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 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

L’inutile carrozzone della censura - Lei: «Tu sei molto stressato... Vuoi pompino?». Lui: «No grazie, ma faccia come se avessi accetta­to »

L’inutile carrozzone della censura - Lei: «Tu sei molto stressato... Vuoi pompino?». Lui: «No grazie, ma faccia come se avessi accetta­to ».Dialogo d’un film a luci rosse? Macché trattasi di uno scambio di battute tra Giorgia Wurth - nel ruo­lo di una pornostar dell’Est - e Fa­bio De Luigi in Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi al vertice del botteghino da due settimane. Una commedia che è stata pubbli­cizzata per famiglie tanto che sul sito di Famiglia Cristiana ( ma non ditelo a Celentano) se ne parla spensieratamente come di un «porno-sentimental». Salvo poi appioppare alle famiglie con pro­le il compito di stare a spiegare co­s’è appunto la fellatio, come ci si muove in una «dark room», che co­sa sta a significare il nome d’arte del pornodivo protagonista (Max Twentyfiver ossia «Max 25 centi­metri ») oppure che unità di misu­ra è «tre orgasmi casello casello: Orte, Arezzo e Figline Valdarno!». Anche perché la commedia di Brizzi ha avuto il nulla osta della commissione di revisione cinema­tografica - la cosiddetta censura ­del Ministero per i Beni e le Attivi­tà Culturali. Insomma è un «film per tutti» da 0 a 99 anni come nei giochi da tavolo. Qui non si tratta di fare del moralismo o di essere bacchettoni. Qui si tratta di chie­dersi se ha ancora senso tenere in piedi un sistema mastodontico ­sono ben otto le commissioni del­la Direzione Generale per il Cine­ma composte ognuna da nove per­sone- attivo quasi ogni giorno per analizzare circa 500 domande al­l’anno di richiesta di nulla osta. Per poi affibbiare il massimo divie­to, quello ai minori di 18 anni, a so­lo 6 film in tutto il 2011. Legger­mente più significativi i 48 divieti ai minori di 14 anni (tra cui il passo falso di Quando la notte di Cristi­na Comencini, derubricato «per tutti» non appena sono montate le polemiche). Titoli che comun­que, nella stragrande maggioran­za dei casi, neanche arrivano in sa­la o, com’è accaduto per Enter the Void di Gaspar Noé, sono disponi­b­ili contemporaneamente al cine­ma e sul sito www.ownair.it che li noleggia legalmente e in via teori­ca anche ai minori. Basta inventar­si una diversa data di nascita e il di­vieto viene aggirato. Così,magari,oggi che c’è un go­verno cosiddetto tecnico si può tentare l’azzardo di rivedere una legge sulla«censura»che risale ad­dirittura al 1962 (Bondi ci ha pro­vato ma sappiamo com’è andata a finire). Nel solco non solo della semplificazione ma anche del ri­sparmio ( i commissari- magistra­ti, psicologi, critici cinematografi­ci, rappresentanti delle associa­zioni dei genitori e di quelle anima­liste - prendono poco, è vero, solo 23 euro lordi per vedere i film ma è tutto l’ambaradan che costa). E poi,ora che alla guida del Ministe­­ro c’è Lorenzo Ornaghi, di area cat­tolica, non ci si potrebbe aspettare un interesse maggiore verso le fa­miglie? È troppo chiedere che lo spettatore venga informato su che cosa va a vedere e poi decidere se far seguire ai figli l’ora di educazio­ne sessuale o di violenza al cine­ma? La verità è che si potrebbe fa­re una riforma semplice semplice e a costo zero. Magari seguendo l’esempio degli Stati Uniti dove so­no i produttori a regolamentarsi (un po’ come il sistema dei bollini tv) e dove di un film viene consi­gliata e motivata la visione per i più piccoli accompagnati dai geni­­tori, poi c’è lo step per quelli che hanno meno di 13 anni, seguito dalla temuta indicazione «R» che sta a significare la presenza di con­tenuti violenti o sessualmente espliciti e infine il divieto ai minori di 17 anni. La cosa curiosa è che una rifor­ma del genere troverebbe d’accor­do tutti, il Ministero (dalla Direzio­ne Generale per il Cinema fanno sapere che«è un’esigenza avverti­ta ») ma anche i produttori. «L’ab­biamo proposto in più occasioni ­dice Riccardo Tozzi presidente dell’Anica, la «Confindustria» del cinema - perché tutto sommato i film li conosciamo meglio noi e non avremmo interesse a portare in sala gli spettatori sbagliati, sa­rebbe un boomerang». E infatti nel passato c’è stato il caso clamo­roso di Hannibal di Ridley Scott vietato ai minori di 14 anni dal di­stri­butore dopo che aveva ottenu­to il nulla osta ministeriale o dal di­sneyano A Christmas Carol di Ro­bert Zemeckis che è stato accom­pagnato in sala dal cartello in cui si avvertiva che poteva impressiona­re i bambini al di sotto dei 6 anni.