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 2012  febbraio 29 Mercoledì calendario

Notizie tratte da: Dambisa Moyo, La follia dell’Occidente, Rizzoli 2011, pp. 324, 19 euro.Il 9 luglio 2008 il governo di Abu Dhabi ha acquistato il grattacielo Chrysler di New York per 800 milioni di dollari

Notizie tratte da: Dambisa Moyo, La follia dell’Occidente, Rizzoli 2011, pp. 324, 19 euro.

Il 9 luglio 2008 il governo di Abu Dhabi ha acquistato il grattacielo Chrysler di New York per 800 milioni di dollari. (pag. 9)

L’America della Grande depressione: nel 1933 il valore dei titoli scambiati alla Borsa di New York era inferiore al 20% dei massimi registrati nel 1929; la disoccupazione era salita al 25%. (19)

Nel 1941 il presidente Roosevent promulga la legge Affitti e prestiti, che regolamenta la vendita, lo scambio, la locazione e il prestito di tutto l’equipaggiamento militare che gli Alleati avrebbero ritenuto necessario. Tra il 1941 e il 1945 gli Stati Uniti trasportano oltreoceano materiale bellico per 50 miliardi di dollari (eqiuivalenti a 700 miliardi del 2007). Grazie alla legge Affitti e prestiti gli Stati Uniti conquistano il primo posto al mondo nella produzione industriale. (20-21)

Il Pil degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale passa dagli 88,6 miliardi di dollari del 1939 ai 135 miliardi del 1944, anno in cui tasso di disoccupazione scende all’1,2%, minimo storico mai più raggiunto. (21)

Aderendo al programma Affitti e prestiti, la Gran Bretagna ha contratto un debito complessivo di 83,83 miliardi di dollari. Ha versato l’ultima rata il 31 dicembre 2006. (20)

In dieci anni, dal 1950 al 1960, il volume delle esportazioni degli Stati Uniti passa da 9.993 milioni di dollari a 19.626 milioni. Nel trentennio che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta l’America esercita la sua influenza in ogni settore. (23)

Tre gli ingredienti fondamentali per la crescita economica: il capitale, il lavoro, la produttività totale dei fattori. (27)

Lo sbarco sulla Luna, esempio di combinazione degli elementi fondamentali della crescita. Capitale: il budget annuo della Nasa portato da 500 milioni di dollari nel 1960 a un massimo di 5,2 miliardi nel 1965. Il costo totale del progetto Apollo si è aggirato fra i 20 e i 25 miliardi di dollari del 1965 (circa 135 del 2005). Lavoro: tra dipendenti della Nasa e collaboratori esterni, il numero di individui al lavoro sul programma spaziale passò da 36.000 nel 1960 a 376.000 nel 1965. (28)

Domesday Book (Libro del giorno del giudizio): il censimento commissionato da Guglielmo il Conquistatore nel 1086 per stabilire il valore complessivo dell’Inghilterra. Risultato: circa 73.000 sterline. Un osservatore dell’epoca: «Il conteggio non ha omesso una sola pelle conciata, una sola iarda di terreno né un solo bue, una vacca o un maiale». (32)

Nel 1820 il Pil dell’Europa valeva oltre un quarto del Pil mondiale (il 26,6%), quello del Giappone il 3%, quello degli Stati Uniti l’1,8%. Insieme non facevano la quota rappresentata dalla Cina, che era pari al 32,4%. (36)

Il predominio cinese dei primi Ottocento alimentato soprattutto dall’insaziabile domanda di porcellane, di nanchina (un tipo di cotone grezzo) e di tè da parte dei paesi occidentali. Il tè, che nel 1822 rappresentava da solo il 36% delle merci importate in America dalla Cina, nel 1860 salì al 65%. (36)

L’esportazione di tè, cotone, spezie e in parte dell’oppio dà anche all’India del 1820 una posizione dominante: la sua quota di Pil mondiale è del 16% (in calo però rispetto a un secolo prima: nel 1700 col 23% era equivalente a quella della Cina e dell’Europa). (36)

Tra il 1870 e il 1913 l’India inaugura quasi 50.000 chilometri di nuove linee ferroviarie. (36)

Dal 1820 al 1890 la quota del Pil cinese crolla del 40%, quella dell’America cresce fino a superare il 13%, l’Europa (soprattutto l’Inghilterra) compie un balzo in avanti e si colloca in testa alla classifica con il 40%. Nel 1950 l’America e l’Europa del boom economico rappresentano insieme il 60 % del Pil mondiale (gli Stati Uniti da soli hanno poco meno del 30%). La Cina è al 5,2%, l’India al 3,8%, il Giappone traumatizzato dall’atomica e dalla sconfitta al 3,4%. (37)

