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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

Vent´anni di battaglie e scontri intorno a un tunnel che è in gran parte francese e che interessa l´Italia solo per 13 chilometri, più o meno quelli di una galleria autostradale

Vent´anni di battaglie e scontri intorno a un tunnel che è in gran parte francese e che interessa l´Italia solo per 13 chilometri, più o meno quelli di una galleria autostradale. Questa è la Tav o il Tav come preferiscono chiamarla gli oppositori. Da tempo la questione di merito è passata in secondo piano. Dopo quattro anni di discussioni e una modifica al tracciato cui avevano partecipato tutte le amministrazioni della valle, la questione è tornata improvvisamente politica nel 2010 dividendo in due anche gli amministratori locali del Pd. E rapidamente la battaglia contro il supertreno è diventata la bandiera di tutti coloro che vogliono modificare il modello di sviluppo. Dall´estate scorsa la valle è diventata anche il punto di raccolta degli antagonisti italiani, un grande centro sociale o una palestra, come si legge negli allarmati rapporti dei servizi e nelle stesse dichiarazioni dei vertici della polizia. L´alleanza tra valligiani e antagonisti, il patto di mutuo soccorso tra l´ala violenta e quella pacifica si è cementato nell´indifferenza della politica che anche oggi nasconde dietro i generici appelli al dialogo l´incapacità di dire con chiarezza che l´opera è ormai decisa e non si può più tornare indietro. Perché in Francia le talpe hanno già cominciato a scavare, perché il Parlamento italiano democraticamente eletto ha già detto sì e si è impegnato. Il dramma di un uomo di 37 anni che sta lottando contro la morte al Cto di Torino è anche frutto di quell´ambigua reticenza. *** Sul versante italiano l´opera viene realizzata per fasi. Ora partono i lavori per il tunnel di base. Per molti anni allo sbocco italiano del tunnel i binari si congiungeranno con la ferrovia attuale. Il corso dell´opera è di 8,5 miliardi e l´Unione europea coprirà il 40 per cento. Il resto lo divideranno Italia e Francia. L´Italia pagherà dunque 2,7 miliardi in dieci anni (e non 23 come dicono i contrari al tunnel). Prima di iniziare lo scavo della galleria di base sul versante italiano, è necessario scavare la galleria di servizio di 7,4 chilometri che parte da Chiomonte, dove in questi giorni si sta allestendo il cantiere. La galleria raggiungerà il tunnel di base e servirà da via di fuga in caso di necessità. La legge europea impone infatti che per gallerie molto lunghe ci sia una via di fuga ogni 15 chilometri. La galleria di servizio costa 143 milioni. Di questi 71 arrivano dall´Unione Europea mentre gli altri 71 sono equamente divisi tra Italia e Francia. L´Italia ne spenderà dunque 35. In tutto l´opera costerà all´Italia 2,8 miliardi di euro così come previsto dai trattati internazionali. *** I timori per i possibili danni ambientali sono stati uno dei problemi principali discussi negli ultimi vent´anni in val di Susa. Due i punti delicati: la presenza di materiale pericoloso nel cuore della montagna e gli effetti ambientali dei cantieri. Il tracciato originario prevedeva il passaggio sul lato sinistro orografico della valle dove era stata segnalata presenza di venature di amianto e di uranio. Il nuovo tracciato messo a punto insieme alle amministrazioni locali, prevede il passaggio sul versante orografico opposto, quello destro. In ogni caso le gallerie della tratta italiana verranno realizzate in un secondo tempo. Il secondo punto in discussione è quello del deposito del terreno che verrà scavato nella montagna. In realtà dei 57 chilometri del tunnel di base solo 13 sono in Italia ed equivalgono alla lunghezza della galleria autostradale del Frejus che viene raddoppiata proprio in questi mesi senza che si siano verificate nella stessa valle particolari obiezioni. La sistemazione del materiale scavato nei 45 chilometri del tratto francese è un problema già risolto dalla Francia con le amministrazioni locali interessate. *** La nuova Torino-Lione è utile? Secondo i contrari all´opera no perché l´attuale linea è sotto utilizzata rispetto alle potenzialità e il traffico merci, per il quale viene giustificata da chi è favorevole, sta subendo una contrazione a livello internazionale. I favorevoli sostengono invece che la nuova linea è un semplice ammodernamento di quella che da metà Ottocento attraversa le Alpi in fondo alla valle. Il nuovo tracciato ha una pendenza minore dell´attuale e potrebbe dunque essere meglio utilizzato per il trasporto merci trasferendo su rotaia almeno una parte del traffico su gomma. La discussione è in ogni caso superata dai fatti perché il sì all´opera è venuto a suo tempo sia dal Parlamento italiano che da quello francese ed ha avuto l´approvazione dell´Unione europea come progetto prioritario. Lo stesso governo Monti ha firmato recentemente con il governo di Parigi un accordo che precisa meglio la distribuzione dei costi e i tempi di realizzazione. Infatti sul versante francese lo scavo della prima parte del tunnel di base inizierà tra pochi mesi ed è impensabile che a questo punto venga bloccato un processo irreversibile. *** Prima del 2006, l´atteggiamento delle Ferrovie è stata una delle principali cause della protesta. Con scelte burocratiche i funzionari hanno tracciato un itinerario sulla carta geografica tentando di imporlo ai comuni interessati. La rivolta dell´inverno 2005 a Venaus ha portato alla nascita dell´Osservatorio tecnico. L´organismo ha lavorato per quattro anni riunendo sindaci, ferrovie, ministeri e tecnici. A gennaio del 2010 ha approvato un tracciato molto diverso da quello originale. Subito dopo i comuni si sono divisi. Una parte dei sindaci del Pd si è alleato con le liste civiche No Tav per governare la nuova Comunità montana nata dall´accorpamento delle precedenti e ha abbandonato l´Osservatorio. Sulla tratta Torino-Lione i comuni italiani interessati sono 25 e la maggioranza (15) è presente nell´Osservatorio. Per quanto riguarda invece il tunnel di base, l´opera che si avvia in questi giorni, i comuni realmente interessati sono due, Chiomonte e Susa, e hanno già espresso parere favorevole. Ci sono poi tre comuni che non sono direttamente coinvolti se non perché il tunnel di base passa sotto il loro territorio: Giaglione, Venaus e Mompantero che si sono detti contrari.