il Fatto Quotidiano 25/2/2012, 25 febbraio 2012
BUSI, MONTANELLI E LA REGATA
In segno di solidarietà verso il giornalista Formigli e contro il verdetto del Tribunale di Torino che lo condanna, in solido con la Rai, al pagamento di 7 milioni di euro per una questione di assoluta futilità quale un test di velocità in più o in meno, visto che non si tratta di auto da corsa in competizione tra di loro, che il limite sulle autostrade è di 130 km orari e che l’auto Fiat in questione farà come tutte minimo i 160, quindi già fin troppo (immagino il gran numero di padri di famiglia che ai loro figli neopatentati avranno comprato tale auto proprio grazie a questo suo pregio messo in risalto da Formigli: non esiste la pubblicità negativa, realtà che nessun giudice che dirime i cosiddetti reati di diffamazione a mezzo stampa dovrebbe ignorare, altrimenti meglio vada a pagnotta direttamente al Santo Uffizio invece che attingere dalle nostre tasche), prego il Fatto di pubblicare il racconto, compresso, “Avanti e indietro” inserito in Sentire le donne, edito da Bompiani nel 1991 (e sottolineo la Bompiani del tempo, che non lo censurò di una virgola, malgrado l’azionariato fosse torinese), più un breve, delizioso e dadaista scambio di epistole con Indro Montanelli a proposito delle auto che le maggiori case automobilistiche hanno da sempre dato in dotazione a tutti i giornalisti più meritevoli e quindi mai a me.
È possibile, ora non posso verificare, che la discrepanza tra le date della pubblicazione originale del libro (1991) e la data dello scambio epistolare con Montanelli (1995) possa essere addotta o al fatto che il racconto Avanti e indietro sia stato inserito in una delle numerose edizioni tascabili che seguirono a quella del 1991 o, più verosimilmente, al fatto che io ho continuato a comperare auto Fiat anche dopo la sòla di cui ivi si narra (la Fiat mi inviò in seguito addirittura un pezzo di ricambio presso una officina autorizzata, lettere di scuse eccetera per tutte le volte che quel catorcio mi aveva lasciato a piedi, ma certo non me la sostituì e la cambiai al più presto con un’altra, sempre Fiat, e pagandola, niente di meno) e che con Montanelli sia questione, per l’appunto, di tutt’altra auto.
Una cosa è certa: se la sentenza, intimidatoria per tutta la libera informazione nel Paese, passerà alla cassa di Formigli per riscuotere un solo centesimo, io, come decine e decine di migliaia di altri acquirenti, sulla Fiat farò una croce capace di attraversare l’Atlantico. Perché c’è un’altra verità massmediatica e merceologica e umana a tutto boomerang: certe querele è meglio non metterle in atto che vincerle. Aldo Busi
Avanti e indietro
CHE CI faccio, io, qui, su una Fiestanoleggiata,gommeliseefischiarelle,avantieindietrodaBastia centro-periferia-costa, alle undici e mezzo di sera, alla ricerca di una stanza che il Sud Hotel fa balenare all’Alivi Hotel che la dà per buona all’Ostella? Manca ungiornodistampaallanotiziola dell’incriminazione di Edoardo Agnelli a Malindi per detenzione d’eroina e io già dall’altro ieri ho dovuto subire de visu l’incerta qualità dei prodotti Fiat messi in circolazione non solo in Kenya ma anche in Italia: nell’aprile del 1990 ho comprato una Tipo 16 valvole, prezzo di listino 24 milioni sconticino per pagamento in contanti, e dopo cinque minuti dalla consegna la spia dell’olio si accendeva e si spegneva a capriccio, il finestrino dal lato del guidatore si è bloccato al primo pagamentodipedaggioautostradale e, a quattro mesi dalla messa in strada e ottomila chilometri, il motore ha preso a “battere in testa”, cosa che non so cosa voglia dire ma mi ricorda me in generale.
QUANDO mi è venuto in mente che forse questa tipetta di carriola aveva bisogno di un po’ di mare e avevo deciso di farle fare una traghettata, ho capito che forse tutto quello che ci voleva, sia per la mia che per la sua sopravvivenza, era una gita in un’officina specializzata.
