Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 25 Sabato calendario

MERKEL, PREMIATA LAVANDERIA DI DENARO SPORCO


La Germania batte tutti in Europa non solo nello spread. I tedeschi sono i primi della classe anche nel riciclaggio dei soldi del malaffare. I tradizionali rifugi di una volta, come la Svizzera o il Liechtenstein, non sono più lo sbocco preferito dei proventi del crimine. Al cospetto delle ultime cifre teutoniche, gli gnomi di Zurigo e i maneggioni di Vaduz fanno la figura degli asini.
La Germania è diventata la prima “lavanderia” del continente. La proclamazione è stata celebrata con grande risalto sulle pagine di Capital, in base ai dati raccolti dall’Ocse. Per l’occasione, l’autorevole rivista economica amburghese, edita dal colosso Gruner&Jahr, ha raffigurato a tutta pagina la cancelliera Angela Merkel nei panni di una lavandaia felice dopo il bucato. I ricercatori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che operano attraverso la Fatf (Financial Action Task Force) hanno quantificato in 135 miliardi di euro il fatturato annuo della malavita in Europa, derivante da droga, estorsioni, prostituzione, gioco d’azzardo, tratta di clandestini, vendita d’armi e quant’altro. La stessa fonte internazionale informa che questa massa di traffici fuorilegge «anno dopo anno fa affluire e ricicla in Germania dai 43 ai 57 miliardi di euro».
Per l’economia tedesca è una vera e propria miniera d’oro, tanto più se rapportata al Pil nazionale. «Lo scorso anno, il nostro prodotto interno ha toccato i 2 mila 570 miliardi di euro», fanno notare all’Ufficio Federale di Statistica di Wiesbaden, interpellato ieri da Libero. «Calcolando un riciclaggio medio di 50 miliardi, quella cifra corrisponde a circa il due per cento del prodotto interno in Germania». Negli anni, si è consolidato e allargato quel flusso di capitali illegali che fu «candeggiato» nella ricostruzione della Germania est dopo la caduta del muro di Berlino. Nei primi anni della riunificazione, pur di risollevare le regioni orientali dalle macerie del comunismo, il governo di Helmut Kohl non andò troppo per il sottile nel controllo dei nuovi investimenti. «Adesso per il crimine organizzato, a prescindere dalle sue radici russe, cinesi o italiane, qui da noi è un paradiso», scrive Capital. «La liquidità dei mercati finanziari aiuta a confondere le tracce, mentre vigilanza blanda e mezzi investigativi limitati riducono le probabilità di controllo».
Lo Stato non ha personale né strutture adeguate di contrasto. È anche una questione di spesa. Jörg Ziercke, capo del Bka (il massimo organismo anticrimine) sottolinea giustamente che la lotta al riciclaggio richiede una fitta rete di specialisti, ma quelli in servizio sono pochi. Soltanto a Berlino, le bische autorizzate con le slot machine sono più di 400, tutte nelle mani della mafia russa. Sono una lavanderia pressoché incontrollabile, ma ancora più complicata è la repressione del riciclaggio dei grandi numeri, che si avvale dei canali immobiliari e commerciali gestiti da colletti bianchi. Per di più, nell’ordinamento federale del Paese, ogni Land è geloso delle proprie competenze in materia di finanze, polizia e giustizia. E anche di entrate tributarie, come osserva Capital, sottolineando polemicamente che il gettito fiscale generato dagli investimenti “sporchi” non sarebbe estraneo all’inerzia delle autorità.
Dall’estero, sono fioccate di continuo proteste contro la negligenza di Berlino, anche da parte del presidente Obama. «Se fossi mafioso, investirei pure io in Germania», ha detto il procuratore Roberto Scarpinato, intervenuto di recente a un convegno a Bensberg (Colonia). Finché lo scorso 29 dicembre, dopo che la Commissione di Bruxelles si era messa in moto per avviare una procedura d’infrazione contro la Germania, il Bundestag ha varato una legge «per ottimizzare la prevenzione del riciclaggio». Ma, secondo i critici, il provvedimento non sarebbe abbastanza incisivo. Anzi, per dirla col banchiere «dissidente» Andreas Frank, la nuova legge non sarebbe altro che «un inganno per tranquillizzare la Commissione UE e la Fatf, in modo che la Germania non finisca in una lista nera».

Enzo Piergianni