Mario Sconcerti, Corriere della Sera 27/02/2012, 27 febbraio 2012
QUELLA FERITA CHE NON SI RIMARGINA MAI
Tra la Juve e gli altri c’è un grande equivoco che impedisce comportamenti usuali. La Juve è convinta di essere stata truffata dal calcio, il calcio è convinto di essere stato truffato dalla Juve. La parte amara perfino della grande partita di sabato è questa. Siamo davanti a due vittime eterne, inconciliabili. Da una parte la Juve, dall’altra tutto il resto del calcio. Quando Conte dà del mafioso a Galliani è talmente improprio da poterselo permettere solo perché gli esce da una convinzione profonda, una specie di riflesso automatico. Eppure la Juve è stata condannata da qualunque giudizio ufficiale. Il Milan alla fine c’entra poco, è solo un accessorio di serata. È il Grande Caso Juve che continua ad allargarsi senza tregua, colpo dopo colpo. Una lotta dove non si può accettare di rimanere in silenzio perché il silenzio significa accettare la colpa. Così tutto in modo davvero pesante continua a rotolare su tutto. È una storia senza precedenti. Una società messa spalle al muro da qualunque giudice che risponde facendo causa alla federazione per 444 milioni. Cosa volete sia un guardalinee oscuro in questo ambiente? È stato Conte l’ultimo a evocare Calciopoli, ma chi segue il calcio sa che non c’è mai stata cenere, la fiamma non si è mai spenta, il caso Juve non ci ha mai lasciato. Con il tempo anzi le parti si sono mescolate. La Juve non pretende più innocenza, pretende la colpa degli altri. Gli altri vogliono solo la vergogna della Juve.
È un caso infinito in cui cadono anche gli arbitri più innocenti degli ultimi vent’anni, semplicemente inservibili perché terrorizzati di essere confusi con la deriva. Quando Tagliavento sul gol di Muntari indica il centrocampo e un attimo dopo ascolta Romagnoli, rinuncia semplicemente alla sua potestà sulla gara. Teme eccessiva la sua presenza, lascia un po’ di sé sulla schiena degli altri. In altri termini, scappa. Da questo ad arrivare alle risse in campo, alle offese negli spogliatoi, è solo una conseguenza naturale. Il problema è incancellabile, come un vero grande dilemma religioso. Non può avere verità, solo interpretazioni, ma queste allungano la pena. E non c’è concilio che possa imporre l’obbedienza. Siamo ormai incartati in una pena che ci blocca, in un’eterna compassione di facciata dove i tifosi più assidui e insistenti dettano i tempi della vulgata. Non c’è remissione dei peccati, siamo diventati un calcio cattivo, pieno di dannazioni insuperabili.
L’Inter intanto prosegue la sua missione di allontanarsi dal terzo posto, altra sconfitta e altra partita senza reti. Vanno avanti Udinese e Lazio. Fiorentina e Bologna guardano con apprensione il Lecce vincere a Cagliari e riportarle dentro il rischio. Prosegue il lungo attimo del Napoli. Il Palermo subisce un pessimo arbitraggio a Siena, ma nessuno se ne occuperà.
Mario Sconcerti