Siccome è estate piena, le officine sono chiuse una sì e una no. Al centro assistenza Fiat di Milano il signor Lodetti era fuori con un cliente e un meccanico mi ha dettoche,seerainballol’iniezione, avrei dovuto aspettare un due, tre settimane, perché era appena andato in ferie l’Uomo dell’Iniezione. E poi mi ha detto se volevo andare a fare un giro con lui. (…) Facciamo un giro dell’isolato, lui frena, accelera, frena,riaccelera(...).Eccoarrivare intanto il signor Lodetti, nelle cui mani vengo consegnato dal mio burrosetto angelo custode. Il capofficina, anzi, colui che ne fa le veci, tutti via in vacanza, è visibilmente preoccupato dalle mie rimostranze e meravigliato che un giornalista – così mi sono spacciato,megliodiniente–sela prenda tanto.
“Ma, scusi, la macchina è intestata a lei o alla società?” fa. “È mia, perché mai dovrebbe essere intestata a una società?” chiedo. “Sì, lo so che la macchina è sua, ma da un punto di vista delle carteèsuaodellasocietà?Insomma, chi l’ha pagata?”. “Ma chi avrebbe dovuto pagarmela, secondo lei?” chiedo, veramente incuriosito. “Senta, qui di giornalisti ne vengono tanti, vengono tutti, lei è il primo che si lamenta con toni così incaz...”. “Gli altri, invece, tutti buoni buonini?”. “Certo, maiincontratoungiornalistache abbia sganciato una lira per una macchina. Gliele regalano!”. “Io sarò speciale, che vuole farci. L’hopagataditascamiaeintendo protestare. E a parte tutto, guardi , lo stesso va dove vuole lei. E adesso, che dovevo partire per la Corsica...”. “Non ci sono problemi,èancoraingaranzia.Certo,ci vorrà del tempo. Gliela sostituiamo con un’altra. Un giornalista che paga l’automobile di tasca propria! Questa è bella!” (…). All’aeroporto di Linate faccio una telefonata a un mio amico del cuore che, come tutti i veri poveri e veri amici del cuore, sa tutto di ogni merce che non può comprare, automobili in testa. (…).“...eallorasaltafuori‘stastoriadeigiornalistichel’automobile non la pagano di tasca propria...” attacco subito. “Che bella novità! Il popolo stampadipendente non sa che ogni casa automobilistica regala circa quattrocento automobili di pregio all’annoaigiornalistipiùmeritevoli, che così non ti guardano più in bocca. Mi meraviglia che non lo sappia tu. Perché non fai un’inchiesta sui giornalisti cosiddetti impegnati e indipendenti per vedere quanti sono
quelli che, messi a tacere con una lamiera mobile dai trenta milioni in su, sono poi autorizzati a gridare ‘al lupo al lupo!’ più dei comuni agnelli? E poi?” fa Edo “...e allora, com’è scritto nella garanzia, m’hanno dato un’automobile di marca uguale, più o meno, intanto che la mia viene riparata. Però, non la potevo esportare all’estero e quindi prendo l’aereo” (…). “E che ti hanno dato?”. “Si chiama Regata, un’automobilona, non c’è di che, un po’ duretta di marce” dico con un filo di voce. “Ma non dovevi accettarla, mai e poi mai!” tuona lui, scandalizzatissimo. “Ma che figura ci fai? Ma è perfino fuori produzione! Ma dovevidirglicheselamettessero in quel posto. Una Regata! Ma è peggio di un trattore cingolato, è una roba da agricoltori democristiani coi soldi nel materasso, ma dico!”. E io, plagiato: “L’ho nascosta subito in garage”. “Mah, spero per te che quelli del tuo quartiere non ti abbiano visto! Hai abbassato la testa mentre passavi in paese, almeno?”. “Insomma, per te è come se comunque a me mi facessero sempre becco con le auto e andassi in giro tirandomi dietro un water per la corda!”. “Dietro? In testa! Ma nonsipuò,unuomonellatuaposizione!Perbenecomevuoisembrare! Una Regata! Ma non si monta su una Regata neanche in caso di sequestro! Mi piacerebbe che ti avessero visto i fratelli giornalai della metropolitana sotto casa tua: rovinato per sempre! La bancarotta è niente in confronto”grida.Equestoperchégliavevo riferito che quando i due giovanotti che hanno l’edicola a Pasteur mi avevano visto parcheggiare la mia Tipo nuova di zecca con quel bel colore che tanto mi si addice (quello nuovo e già vecchio, il rosso cardinalizio metallizzato), mi hanno detto, rubandosi la parola l’un l’altro: “Mi scusi,sa,machemacchinahapreso? Ma quella lì è una macchina per scrittori di libri di cucina, mica quella di uno scrittore serio! Questa non doveva farcela, con tutta la gente che viene a farci domande su domande sul suo conto! E adesso che gli raccontiamo? È assicurata contro il furto almeno?”. “Certo” avevo detto io, superbissimo. “Allora la lasci fuori, va’, e speri” avevano sentenziato compassionevoli.