Dongguan, provincia del Guangdong, in Cina. Nel 1979 aveva un milione di abitanti, nel 2007 quasi sette milioni. Sede di circa 15.000 società internazionali, uno dei principali centri di produzione di componentistica per computer, capitale della fabbricazione di giocattoli in una provincia che rappresenta da sola il 70% della produzione cinese in questo settore. Nel 2002, con un volume di esportazioni nel mondo di quasi tre miliardi di dollari americani, era al terzo posto nella classifica delle metropoli cinesi, preceduta solo da Shanghai e Shenzen. (38)

Nel 2006 per la prima volta dal secondo dopoguerra la somma delle quote di Pil mondiale rappresentate dalle economie emergenti è superiore a quella degli Stati Uniti: 27,4% contro 26%. (41)

Negli ultimi vent’anni la Cina è stata l’economia dalla crescita più rapida nel mondo: ha superato la Germania (che era al terzo posto) nel 1982 e il Giappone nel 1992. Nel 1978 il suo Pil annuo si aggirava intorno ai 150 miliardi di dollari. Nel 2008 è arrivato a 4.000.

La Cina è al primo posto nel mondo per le esportazioni e le riserve patrimoniali, per il numero di utenti di telefoni cellulari e Internet, per le automobili vendute (nel 2009 con 2,3 milioni di veicoli immatricolati ha superato per la prima volta gli Stati Uniti).

Alla fine del 2008 i milionari cinesi erano più di quelli britannici (364.000 contro 362.000). (43)

L’India disporrebbe di un capitale di circa 1.500 miliardi di dollari depositati in banche svizzere: più denaro non contabilizzato del resto del mondo messo insieme. Una cinquantina di miliardari indiani hanno la residenza in Svizzera. (44)

Con 470 miliardi di dollari la Russia occupa il secondo posto nella classifica dei depositi nelle banche svizzere. Al terzo, unico paese occidentale, c’è la Gran Bretagna (390 miliardi), al quarto e quinto l’Ucraina e la Cina (100 miliardi e 90 miliardi di dollari rispettivamente). (44)

Nei primi mesi del 2008 il volume complessivo di denaro investito dai paesi emergenti in istituzioni finanziarie occidentali aveva superato i 30 miliardi di dollari. (46)

Americani proprietari dell’abitazione in cui vivono: il 47,8% nel 1930, il 61,9 nel 1960, il 66,2% nel 2000.

«In Inghilterra, in America e in tutto il resto del mondo industrializzato la reazione dei governi alla crisi finanziaria del 2008 è stata quasi immancabilmente la scelta di tagliare i tassi di interesse unita a un ulteriore indebitamento dei governi stessi. L’alternativa (notevolmente più sostenibile e risolutiva) sarebbe stata stringere la cinghia, tagliare i consumi e incoraggiare i cittadini a vivere dei propri mezzi, ma dal punto di vista politico era un’opzione ben poco appetibile». (68-69)

«Ai governi non dovrebbe interessare se i cittadini prendono in affitto o acquistano l’abitazione in cui vivono. Gli Usa, invece, incentivano l’acquisto di abitazioni». (76)

Gli unici modi per progredire e vincere nel gioco della proprietà immobiliare (quando è quella in cui si vive) sono andare in pensione (si può vendere la casa, ricavarne una buona quantità di liquidi e trasferirsi in un alloggio più modesto) o morire.

Teoria di Robert Schiller: a lungo termine l’effettiva redditività di un’abitazione di proprietà è pari a zero. (77)

«La principale falla nelle politiche finanziarie ed economiche a lungo termine adottate dall’Occidente» è «dovuta all’inadeguatezza dei creditori e alla loro incapacità di compiere il loro dovere fiduciario fondamentale, che consiste nel tenere sotto controllo i salti mortali degli azionisti, affamati di rischio. La quantità di debito accumulato nel corso degli ultimi vent’anni è una componente decisiva del declino strutturale dell’economia americana». (83)

Sia gli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale, sia la Cina negli ultimi anni hanno fatto in modo di trasformare gli acquirenti dei loro prodotti al tempo stesso in debitori. (84)

Titolari di carte di credito in America nel 2005: 164 milioni. Carte in circolazione: 1,5 miliardi. Debito totale attraverso le carte: 823 miliardi di dollari. (90)

Bolle speculative: la bolla dei tulipani. La tulipanomania esplosa in Europa negli anni Trenta del Seicento provoca un aumento vertiginoso dei prezzi: i bulbi più rari vengono scambiati per l’equivalente di sei volte il salario di una persona comune. Nel 1635 un lotto di quaranta bulbi è venduto per 100.000 fiorini, equivalenti all’incirca a 1.028.000 euro attuali. (99)

