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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

L’ANARCHICO CONTADINO A VOLTO SCOPERTO

Adesso stacco perché sta salendo un rocciatore e devo attrezzarmi per difendermi”. È l’ultima frase di Luca Abbà ieri mattina in diretta su Radio Blackout, emittente antagonista torinese di cui è redattore. “Non ti fare male. Ciao Luca”, gli ha risposto lo speaker. Pochi secondi dopo Abbà, 37 anni il 16 marzo prossimo, era a terra, sotto il traliccio della Clarea, vicino al cantiere del tunnel esplorativo del Tav. Stava cercando di resistere “a un pubblico ufficiale”, come ha fatto altre volte, quando ha preso una scossa. Da ieri è ricoverato al Centro traumatologico ortopedico di Torino. Per il bollettino medico serale le sue condizioni sono stazionarie: reagisce bene alle terapie, ma verrà mantenuto in coma farmacologico due o tre giorni, fino a quando non si capirà se la scossa ha fatto danni più gravi. Intanto per alcuni simpatizzanti del movimento era già diventato la nuova vittima delle forze dell’ordine: “È come il ‘malore attivo’ per Pinelli”, diceva un testimone a Radio Black Out nel pomeriggio. “È ‘stato’ caduto”, rispondeva lo speaker citando Carlo Giuliani. Fuori dall’ospedale anche momenti di tensione: un cronista e un fotografo de “La Stampa” sono stati presi a calci, così come altri giornalisti sarebbero stati costretti a cancellare parti dei loro filmati sotto minaccia.
Per la Digos pure Luca Abbà è un anarchico. Ieri doveva essere in tribunale per il processo sullo sgombero del centro sociale “L’Ostile”, accusato di resistenza e lesioni. Sempre per resistenza, nel 2009, è stato condannato a un anno in merito alle proteste del 6 dicembre 2005 contro lo sgombero del presidio di Venaus. Stessa denuncia per le manifestazioni contro il transito dei treni con le scorie nucleari. Nel 2003 è stato assolto per insufficienza di prove a Genova per una contestazione contro una fiera di biotecnologie nel maggio 2000. A giudicarlo era Andrea Beconi, ora procuratore aggiunto a Torino, che ieri, col pm Giuseppe Ferrando, è stato alla Clarea per indagare sull’episodio. I due magistrati investigano anche sugli scontri tra No Tav e polizia nella scorsa estate, inchiesta nella quale Abbà non è coinvolto, così come è estraneo al processo contro Beppe Grillo, Alberto Perino e altri militanti per la violazione di sigilli alla baita. Anzi, stando a “Repubblica”, nelle ultime manifestazioni invitava i partecipanti “per un girotondo d’assedio alle reti dello scandalo, disarmati e a volto scoperto”. È così che lo conoscono i militanti per cui Abbà è il leader del “comitato No Tav dell’Alta Valle”. Ha sposato la causa al punto che, racconta Massimo Zucchetti, docente del Politecnico e blogger del “Fatto”, “dieci anni fa è tornato in Valsusa, nella casa di famiglia, per dedicarsi all’agricoltura. In breve tempo è diventato leader del comitato dell’Alta Valle, zona in cui la lotta è sentita meno rispetto la Bassa Valle. Ha un approccio del tutto non violento, fatto di resistenza e occupazioni”. Nella casa dei nonni e del padre a Cels, frazione di Exilles, Abbà ha cominciato l’attività di contadino e ha acquistato alcuni terreni: “Non più di un mese fa l’ho incontrato davanti al Palazzo di Città a vendere i suoi prodotti biologici” , racconta Giuliano Ramazzotti, della Federazione di Sinistra. Zucchetti ricorda un gesto “che è rimasto nella memoria”, l’appello al deputato Pd Stefano Esposito, un “Sì Tav”. Era il 10 marzo 2010 e Abbà, considerato dall’onorevole un professionista della violenza, rispondeva: “Invito Esposito questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo”.