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 2012  febbraio 25 Sabato calendario

SOLO SPICCIOLI DALL’ICI ALLA CHIESA


Se le risorse taglia-tasse strombazzate in largo anticipo dalla stampa amica di Palazzo Chigi sono come quelle emerse ieri dal Consiglio dei ministri, forse qualche italiano poverello fra due anni si vedrà offrire un caffè. A pagarglielo sarà peraltro il suo parroco, perché il fondo riduzione tasse ieri è saltato dal decreto fiscale approvato a tardissima sera dal governo ed è stato collegato solo a un emendamento al decreto liberalizzazioni di Mario Monti per ridurre le agevolazioni Ici/Imu concesse alla Chiesa italiana.
Mentre franava la promessa montiana di una riduzione delle aliquote Irpef – sia pure dal 2014 – il Consiglio dei ministri ha ieri comunicato la novità sull’Ici della Chiesa dicendo grottescamente che «determina effetti positivi sul gettito», con entrate non quantificabili preventivamente perché «saranno accertate a consuntivo e potranno essere destinate, per la quota di spettanza statale, all’alleggerimento della pressione fiscale».
La sola notizia ha naturalmente scatenato subito una guerra di religione, che ha riportato l’orologio della politica di qualche mese indietro, con botte da orbi fra papisti e anti-papisti di tutti i gruppi. La Chiesa saggiamente ha taciuto. Anche perché i conti li sa fare, e sa che la “svolta Monti sull’Ici” si rivelerà un aggravio più che sopportabile: una decina di milioni di euro, non di più. Sarà infatti pagata l’Ici/Imu solo sulle parti degli immobili ad utilizzo commerciale, anche se dentro vi sono attività che godono della agevolazione. Si tratta di norma interpretativa di una legge che in molti casi già oggi veniva interpretata in questo modo dagli uffici di molti comuni. L’effetto finanziario quindi sarà assai ridotto. Mentre si sparano cifre a casaccio fra i due fronti partigiani, a chiarire quale sia la posta del gioco è proprio il ministero dell’Economia sul proprio sito Internet, in un corposo documento su tutte le agevolazioni fiscali firmato dal sottosegretario Vieri Ceriani. Mettendo insieme Chiesa, enti ecclesiastici, Onlus, enti di volontariato che insieme godono oggi della stessa agevolazione Ici, lo sconto ammonta a 100 milioni di euro. Ci sono tutte le attività dirette all’esercizio del culto e della cura delle anime, alla formazione del clero, quelle missionarie, quelle di catechesi, quelle per lo svolgimento di attività «assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive». Se si fosse tolta l’esenzione integralmente la Chiesa cattolica avrebbe avuto un danno da 60 milioni di euro, ma gli altri 40 milioni li avrebbero dovuti pagare onlus di tutt’altra ispirazione. Tanto per fare esempi pratici, rientrano nello stesso tipo di agevolazione anche i circoli Arci, così come quelli Acli, Endas, etc… Sono tutti ricompresi nell’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legge 504 del 1992, quello che istituì l’antenata dell’Ici, l’Isi.
Si chiamava così perché doveva essere sulla carta una imposta patrimoniale sugli immobili di carattere straordinario, pensata dall’allora premier Giuliano Amato per fare fronte alla eccezionale crisi di finanza pubblica (fu varata insieme alla famosissima rapina del 6 per mille sui conti correnti bancari). Di straordinario in Italia non c’è nulla salvo la pressione fiscale. Così l’Isi si è trasformata in Ici e poi in Imu e la crisi di finanza pubblica è divenuta permanente.
Possono tirare il fiato comunque sia gli enti religiosi (fra cui non c’è solo la chiesa cattolica: l’agevolazione Imu è concessa anche alle moschee improvvisate) che quelli social comunisti. Perché la montagna di Monti strombazza tanto, ma poi partorisce solo topolini. Nel caso si tratta solo di un riordino interpretativo che dovrebbe valere circa 15 milioni di euro, di cui 10 a carico della Chiesa cattolica e dei suoi enti religiosi. Verranno – come è stato annunciato – destinati a fare pagare dal 2014 in poi meno tasse agli italiani più poveri. Ma forse non c’è nemmeno un caffè per tutti.

Franco Bechis