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 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

DSK pensava che fossero delle nipotine di Berlusconi – Dominique Strauss-Khan è finito di nuovo in cella e sotto interrogatorio (stavolta in Francia) per una delle sue solite avventure boccaccesche

DSK pensava che fossero delle nipotine di Berlusconi – Dominique Strauss-Khan è finito di nuovo in cella e sotto interrogatorio (stavolta in Francia) per una delle sue solite avventure boccaccesche. Una storia di escort e di fondi d’impresa stornati da certi suoi amici manager per pagarne le prestazioni. Secondo i suoi avvocati, Strauss-Kahn «non sapeva si trattasse di prostitute». Pensava fossero nipoti di Berlusconi. * * * «Esiste una stupidità lieve, oppure dovuta all’effettiva scarsa intelligenza d’una persona, e allora che farci... pazienza, non è rovinosa per nessuno. Invece mi fa paura la stupidità aggressiva, che si esprime solo con violenza — l’idiozia convinta d’essere nel giusto» (Wisawa Szymborska, L’indispensabile naturalezza, in W. Szymborska, Opere, Adelphi 2008). * * * Che faranno «i capitalisti» italiani, anzi «i manager», o meglio «i padroni», come li chiama Gad Lerner all’Infedele, rivolgendo agli ospiti il suo sorriso da saputello? Investiranno? Quanto? E dove? Creeranno «nuovi posti di lavoro»? Quanti? E quali? Rischieranno i loro preziosi danè per combattere la recessione provocata (duole ammetterlo, ma a dirlo è «l’Europa», sono «i mercati») dalle manovre di ministri, viceministri, vice dei vice e sottosegretari? Se non lo faranno, a cosa andanno incontro? Galera? Una multa? Ma mettiamo che lo facciano. Non bisogna che sappiano perché lo fanno, a che scopo investono? Per senso di responsabilità? Perché il morbo infuria, il pan ci manca e sul ponte sventola bandiera bianca? Sì, il senso di responsabilità è un buon motivo. Ma il senso di responsabilità dell’esecutivo bocconiano? Devono essere responsabili le imprese sfiatate dalle tasse, mentre Nonno Mario, i gabellieri, gli onorevoli, i banchieri e la più costosa burocrazia europea non sono tenuti? * * * Come il mondo, secondo i bounty killer di Sergio Leone, si divideva in due, chi sparava col fucile e chi con la pistola, oppure chi metteva il collo nella corda e chi sparava per tagliarla, anche l’Italia si divide in due, da una parte «i padroni» che rischiano il capitale, nonchè i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, e dall’altra chi trasforma il profitto in gabelle e poi lo dilapida a sostegno neanche più delle clientele, come in epoche più innocenti, ma dell’euro. * * * E se la farfallina di Belen Rodriguez non fosse poi così innocente? Se fosse ancora più colpevole di quanto ne dicono i baciapile? Se quella di B.R. fosse in realtà la farfalla che sbattendo le ali a Sanremo provoca (come mette in guardia la teoria del caos) un terremoto in qualche terra lontana, San Francisco, il ministero del welfare e del lavoro, Sanremo, casa Bersani? * * * «I tre grandi romanzi della riconquista del mondo sono stati scritti: l’uno da un ex schiavo, Miguel de Cervantes, l’altro da un ex galeotto, Fëdor Michajlovic Dostoevskij, il terzo da un ex condannato alla gogna, Daniel Defoe» (André Malraux, Antimemorie, Bompiani 1968). * * * A Romano Prodi non è piaciuto un passaggio «agghiacciante» dell’intervista che Walter Veltroni ha rilasciato qualche giorno fa a Repubblica. È il punto in cui il fondatore e primo segretario del partito democratico spiega che con Massimo D’Alema, ai bei tempi dell’ultimo esecutivo di centrosinistra, si discuteva di «cose serie», cose importanti, per esempio «se far vivere o morire il governo Prodi». Quest’ultimo è comprensibilmente trasecolato. Co-osa? Se far vivere o morire il mio governo? Ma come? Allora D’Alema e Veltroni fingevano soltanto di litigare! Era per cullare lui, Prodi, nell’illusione che Veltroni fosse un suo alleato, oltre che il suo amico più caro, che D’Alema li aveva definiti «due viscidi imbroglioni», quando i viscidi imbroglioni erano effettivamente due, ma Prodi non era uno di loro. Lui era al massimo il viscido imbrogliato. * * * Giorgio Napolitano è stato fischiato a Cagliari da indipendentisti, disoccupati, pastori sardi, «gruppi organizzati anti-Equitalia» e persino «sindaci». Tutti lo accusavano d’essere la marionetta delle banche, italiane e «straniere». Che dire? Be’, che qui viene decisamente a fagiolo la massima spesso citata da quel gran latinista della Buonanima: sic transit eccetera. Marionetta dei banchieri lui! Lui, che da giovane (ma non proprio da giovanissimo, anzi già da attempatello e persino, diciamolo, da signore ormai d’una certa età) tifava per l’Armata rossa contro la marmaglia controrivoluzionaria ungherese palesemente manovrata dai burattinai della finanza e delle grandi banche internazionali! * * * Siamo sempre lì a minacciare col pugno i banchieri, in particolare i «banchieri tedeschi», che affamano i popoli e non conoscono la pietà. E gli «gnomi svizzeri»? Non ne parla più nessuno. Che fine hanno fatto? Sono diventati buoni? Tutti morti? Si sono uniti al proletariato?