Salvatore Garzillo, Libero 25/2/2012, 25 febbraio 2012
IL GIOCO EROTICO CHE UCCIDE: VICESINDACO MUORE DI BONDAGE
Un uomo senza vita con una corda al collo e una donna con le mani legate dietro la schiena, sconvolta dallo choc e dal troppo urlare. Questa la scena che si sono trovati davanti i vigili del fuoco quando hanno sfondato la porta dell’appartamento in via Gorfer, nella zona di Madonna Bianca a sud di Trento. Sono arrivati alle 20.30 di mercoledì, avvertiti da un vicino di casa spaventato dalle urla della donna, impiegata 47enne distesa sul letto e impossibilitata a muoversi. La vittima, l’ultima della passione per il bondage, è Massimiliano Eccher, 37 anni, imprenditore nel campo dei distributori automatici di bibite e vicesindaco di Vignola Falesina, paesino di 154 anime in provincia di Trento. Era disteso a terra, uno sgabello accanto ai piedi e il cappio attorno al collo con un capo fissato alla trave del soffitto; elemento che farebbe pensare a un suicidio anche se gli investigatori propendono per l’ipotesi del «gioco sessuale finito male». Eccher potrebbe aver avuto un malore mentre praticava la cosiddetta asfissia autoerotica, una tecnica che consiste nel trattenere ripetutamente il respiro durante la masturbazione così da sollecitare alcune terminazioni nervose che aumentano l’orgasmo. Oppure potrebbe aver perso l’equilibrio dallo sgabello a causa del nodo scorsoio troppo stretto. Per capirne di più bisognerà aspettare gli esiti dell’autopsia ma soprattutto ascoltare il racconto dell’unica testimone. La donna ha assistito alla scena senza poter intervenire per via dei legacci alle mani, tanto forti da escludere la possibilità che li abbia fatti da sola. Gli investigatori della Squadra mobile sono al lavoro per capire l’esatta dinamica e verificare l’eventuale presenza di altre persone all’interno della stanza (che era chiusa dell’interno). «Per questo – spiega il procuratore di Trento, Giuseppe De Benedetto – manteniamo il più assoluto riserbo sia su eventuali indagati che su ipotesi di reato». Gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Licia Scagliarini hanno scoperto che Eccher e la sua partner non vivevano a Trento e che l’appartamento in cui si trovavano era stato affittato da parecchi mesi.
Comprensibile lo stupore della piccola comunità, a partire dal sindaco Matteo Anderle. «Massimiliano era una persona molto in gamba», ha detto parlando del suo amico vicesindaco. «Lo avevo voluto fortemente accanto a me ed ero stato io a convincerlo per le elezioni del 2005 e poi nel 2010». Ora il sindaco chiede rispetto per la vittima, soprattutto per la sua famiglia.
Eccher era sposato ma in via di separazione dalla moglie, dalla quale ha avuto due bambini di 3 e 5 anni. Dal 2010 gestiva con un socio il bar dell’Istituto Tecnico Industriale “Michelangelo Buonarroti” di Trento. Una vita normale. Nessuno parla di problemi o strani comportamenti recenti. È descritto da tutti come una persona cordiale e gentile, senza scheletri nell’armadio o angoli bui. Le stesse parole usate per descrivere Soter Mulè, l’ingegnere romano di 42 anni che lo scorso 11 settembre assistette alla morte della sua giovane partner durante un gioco erotico. Mulè era ritenuto da tutti un maestro nell’arte dello Shibari, un’antica pratica sessuale giapponese che consiste nel legare più parti del corpo fino al collo. Mulè aveva passato la sera in compagnia di due ragazze di 23 e 24 anni; poi si era diretto con loro al parcheggio degli uffici dell’Agenzia delle Entrate e dell’Enav per una seduta di Shibari. Qualcosa però non ha funzionato: una delle due giocatrici è svenuta e Paola Caputo, 23 anni è morta strangolata davanti agli occhi del maestro di cerimonie. Arrestato all’indomani, Mulè è poi finito agli arresti domiciliari. Nelle sette pagine di ordinanza il gip del Tribunale di Roma, Marco Mancinetti, aveva scritto che da parte dell’ingegnere «non vi è stato alcun comportamento di prevaricazione, di minaccia o di costrizione per indurre le due vittime ad accettare di essere legate». Il bondage è un patto.
Salvatore Garzillo