Maurizio Ricci, la Repubblica Affari e Finanza 27/2/2012, 27 febbraio 2012
Petrolio alle stelle un barile sulla crescita – Dopo essere rimasto fermo per quasi otto mesi ad un livello già poco sostenibile (110 dollari a barile), il prezzo del barile in Europa ha ripreso a salire, sfondando quota 120
Petrolio alle stelle un barile sulla crescita – Dopo essere rimasto fermo per quasi otto mesi ad un livello già poco sostenibile (110 dollari a barile), il prezzo del barile in Europa ha ripreso a salire, sfondando quota 120. Calcolato in euro, paghiamo ormai il greggio come nel 2008, quando fu superato ogni record. I motivi sono abbastanza evidenti: i dubbi legati al braccio di ferro in corso con l’Iran, i ritardi della Libia, la paralisi in Siria e in Sudan. Con un mercato perennemente in tensione, dove l’offerta fa fatica a seguire la domanda, anche piccoli produttori come Siria e Sudan diventano decisivi. Toccherà ancora una volta all’Arabia Saudita far fronte al buco nell’offerta, ma, secondo gli esperti, Riad sta già pompando a tavoletta e, in ogni caso, fare ricorso ancora di più al greggio saudita significa ridurre ulteriormente una riserva di produzione già ridotta al lumicino. Il risultato è che, probabilmente, non mancherà petrolio sul mercato, ma costerà di più. Con quale impatto sulle economie? Lo studio più recente del Fmi sostiene che un aumento del 25 per cento del barile (vuol dire portarlo oltre quota 140) si traduce in un meno 0,3 per cento per il Pil, per un paese come l’Italia. Sembra poco, ma, per un’economia che già rallenterà dell’1,5 per cento quest’anno, anche un decimale in più significa meno potere d’acquisto e più posti di lavoro a rischio.