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 2012  febbraio 25 Sabato calendario

"Vogliamo più bagni pubblici per le donne" la rivolta di Occupy wc spaventa il regime cinese – PECHINO - Ogni dinastia cinese, come insegna la rivoluzione di Mao, è sempre bruciata da scintille accese nelle campagne

"Vogliamo più bagni pubblici per le donne" la rivolta di Occupy wc spaventa il regime cinese – PECHINO - Ogni dinastia cinese, come insegna la rivoluzione di Mao, è sempre bruciata da scintille accese nelle campagne. L´obiettivo oggi appare meno impegnativo, ma per scuotere il potere Li Tingting ha scelto di partire da un water. Con una ventina di compagne dell´università di Guangzhou, nota in Europa con il nome di Canton, ha espugnato un gabinetto e ha lanciato il suo slogan: «Occupy Wc». Passa per una frivolezza, occupare una toilette può sembrare meno decisivo che impossessarsi di Wall Street. Ma i leader di Pechino hanno un senso speciale per le minacce: e già sospettano che, da uno sciacquone, il passo verso diritti più essenziali sia meno lungo di quanto appaia in Occidente. «Occupy Wc», dalla costa meridionale, è dilagata ieri anche nella capitale e le sue rivendicazioni approderanno al prossimo congresso nazionale del popolo. Con l´icona della catenella unisce infatti milioni di donne umiliate e nasce da una doppia tragedia nazionale: la selezione delle nascite, causata dall´obbligo di figlio unico, e lo spostamento forzato di milioni di cinesi dai villaggi nelle città. Risultato: Canton, come Pechino, scoppia di donne, contese come operaie e come spose. Problema: tutti i servizi pubblici restano pensati come se nella popolazione i sessi fossero in equilibrio. A partire dalle toilette. Guangzhou è così diventata la prima città al mondo dove una campagna di massa pretende che venga approvata una legge di un solo articolo: i bagni pubblici per le donne devono superare del 50% quelli riservati agli uomini. Un corteo di sole femmine ha paralizzato il centro di Canton e ha infine preso d´assalto le latrine del parco Yuexiu. Gridando «occupiamo i bagni dei maschi», le militanti hanno invitato tutte le signore della città a servirsi dei wc maschili impedendo l´accesso ai signori, anche se gravati da stimoli non rinviabili. Una sovversione preoccupante, al punto che il movimento «occupare i bagni dei maschi» sta scatenando un dibattito on-line da record. «In città siamo il doppio dei maschi - ha detto la ventiduenne Li Maizi, studentessa di giurisprudenza - ma lo Stato pensa solo a loro. I bisogni fisici sono la punta dell´iceberg: perché se nelle metropoli gli uomini sono la metà delle donne, si continuano a costruire toilette divise esattamente in due?». Secondo le insorte del wc, ammesso che le statistiche confermino, il problema non è marginale. In uffici, centri commerciali e cinema, ma pure nelle stazioni del metrò e per strada, davanti ai servizi dei maschi non c´è mai nessuno, mentre fuori da quelli delle femmine la coda è da incubo. Disagi da non sottovalutare: migliaia di donne, oppresse dalla fretta, costrette ogni giorno ad arrangiarsi dietro le siepi, nei parchi e nei cortili, o tra le auto parcheggiate». Umiliante e pericoloso, secondo «Occupy Wc», che preso atto del successo sta inserendo in agenda lunghe liste di storici torti. Un mini-comitato di soli maschi ha osato obbiettare carte alla mano: secondo una ricerca le donne cinesi trascorrano in bagno 2,3 volte più tempo rispetto agli uomini. Usano la ritirata, ma poi si piantano davanti allo specchio e via di spazzola e rossetto. «Truccatevi sulle panchine - obbiettano i maschi - e lasciateci andare di corpo liberamente». Sindaco e segretario di partito hanno ammesso che a Canton le toilette per le donne effettivamente scoppiano. D´ora in poi, assicurano, i bagni rifletteranno proporzione tra i sessi e tempi medi della sosta. L´inattesa vittoria di «Occupy Wc», da Guangzhou e Pechino, rischia però di dilagare al resto della Cina, innescando un´onda non solo di acque nere. Ignorare offende, insegna l´Oriente, ma cedere accende. Il raddoppio dei bagni delle femmine imbarazza così i prossimi leader. Ricordano bene che Mao definiva le donne «l´altra metà del cielo». Non aveva previsto i guai che possono nascere quando, per scelta politica, diventano il doppio.