Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

Le banche pagano il conto del salvataggio della Grecia - La partecipazione al salvataggio della Grecia pesa sui conti delle banche francesi e tedesche, fortemente esposte al debito ellenico

Le banche pagano il conto del salvataggio della Grecia - La partecipazione al salvataggio della Grecia pesa sui conti delle banche francesi e tedesche, fortemente esposte al debito ellenico. Il conto più salato lo paga la franco-belga Dexia, già gravata da forti difficoltà finanziarie legate ai costi delle dismissioni di asset tossici: 3,4 miliardi di accantonamenti, pari a un taglio del 75% del valore nominale dei titoli. Unita alla minusvalenza da 4,05 miliardi per la cessione della Filiale Dexia Banque Belgique e alla perdita da quasi 1 miliardo prevista per la cessione del ramo francese Credit Municipal, porta il risultato finale dell’esercizio 2011 a un rosso da 11,6 miliardi di euro. La Grecia pesa fortemente anche sui conti di Credit Agricole SA, entità quotata dell’omonimo gruppo, che subisce un duplice contraccolpo: quello diretto dell’haircut del 74% sui titoli sovrani, svalutati per 1,327 miliardi di euro, e quello del deprezzamento della filiale greca Emporiki, per oltre 1 miliardo. L’impatto complessivo sul risultato finale ha raggiunto quindi i 2,378 miliardi di euro, contribuendo a farlo scivolare in rosso per 1,470 miliardi, nonostante la dinamica positiva di tutti i segmenti in Europa e la crescita del 3,3% del margine di intermediazione. Mantiene invece i conti in nero la tedesca Commerzbank, ma con un utile più che dimezzato, da 1,430 miliardi a 638 milioni di euro, e un risultato operativo in crollo del 63,4% a 507 milioni. Il gruppo ha ridotto il valore dei titoli greci in portafoglio del 73,6%, con un accantonamento complessivo da 2,3 miliardi di euro. La svalutazione ha pesato in particolare sul ramo di attività finanziarie, responsabile della gestione degli asset, che ha chiuso l’esercizio con una perdita record, da oltre 3,9 miliardi di euro.