. «Non sarà facile... Sono tutti all’inseguimento di Monti, e i partiti sembrano aver perfino paura di fare e dire. Ma io non credo si possa stare senza politica; né che sia possibile affidarsi troppo a lungo a chicchessia governi senza aver ottenuto consenso popolare. I partiti devono recuperare coraggio e lungimiranza, riprendersi l’onore perduto e la smarrita credibilità: è importante che accada, e che accada in fretta». Detto da chi aveva deciso di impegnarsi per «rottamare», è una sorpresa. Ma anche, in fondo, un bel sentire...