Come si è creata la grande liquidità che ha preceduto la crisi del 2008. Si prende a esempio un’azienda occidentale che negli anni Novanta produce impermeabili. Operando sul posto fabbrica un impermeabile a 100 dollari e lo rivende a 150, realizzando un profitto di 50 dollari. Il calo dei costi della comunicazione e del trasporto, l’evoluzione delle tecnologie (che consente di comprimere le giacenze), la possibilità di acquistare forza lavoro più a buon mercato, soprattutto nei paesi emergenti, fanno sì che lo stesso impermeabile possa essere fabbricato all’estero per soli 10 dollari e rivenduto al dettaglio sempre a 150 dollari, con un profitto salito a 140. Questo maggiore profitto in parte sarà reinvestito, in parte si tradurrà in stipendi più alti per i dipendenti occidentali, in parte sarà affidato a una banca. La banca così avrà più soldi da prestare. I dipendenti, forti di una rendita maggiore, potranno ottenere prestiti più consistenti. (104)

L’eccesso di denaro nel corso degli anni Novanta è tale che intorno al 2000 le attività tradizionali di investimento risultano praticamente esaurite. Le banche prestano anche a soggetti dalla cattiva storia creditizia con la formula del mutuo sub-prime. Prende piede l’abitudine di riconfezionare gli strumenti standard come azioni e obbligazioni in queste forme inedite. (108)

Marzo 2007: il valore complessivo dei mutui sub-prime erogati negli Usa è stimato intorno ai 1.300 miliardi di dollari; 7,5 milioni di mutui di questo tipo presentano problemi di insolvenza. Luglio 2007: i mutui sub-prime da soli sono responsabili del 43% dei pignoramenti. Fine 2007: negli Stati Uniti quasi 1,3 milioni di proprietà destinate a uso abitazione sono state oggetto di pignoramento (quasi l’80% in più rispetto al 2006). (116, 120)

L’articolo sul presidente cinese Hu Jintao sparito alcuni anni fa dall’edizione del mattino di un grande quotidiano cinese. Il giornale era già uscito dalle rotative: nel giro di poche ore era stato mobilitato un esercito di lavoratori per tagliare la pagina incriminata. Operazione effettuata su due milioni di copie. (123)

I centenari, il segmento della popolazione americana dalla crescita più rapida. Nel 1940 erano 3.700, oggi centomila. (127)

Alec Holden, che nel 1997, a novant’anni, scommise con la società specializzata William Hill che sarebbe arrivato ai cento. William Hill lo diede 250 contro uno. Nel 2007 Holden ha vinto la scommessa. William Hill ha portato a 105 anni il traguardo per questo genere di scommesse, abbassando in più la quota (150 a 1). «Per essere dati 250 a 1 come il signor Holden bisognerà arrivare a 110, e anche in questo caso non si potranno puntare più di 100 sterline». (126)

In tutti i paesi l’età media salirà da 29 a 38 anni da qui al 2050 (previsione Onu). (128)

Attuale media globale di natalità: 2,6 figli per ogni donna (era 4,3 negli anni Settanta). (128)

Il peso degli obblighi pensionistici, cresciuto fino a farsi insostenibile, uno dei principali fattori del declino dell’industria americana dell’automobile. (129)

General Motors, leader mondiale nelle vendite di auto per settantasette anni consecutivi, dal 1931 al 2007, proprietaria di stabilimenti in trentaquattro paesi, fonte di lavoro per 250.000 dipendenti. Otto milioni e mezzo i veicoli prodotti nel 2008. (129)

Negli Stati Uniti i sistemi pensionistici pubblici promossi dalle agenzie per la sicurezza sociale (tra cui Medicare e Medicaid) inghiottono fino al 40% del bilancio annuo del governo. (134)

In Cina non esiste un sistema pensionistico statale. (137)

Londra. Nel 1960 il 30% della ricchezza della città proveniva dal settore manifatturiero. Nel 1990 la cifra si era ridotta all’11%. In tutto il Regno Unito, tra il 1976 e il 2006 il numero di lavoratori impiegati nell’industria manifatturiera è calato del 50%: da 7 milioni a 3,4. (139)

Studenti di Ingegneria negli Stati Uniti: circa 65.000. In Cina: 3,7 milioni.

