Ernesto Assante, la Repubblica 26/2/2012, 26 febbraio 2012
Né inchiostro né parole, solo oggetti – Quante volte vi sarà capitato di avere un oggetto che, a causa del malfunzionamento di una delle sue parti, è diventato inutile
Né inchiostro né parole, solo oggetti – Quante volte vi sarà capitato di avere un oggetto che, a causa del malfunzionamento di una delle sue parti, è diventato inutile. E quante volte avete pensato che se fosse stato possibile cambiare solo la parte rotta non avreste gettato l´oggetto intero? Ma non avevate scelta: non per tutti i prodotti di uso quotidiano esistono i ricambi, al giorno d´oggi. Al giorno d´oggi, appunto. Perché in un domani molto prossimo le parti di ricambio per qualsiasi cosa potremmo produrle direttamente noi, in casa. Potremmo "stamparle" con una stampante 3D. Benvenuti nel nuovo mondo in cui ognuno, tra le mura domestiche, potrà produrre ciò che desidera: da un pezzo di ricambio della lavatrice a una vite per la porta dell´armadio, da un violino a un giocattolo, qualcosa che già esiste sul mercato o addirittura qualcosa di completamente nuovo. Basterà disegnarlo sul computer e stamparlo senza carta né inchiostro, ma con una delle nuove stampanti 3D in grado di riprodurre oggetti tridimensionali. Gli oggetti sono replicati uno strato alla volta e possono essere utilizzati diversi materiali come zolfati, resine o plastiche. Gli strati vengono sovrapposti l´uno sull´altro fino a ottenere l´oggetto solido. Può sembrare incredibile, ma la stampa tridimensionale, o additiva, è già in circolazione da parecchi anni. Le grandi industrie la usano da decenni per realizzare dei prototipi che servono ai designer per fare delle prove, verificare teorie e, nel caso, ristampare un nuovo oggetto, in un processo definito di «prototipazione rapida». Le prime industrie a usare questa tecnologia sono state quelle aerospaziali, fin dalla metà degli anni Ottanta, ma anche nel campo della Formula Uno ha trovato parecchie applicazioni. Con il miglioramento costante delle tecnologie e la conseguente riduzione dei costi, quello che prima era possibile soltanto a grandi aziende in grado di fare investimenti sostenuti, oggi è possibile invece a basso costo. Sono già in tanti a usare la stampa 3D e molti degli oggetti che usiamo sono nati in questo modo. La Converse, ad esempio, le usa dal 2004, e questo gli consente di portare più rapidamente sul mercato i nuovi modelli di scarpe; la Alessi con l´aiuto delle nuove stampanti ha migliorato la sua celebre macchina per il caffè, La Cupola, risparmiando moltissimo tempo e il 70 per cento dei costi. Le applicazioni sono moltissime. Ad esempio nel campo della medicina, dove sta trovando spazio nella creazione di parti del corpo umano: Usa Today riportava qualche settimana fa la storia di una signora americana di ottantatré anni che, avendo perso a causa di una malattia ossea gran parte della mandibola e non potendo più mangiare né parlare correttamente, è stata la prima a ricevere una nuova protesi realizzata con una stampante 3D, fatta di strati di polvere di titanio sinterizzato. Ma anche molti dei giocattoli della MakieLab, una azienda inglese di successo, sono prodotti utilizzando questa nuova tecnologia. Ma la vera novità è che anche le persone normali possono usufruire di questa nuova tecnologia. Per cominciare ci vuole relativamente poco: una stampante professionale, come la Markerbot Thing-O-Matic ad esempio, ha un prezzo di poco superiore ai mille euro. E per i progetti non c´è più bisogno di software sofisticati o di una grande conoscenza tecnica, perché online ci sono sia i software (come Schetchup! di Google, facile da usare e soprattutto gratuito) sia i progetti già realizzati da altri, più di undicimila disponibili in rete in una comunità di designer che cresce di giorno in giorno. Che il fenomeno stia crescendo lo testimonia anche l´entrata in campo della pirateria. «Noi crediamo che il prossimo passo delle copie sarà quello dalla forma digitale alla forma fisica» hanno scritto i responsabili di The Pirate Bay, i "nemici pubblici n.1" del copyright, annunciando l´apertura di un´area dedicata alla stampa 3D nel loro sito, dove sono disponibili al momento solo sette oggetti dimostrativi, come un modellino di una Chevrolet del 1970, un fischietto e ovviamente una nave pirata. È evidente che se ogni oggetto può essere rappresentato in un file digitale, diventa estremamente facile poterlo copiare, scaricarlo attraverso la rete e produrlo con una stampante tridimensionale. La possibilità di scaricare oggetti - i physibles, come li hanno soprannominati su The Pirate Bay - dalla rete apre uno scenario preoccupante per le aziende: quando il design di un oggetto diventa disponibile a tutti, difendere la proprietà intellettuale è difficile, come insegna la storia dell´industria discografica. Ma ci sono ulteriori implicazioni che possono rendere rivoluzionario l´avvento della stampa 3D, come ha sottolineato qualche tempo fa l´Economist che ha dedicato ampio spazio al fenomeno: «La stampa tridimensionale rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia e quindi mina le economie di scala. Essa potrebbe avere sul mondo un impatto così profondo come lo ebbe l´avvento della fabbrica. Proprio come nessuno avrebbe potuto predire l´impatto del motore a vapore nel 1750 - o della macchina da stampa nel 1450, o del transistor nel 1950 - è impossibile prevedere l´impatto a lungo termine della stampa 3D. Ma la tecnologia sta arrivando, ed è probabile che sovvertirà ogni campo che toccherà».