G. D. D., Il Sole 24 Ore 24/2/2012, 24 febbraio 2012
LA ZONA EURO IN RECESSIONE
Per la prima volta dal 2009, l’intera Eurozona torna in recessione: secondo le previsioni rilasciate ieri dalla Commissione europea, quest’anno, il Pil dei Diciassette subirà una contrazione dello 0,3%, con un quadro in miglioramento nella seconda parte dell’anno. In autunno, Bruxelles prevedeva una crescita dello 0,5 per cento. La cattiva notizia è stata però subito mitigata dalla buona lettura dell’indice Ifo, sulla fiducia delle imprese tedesche, che è salita ancora a febbraio, per il quarto mese consecutivo.
L’indicatore generale è passato da 108,3 a 109,6. Le imprese danno una valutazione più positiva sia sulla situazione corrente che sulle aspettative, con tutti i settori più importanti in espansione. Anche le attese sull’export sono improntate all’ottimismo, nonostante la frenata delle economie dell’Eurozona, che le imprese tedesche contano di compensare su altri mercati. Per la Germania, insomma, il peggio sembra passato o quasi.
E forse non solo per la Germania. «I dati delle più recenti ricerche - ha spiegato ieri il commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn - lasciano pensare che l’atteso rallentamento sarà piuttosto leggero e temporaneo e questo dovrà essere confermato nei prossimi mesi».
Sui mercati valutari, l’Ifo tedesco ha vinto sul Pil dell’Eurozona: la moneta unica ha toccato il massimo da 10 settimane nei confronti del dollaro, a 1,3373.
Per la Germania, la Commissione Ue prevede una crescita dello 0,6 per cento. In espansione anche l’altra grande economia dell’Eurozona, la Francia (0,4%). La maglia nera va alla Grecia, che nel 2012 entrerà nel quinto anno di recessione, con una contrazione del 4,4%, molto più netta di quanto ipotizzato in autunno, quando Bruxelles prevedeva una flessione del 2,8 per cento. Nella classifica dei peggiori, segue a ruota il Portogallo (-3,3%), ma subito dopo i due Paesi messi più alle strette dalla crisi del debito pubblico arriva l’Italia, con una contrazione dell’1,3%, come anticipato ieri dal Sole 24 Ore (in autunno si pronosticava ancora una crescita, seppur appena dello 0,1%).
Non sta molto meglio la Spagna, in flessione dell’1 per cento. Il premier Mariano Rajoy ha subito avvisato che con questo scenario non si sente vincolato a rispettare l’obiettivo di deficit fissato per il 2012 (4,4% del Pil). Madrid è già impegnata in un severo piano di risanamento, ma deve anche cercare di riassorbire i suoi disoccupati, saliti ormai quasi al 23 per cento. E Bruxelles potrebbe non restare sorda all’appello.
Già ieri Rehn ha dichiarato che alla Spagna potrebbe essere "perdonato" un disavanzo più alto di quello previsto. In linea generale, tuttavia, la Commissione ieri ha ribadito che ci sarà poca tolleranza nei confronti degli Stati più indebitati, ai quali saranno comunque richiesti tutti gli sforzi necessari a riportare i conti in ordine. L’unico modo, sottolinea l’Esecutivo comunitario, per riconquistare la fiducia degli investitori.
L’intera Unione europea, che genera un quinto del Pil mondiale, nel 2012 sarà ferma a crescita zero. Tra i Ventisette, spicca la Polonia, che dopo essere passata indenne per la recessione del 2008-2009, quest’anno metterà a segno la crescita più sostenuta tra i Paesi del club, con uno sviluppo del 2,5%.
Le previsioni della Commissione sulla crescita dell’Eurozona sono meno pessimistiche di quelle rilasciate dal Fondo monetario internazionale, che stimano per la regione una contrazione del Pil dello 0,5 per cento.