Cinzia Sasso, la Repubblica 28/2/2012, 28 febbraio 2012
dal nostro inviato miagliano (biella) - La strada è stretta, piena di curve. Attraversi Andorno, il paese di Pietro Micca, sali su in cima, sotto la catena del Rosa, svolti a sinistra ed eccola lì, ai tuoi piedi, incassata nella Valle del Cervo
dal nostro inviato miagliano (biella) - La strada è stretta, piena di curve. Attraversi Andorno, il paese di Pietro Micca, sali su in cima, sotto la catena del Rosa, svolti a sinistra ed eccola lì, ai tuoi piedi, incassata nella Valle del Cervo. Immensa: 40mila metri quadrati. Diroccata, sì. Ma non più abbandonata. Perché qui, in questa enorme fabbrica che nell´Ottocento era il cotonificio Poma, poi diventata lanificio alla metà del Novecento, ridotta adesso a straordinario pezzo di archeologia industriale, per guardare al futuro, è cominciato il ritorno al passato. Nel nome delle pecore. C´erano, in basso, le case con il ballatoio per gli operai; poi gli appartamenti per gli impiegati, le villette per i dirigenti e lassù, in cima, la villa del padrone. Adesso il Consorzio che ha questo indirizzo - via Vittorio Veneto 2 - si chiama The Wool Company. La Compagnia della Lana, appunto. Ha mescolato un po´ di ingredienti, a partire dal più importante: l´aumento della popolazione musulmana, che ha portato a un aumento del consumo di carne di pecora e dunque in soli due anni a una crescita dell´allevamento pari a due milioni di capi. Ma quel che i pastori riescono facilmente a commercializzare sono il latte e la carne. Avanza la lana. E in quello che è stato uno storico distretto laniero, con 16mila dipendenti nel tessile, mille lanifici e 85mila pecore, oggi i piccoli allevatori non sanno cosa fare proprio della lana. Così c´è stato chi, mescolando l´economia con la filosofia, ha pensato a loro. The Wool Company non si chiama così perché va di moda battezzare le imprese in inglese. È che Nigel A. Thomson, 51 anni, il presidente, viene da Bradford ed è arrivato fin qui a occuparsi di lana, quando ne aveva 19 e quando le pecore e l´acqua erano l´unica ricchezza di queste valli. «Noi - spiega - offriamo all´allevatore l´opportunità di trasformare i propri piccoli lotti di lana dal "sucido" al "lavato", al "filato". E fino al prodotto finito». Sono stati 80, l´anno passato, i pastori che hanno portato qui la lana appena tosata (il sucido); ma tra i clienti, che hanno ammassato 50mila kg. di lana sucida, ci sono anche molti stranieri: dai francesi agli inglesi agli svizzeri. Perché basta trasportare le balle di lana fin qua; al resto pensa Mister Thomson. Le quindici aziende socie del Consorzio si dividono i compiti: c´è chi seleziona la lana; chi la lava; chi la pettina (o la carda); chi la fila; chi la tinge; chi fa la binatura. E infine chi fa i gomitoli. Soprattutto, Thomson guarda con fiducia al futuro: che non è della Cina, dice; perché là hanno la cultura del cotone e della seta, ma la lana non sanno nemmeno da che parte prenderla. Dopo che l´Onu ha dichiarato il 2009 "anno delle fibre naturali", e mentre il mondo va nella direzione di ripescare i valori e di immaginare uno sviluppo sostenibile, The Wool Company è diventata molto ambiziosa. Ha strappato un ingegnere, Emilio Langhi, al suo lavoro, e, imitando Slow Food, sogna di far crescere Slow Wool. Dice Langhi: «L´allevatore è una ricchezza per tutti: difende il pascolo, tutela l´ambiente. Noi lo aiutiamo a trasformare la lana da rifiuto in risorsa e a radicare il lavoro nel territorio». Solo nostalgie del passato? A Miagliano, oggi ridotto a 800 abitanti, dicono di no. E la storia vera di Andrea Maffeo, l´ultimo pastore, sembra uno spot pubblicitario: figlio di un medico e di un´insegnante, due anni fa, a 16 anni, ha lasciato la scuola ed è diventato pastore di pecore. Adesso vive in una roulotte, transumante, sempre alla ricerca di nuovi pascoli per il suo gregge di 300 capi. Il suo albero degli zoccoli è su YouTube, con il titolo "Sentire l´aria". «A scuola - racconta - ero sempre stanco, insofferente; il banco mi sembrava una prigione. Invece, quando mio nonno mi portava in montagna, ero felice. Mi diceva: la senti l´aria? Io la sentivo e così ho capito quello che volevo fare». In quella che era una fabbrica di 2.300 operai e che adesso è un gigantesco guscio vuoto, il lavoro è tornato a essere febbrile. Non più telai, ma idee. Gli uomini della Compagnia della Lana hanno aperto anche un museo, organizzano corsi (a marzo verrà Deborah Gray, scozzese, specialista della filatura a mano). E stanno lavorando a un nuovo progetto: si chiama "Il gomitolo rosa" e vuole essere per il tumore al seno quello che le arance rosse sono state per la ricerca dell´Airc. La super produzione di lana così potrà servire anche a fare del bene, come è stato per le arance che i coltivatori siciliani non riuscivano a smaltire. La prova che tornare al passato vuol dire guardare al futuro.