BREVE scambio epistolare tra lo scrittore e il giornalista avvenuto nel 1995 sul Corriere della Sera.
Busi scrive: Caro Montanelli, da alcuni giorni possiedo un ultimissimo modello di automobile Fiat (...). Taluni, riconoscendomiperimieimeravigliosi e famigerati interventi televisivi, si sono permessi di dare alquanto per scontato il perché tale auto si troverebbe nelle mie mani, illazioni che però, poi, lasciano senza fiato più loro di me. Siccome per la maggior parte degli italiani non esiste alcuna differenza fra giornalisti e scrittori e per loro sono tutti giornalisti, le dispiacerebbe dire per conto mio che io, invece, l’ho comprata? Grazie. Al-do Busi.
Risponde Montanelli: Non ci ho capito niente. Non ho capito cosa abbia che fare l’automobile di Busi coi suoiinterventitelevisivi.Nonhocapito quali illazioni ispiri tale coincidenza. Ma soprattutto non ho capito cosa c’entro io. Prego Busi di avere un po’ di comprensione per la mia ottusità e di spiegarmi cosa ha inteso dire e cosa si aspetta da me. (Corriere della Sera, 11 ottobre 1995).
Busi scrive: Caro Montanelli, ho letto e riletto la sua lettera risposta e infine sono arrivato alla conclusione più
drammatica di
tutte: lei è in perfetta
buonafede e davvero
non ha inteso quanto denunciavo con la mia. Poiché l’ho inviata anche a La Stampa–il4ottobre–eaRepubblica oltre che a lei, ma lei è stato il solo a non prenderla in considerazione propriopubblicandola,arguiscocheglialtri, non pubblicandola, l’hanno presa inogniconsiderazione,capendolaappieno. Nell’un caso come nell’altro, siamodifronteallastessaItaliachec’è ma che deve confrontarsi con una stampa del tutto obnubilata dal privilegiodicontinuarea)anoncapire,b) a far finta di non capire. E poi il criptico, ovviamente, sarei io. Spero di non esserecausadialcunictuscerebraledi
origine retorico
aristotelica, poiché io, ora, la adoro. Ogni cordialità.
Aldo Busi.
Risponde Montanelli: Sono grato a Busi della sua adorazione, ma credo di meritarlaperchéevidentementesono riuscito a persuaderlo che la mia stupidità è al di sopra di ogni sospetto. Alcuni colleghi mi hanno infatti spiegato che Busi voleva dire che lui, non essendo giornalista, deve pagarsi l’automobile; mentre i giornalisti l’avrebbero gratis. Non so come stiano realmente le cose: io, dalla mia carica di direttore, ho ereditato una macchina, che però non è mia, e che non so guidare. Ma, da quanto mi dicono, i giornalisti che godono della macchina sonoquellichesioccupanodimacchine, e non l’hanno in proprietà, ma in uso. Dopo questa precisazione (di riporto), non so se Busi seguiterà ad adorarmi.Midispiacerebbesesmettesse. (Corriere della Sera, 14 ottobre 1995).