Piero Colaprico, la Repubblica 26/2/2012, 26 febbraio 2012
L´ex premier e le carte "Lui è il corruttore" – Intorno al Palazzo di Giustizia di Milano deserto, solitaria e silenziosa cammina una signora, che ha appeso sulla schiena un cartello di protesta: «David Mills il corrotto colpevole, Silvio Berlusconi il corruttore innocente?»
L´ex premier e le carte "Lui è il corruttore" – Intorno al Palazzo di Giustizia di Milano deserto, solitaria e silenziosa cammina una signora, che ha appeso sulla schiena un cartello di protesta: «David Mills il corrotto colpevole, Silvio Berlusconi il corruttore innocente?». E questo è, cartello e sarcasmo a parte, il punto centrale della questione, «dimenticato» sempre, in tutti questi anni, dai fedelissimi berlusconiani. Basta però un dettaglio minimo degli attacchi di Silvio Berlusconi e dei suoi per portarci dentro una verità essenziale del caso Mills. Riguarda Fabio De Pasquale, il pubblico ministero. Considerava quella prescrizione, decretata ieri, come «una disgrazia» ed è stato accusato di aver avviato una «folle corsa» contro il tempo per far condannare Berlusconi. Folle corsa? Davvero? Analizziamola: che cos´ha fatto in concreto De Pasquale? Ha ottenuto a suo tempo – anni fa – la condanna, valida sino alla Cassazione, dell´avvocato inglese David Mills, e cioè dell´ex-coimputato di Berlusconi. Mills – questi i semplici fatti – aveva confessato davanti a De Pasquale, e a un altro collega, accompagnato dal legale di fiducia, un reato: aver intascato 600mila dollari come regalo dal mondo berlusconiano. Regalo in cambio di che cosa? Di aver taroccato le testimonianze che doveva rendere in due processi: quelli che sfioravano – e Mills era un drago dei paradisi fiscali e dei soldi estero su estero – la questione dei ricchissimi fondi occulti Finivest. Si chiama corruzione giudiziaria, questo tipo di reato, ed è gravissimo. L´uomo di Stato, l´imprenditore, il miliardario Berlusconi, di fronte al caso Mills, che cosa ha fatto (ultimi lunghi anni compresi)? Ha forse denunciato Mills come mitomane? Ha difeso il suo onore portando la sua documentazione bancaria? Macché. Si è opposto a ogni rogatoria e se l´è filata dal banco degli imputati. Nel senso che Mills, senza la protezione politica delle leggi ad personam, è andato incontro al suo destino, la condanna. Lui no. Ma quando la Corte costituzionale ha bocciato le leggi ad personam, e Berlusconi non poteva non presentarsi in aula, anche in aula ha taciuto, rifiutando qualsiasi interrogatorio, qualsiasi spiegazione mentre i suoi avvocati (e onorevoli Pdl) adottavano una strategia a volte da lumache, a volte da arpie, con attacchi ai giudici, togliendosi persino la toga per protesta. C´è una pubblicità sul gioco d´azzardo che ha questo slogan: «Ti piace vincere facile, eh?». Sembra la perfetta sintesi dei fatti di Silvio Berlusconi nel processo Mills. De Pasquale, dunque. Con tutti i suoi difetti, che cosa ha cercato di fare di «folle» questo pubblico ministero mentre ingobbiva sulle carte? Semplice: voleva far processare due persone allo stesso modo, come chiedono (auspicano) le democrazie e le Costituzioni. Dimostrare che, se c´era un corrotto, Mills, c´era un corruttore, Berlusconi. E come non l´ha fatta franca uno non poteva, né doveva farla franca l´altro, perché truccare i processi è un fatto grave. Se De Pasquale abbia o no raggiunto la prova della colpevolezza di Berlusconi, è una risposta che emergerà nella sentenza, quando verrà depositata, ma come magistrato, con le sue rogatorie testarde, con l´analisi dei documenti, più che una folle corsa per ottenere la condanna ha resistito giocando «pulito» anni e anni, tra ritardi non certo voluti da lui. Viceversa, Berlusconi ha soprattutto lavorato per impedire che si discutesse dei fatti sulla sua colpevolezza o innocenza. E, in extremis, ha raccontato che Mills, dopo averlo tirato in mezzo «perché non sapeva chi altro nominare», è stato folgorato dalla verità: perché quei maledetti 600mila dollari – una miseria per Berlusconi, un «grosso casino» per il fisco inglese – ci sono, ma erano stati regalati all´avvocatone delle Isole Cayman da un altro italiano, e cioè dall´armatore napoletano Diego Attanasio. Ora, in Italia, non pochi imprenditori farebbero un favore a Berlusconi, ma Attanasio non poteva fantasticare in aula su conti che non esistevano nelle carte: «A Mills ho solo pagato parcelle», ha ribadito in aula Attanasio, settimane fa. Ma a Berlusconi non importa, perché nell´aula del processo Mills sonnecchiava a volte con ostentazione. È più facile dire che c´è stata una «folle corsa» a condannarlo, dipingersi come massimo martire della giustizia italiana, tutto pur di evitare domande e contestazioni. Non lo fa mai, in aula. Forse perché teme altri processi che incombono, soprattutto quello spinosissimo che riprende domani, il «Ruby-Silvio». Perché qui non ci sono solo i conti e gli avvocati, ma la carne e il sangue che pulsa, e l´abuso di potere in varie forme. Molte delle menzogne di Silvio Berlusconi sulle «cene eleganti» sono, tra l´ilarità e lo sdegno, già naufragate. Com´è già naufragata in aula, nell´ultima udienza, pure l´assurda parentela tra Karima El Mahroug, marocchina, invitata minorenne ad Arcore nel 2010, e l´ex presidente egiziano Moubarak. Nel processo Ruby-Silvio, infine, è bene sapere che la prescrizione per l´imputato unico scatta ben oltre il 2020. E con gli interrogatori i pubblici ministeri Ilda Boccassini e Antonio Sangermano sono, si sa, piuttosto rapidi ed efficaci. Viene da chiedersi: chissà se De Pasquale vorrà assistere alla sentenza del processo Ruby, un giorno. E chissà se Berlusconi, almeno una volta in vita sua, risponderà.