Oltre il 70% delle lauree di primo livello conseguite in Cina è in materie scientifiche o in Ingegneria. In America il rapporto tra laureati in Legge e in Ingegneria è di 41 a 1. (140)

La carriera dei laureati al Mit, Massachusetts Institute of Technology: il 27,2% approda nel settore finanziario, il 15,6 diventano programmatori e informatici, il 12,9% consulenti gestionali. «I laureati in Ingegneria e Biotecnologie puntano tutti a Wall Street». (159)

Hi Jintao, presidente cinese, laureato in Ingegneria idraulica. Wen Jiabao, primo ministro, in possesso di un dottorato in Ingegneria. (142)

Thomas Jefferson (1801-1891), inventore, orticoltore, archeologo, paleontologo: ultimo presidente americano con una formazione di tipo scientifico. (142)

Richieste di brevetto avanzate da inventori sudcoreani: 13 nel 1978, 8.731 nel 2008.

La Cina, nel 2008 primo paese al mondo per gli accessi a Internet (180 milioni di utenti contro i 163 milioni degli Usa). Il 55% degli utenti di Internet vive in paesi in via di sviluppo (il 41,3% nella regione Asia-Pacifico), il resto si divide tra Stati Uniti (18,4%) ed Europa (28%) (stime dell’agenzia comScore a fine 2008). (197)

La Cina, creditrice nei confronti degli Stati Uniti del 23,4% del totale dei prestiti contratti dall’America (nel luglio 2009 possedeva buoni del tesoro Usa per 800,5 miliardi di dollari). (211)

L’Associazione ingegneri civili americani calcola che il 30% dei 590.750 ponti del paese sono «strutturalmente carenti o obsoleti sotto il profilo funzionale». Una loro messa a norma richiederebbe una spesa di 9,4 miliardi di dollari all’anno per vent’anni. (220)

Tra il 2006 e il 2010 la Cina ha speso 200 miliardi di dollari solo per le ferrovie (stima dell’Economist). Nel 2020 uno su due dei treni ad alta velocità del mondo circolerà in Cina. (222)

Le tredici principali società petrolifere del mondo, misurate in base alle loro riserve, sono controllate dai governi nazionali di paesi emergenti. Le principali aziende petrolifere occidentali (ExxonMobil, Bp, Shell) sono tutte in mano ad azionisti privati. Tutte insieme rappresentano il 10% della produzione petrolifera mondiale e controllano al massimo il 3% delle riserve. (224)

L’Unità per lo sviluppo sociale di Singapore: agenzia matrimoniale gestita dal governo la cui missione è «promuovere il matrimonio tra i laureati single, inculcare in tutti i single un atteggiamento positivo nei confronti del matrimonio e favorire la formazione di famiglie forti e stabili in tutta la repubblica di Singapore». (225)

L’equazione del Pil: Y uguale C+I+G+(X-M). Dove Y è il Pil di un paese, C rappresenta i consumi, I la somma totale degli investimenti, sia pubblici sia privati, G la posizione patrimoniale netta del governo, cioè le sue entrate meno le spese, X-M la differenza tra le esportazioni e le importazioni. (226)

Nel 2007 le spese di consumo dei nuclei familiari americani rappresentavano il 70% del Pil. In India era il 54%, in Cina il 35%. (228)

Nel 2007, al termine di alcuni decenni di ascesa precipitosa, il commercio cinese è arrivato a rappresentare il 75% del Pil. (232)

Risparmio medio dei nuclei familiari cinesi: 30% del reddito. Di quelli americani: -0,4%. «I cinesi, parsimoniosi, non hanno fatto che risparmiare, mentre gli americani, scialacquatori, si sono indebitati fino ai capelli a forza di spese» (Stephen Roach, ex capo economista di Morgan Stanley). (229)

La volta che chiesero a Henry Ford perché versava ai suoi operai stipendi più alti della media: «Li pago di più perché voglio che comprino le mie automobili». (231)

Lagos, costruita su un arcipelago di isolette da meno di un chilometro quadrato ciascuna. Entro il 2035 dovrebbe avere 40 milioni di abitanti. (255)

«In termini economici il mondo è messo pressappoco così:gli Usa e la maggior parte dell’Europa occidentale stanno esaurendo il capitale, le dinamiche della loro forza lavoro sono compromesse (popolazione sempre più anziana e scolarizzazione sempre più carente) e la morsa del loro antico monopolio tecnologico si sta a poco a poso allentando. Il resto del mondo in scesa, con la Cina in testa ma non in una posizione esclusiva, ha grosse somme di denaro in banca, prospettive di gran lunga più rosee in fatto di forza lavoro ed è animato da uno slancio che potrebbe catapultarlo ai primi posti della corsa allo sviluppo tecnologico». (270)

Goldman Sachs prevede che nel 2050 solo gli Stati Uniti, tra gli attuali leader economici, sarà ancora una delle prime cinque economie mondiali (le altre saranno Cina, Brasile, India e Russia). (271)