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 2012  febbraio 25 Sabato calendario

Se la scuola non va più ai 45 all’ora - In Germania, una volta oltrepassata la porta d’ingresso delle aule scolastiche, il tempo scorre diversamente: un’ora, all’improvviso, non dura più 60 minuti, bensì 45

Se la scuola non va più ai 45 all’ora - In Germania, una volta oltrepassata la porta d’ingresso delle aule scolastiche, il tempo scorre diversamente: un’ora, all’improvviso, non dura più 60 minuti, bensì 45. E questo non da oggi, da oltre un secolo: nel 1911 l’allora ministro dell’Istruzione August von Trott zu Solz decise che nei licei prussiani l’ora di lezione sarebbe dovuta durare 45 minuti. In seguito la norma venne estesa alle altre scuole. Obiettivo: condensare l’insegnamento nelle ore mattutine ed evitare che i ragazzi tornassero a scuola nel pomeriggio, come avveniva allora in Prussia, visto che «la digestione del pranzo provoca disattenzione e scarsa capacità di apprendimento pomeridiano» (così il «Giornale generale degli insegnanti tedeschi» nel 1913). La Germania ha assistito nel frattempo alla tragedia di due guerre mondiali, alla scomparsa della Prussia, alla divisione del Paese e alla sua riunificazione. Quella regola, invece, è rimasta intatta. Almeno fino ad ora: i tedeschi hanno infatti iniziato a ribellarsi al diktat prussiano. Sempre più scuole abbandonano l’ora di lezione da 45 minuti e sperimentano nuovi modelli: c’è chi applica l’ora da 60 minuti, chi azzarda quella da 67,5 minuti, chi opta per quella da 80 e chi si allarga fino a 90. In fondo, in un sistema federale come quello tedesco, in cui l’istruzione rientra tra le competenze dei Länder, ogni scuola può decidere come meglio raggiungere il monte ore annuale prestabilito. I motivi della rivoluzione silenziosa sono molti. «Gli studenti devono prepararsi per meno materie al giorno e portarsi dietro meno libri, l’andamento della giornata è più tranquillo, visto che si cambia classe meno frequentemente per andare, ad esempio, in palestra o nei laboratori, e poi i professori possono affrontare progetti più ampi e stimolare il dibattito», afferma Silvia Zeckra, vicepreside del Barnim-Gymnasium, un liceo di Berlino in cui da due anni l’ora di lezione dura 90 minuti. «L’esperienza ci insegna che 45 minuti sono troppo pochi, soprattutto se non si vuole scegliere lo stile d’insegnamento cattedratico, quello della lezione frontale, senza scambio con gli studenti», aggiunge Gerhard Fischer, preside di un liceo di Troisdorf, tra Bonn e Colonia. Gli esperti appaiono perplessi. «L’ora da 45 minuti non è più al passo coi tempi», ci spiega Maria Anna Kreienbaum, professoressa di didattica all’università di Wuppertal.«Per apprendere i ragazzi devono essere attivi e autonomi, ma per farlo c’è bisogno di tempo, non bastano 45 minuti». La contrapposizione tra modelli ha raggiunto anche l’Italia: la scuola tedesca di Milano applica l’ora da 45 minuti («Siamo soddisfatti, così andiamo anche incontro alle necessità dei genitori», nota il dirigente scolastico Reiner Ries), mentre in quella di Roma vige l’ora da 90 minuti («Forme d’insegnamento moderne necessitano di più tempo», argomenta il vicepreside Bernhard Mieles). Resta da capire perché ci siano voluti decenni per avviare una discussione in materia. Secondo il preside Fischer «l’ora da 45 minuti era vista come una legge di natura, le cose sono cambiate quando i risultati nelle scuole tedesche sono peggiorati». La svolta è insomma un effetto dello choc provocato in Germania dagli scarsi risultati raggiunti dagli studenti tedeschi nel primo studio «Pisa» dell’Ocse (2001). E in futuro? Sigrid Baumgardt, del sindacato degli insegnanti Gew, è convinta che «non ci sarà un’inversione di tendenza ».