Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

Cern, il caso è chiuso? “Dateci ancora tempo” - In fondo, ai neutrini che vanno più veloci della luce non ci aveva mai creduto nessuno

Cern, il caso è chiuso? “Dateci ancora tempo” - In fondo, ai neutrini che vanno più veloci della luce non ci aveva mai creduto nessuno. Forse neppure Antonio Ereditato, il portavoce dell’Esperimento Opera, fin da subito quasi ossessivo nel chiedere cautela. I ricercatori che il 23 settembre avevano presentato al mondo i neutrini superveloci, dopo cinque mesi rivelano quello che sembra essere stato l’errore fatale. Il Cern di Ginevra oggi è il centro nevralgico della fisica mondiale, ed è il punto da cui i neutrini iniziano il loro viaggio verso le apparecchiature situate nei laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Qui al Cern, il disappunto si sente. Se i neutrini dovevano essere spinti giù dal podio appena conquistato, si sperava che a farlo fosse qualcosa di emozionante, ad esempio un imprevedibile effetto della natura, o almeno un’inaspettata bizzarria degli strumenti. Invece i neutrini sembrano essere inciampati su un errore nel calcolo della velocità. L’istante della partenza dei neutrini dal Cern di Ginevra e quello del loro arrivo fuori dai laboratori del Gran Sasso sono misurati graziea un precisissimo sistema Gps. Opera però si trova nel ventre della montagna, inaccessibile a qualsiasi segnale satellitare. Quindi le informazioni del Gps devono essere portate all’orologio atomico dell’esperimento Opera, e questo viene fatto attraverso un cavo in fibra ottica. Proprio una imperfezione in un collegamento fra il cavo e una scheda elettronica, avrebbe causato l’apparente anticipo nell’arrivo dei neutrini: quei 60 miliardesimi di secondo di vantaggio sulla velocità della luce che hanno stupito il mondo. Insomma, un minuscolo errore in un sistema ad alta tecnologia. Semplificando, tutto si riduce a qualcosa di banale: la misura della velocità dei neutrini è stata falsata perché un cavo funzionava male. «Il diavolo si nasconde nei dettagli, e abbiamo passato mesi a cercare di scovare i problemi, ora abbiamo un possibile candidato ma ancora una volta bisogna lavorare per confermare i nostri sospetti. Al momento non sappiamo da quanto tempo quel collegamento fra la fibra ottica e la scheda elettronica fosse mal funzionante, e dunque non possiamo essere certi che sia davvero la fonte del problema. Tra poche settimane o al massimo mesi avremo una risposta», spiega Antonio Ereditato con estrema calma. Se è deluso, non lo lascia trasparire. Nel tono si intuisce piuttosto la stanchezza accumulata in mesi convulsi ed emozionanti. In realtà, i ricercatori di Opera hanno individuato due punti deboli nell’esperimento. Il secondo è legato all’orologio che misura il momento di arrivo dei neutrini, ma paradossalmente il suo effetto è opposto a quello del precedente, e ridurrebbe il vantaggio dei neutrini facendoli sembrare più lenti di quanto non siano in realtà. Per fare davvero chiarezza occorre ancora tempo. Ma proprio ieri un fisico spiegava che gli scienziati hanno un intuito plasmato dall’esperienza: anche se il metodo scientifico li costringe a fare tutte le verifiche, spesso riconoscono a naso la validità di un risultato o di una spiegazione, proprio come uno sportivo capisce da pochi palleggi se un giocatore è una schiappa o un campione. E oggi l’intuito di tutti dice che il caso dei neutrini superveloci è chiuso. «Presto invieremo nuovi neutrini verso il Gran Sasso dove, come già previsto, altri tre esperimenti oltre a Opera ripeteranno la misura della velocità dei neutrini, e una simile misura è anche in corso a Fermilab di Chicago - spiega Sergio Bertolucci, direttore della ricerca del Cern -. Riguardo alla notizia di oggi, è importante che siano stati gli stessi ricercatori dell’esperimento Opera ad individuare il possibile problema». La scienza moderna è uno strano intreccio di collaborazione e competizione: si lavora insieme, ma allo stesso tempo tutti desiderano essere i primi. I ricercatori di Opera hanno dimostrato di essere comunque di altissimo livello, perché hanno saputo smentire la scoperta che avrebbe proiettato loro stessi nell’empireo della scienza. «La nostra collaborazione ha messo a punto un sistema avanzatissimo per misurare le velocità delle particelle, e in sostanza funziona, quindi potrà essere usato in altri esperimenti. Di questo siamo soddisfatti», dice ancora Antonio Ereditato. A fine giornata nei corridoi del Cern si parla d’altro. Del grande acceleratore Lhc che a giorni riprenderà a funzionare dopo una lunga pausa invernale. E delle molte avventure intellettuali in corso che non cambieranno la nostra visione dell’universo con un violento colpo di mano, ma che la faranno progredire un passo dopo l’altro.