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 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

NEUTRINI, I PERCHE’ DI UN ERRORE: «TROPPA FRETTA PER L’ANNUNCIO»

La parola chiave adesso è riflessione. Dopo la retromarcia sul sorpasso della velocità della luce, gli scienziati che hanno passato gli ultimi tre anni a pane e neutrini cercano di capire: abbiamo fatto passi falsi? Quali? «Forse — valuta qualcuno — si doveva aspettare, aspettare, aspettare prima di annunciare». «Sarebbe stato meglio contare su più verifiche» considerano altri. A pensarci bene «conta anche il fatto che non eravamo ancora pronti a un risultato del genere» suggerisce l’amarezza del momento. «Di sicuro eravamo impreparati all’enorme risonanza mediatica» concludono più o meno tutti. «Sa quando si tocca un mostro sacro come Einstein...».
Piero Monacelli, professore di fisica all’Università dell’Aquila, è stato «dissidente» fin dalla prima ora. A settembre — mentre gli entusiasti della Collaborazione Opera annunciavano il viaggio dei neutrini a 60 nanosecondi più della luce e mentre il mondo metteva in discussione la teoria della relatività — lui (che guida uno dei gruppi della collaborazione) era fra i sette che non firmarono il pre-print, la base della pubblicazione scientifica sui 60 nanosecondi in più. «Prima di mandare in soffitta Einstein avrei voluto controllare le misurazioni» disse. Ecco: adesso i controlli ci sono e smentiscono che il neutrino corra più della luce. I dati di settembre sono sbagliati perché strumenti e cavi usati per le misurazioni non hanno fatto il loro dovere. Per Monacelli sarebbe fin troppo facile un bel «io l’avevo detto» e invece non solo non ne fa cenno ma si dice «dispiaciuto perché è sempre una brutta figura rimangiarsi la parola». La critica? «Troppa fretta di pubblicare per timore che gruppi di studio concorrenti lo facessero prima. La scienza è molto competitiva... Ma una cosa è stata positiva: che sia stata la stessa fonte e non un altro gruppo a dire "probabilmente ci siamo sbagliati". Lo abbiamo deciso tre giorni fa ed era giusto così. In questa storia c’è stata troppa fretta, i risultati sono complessi, con tantissime sottomisure, ci voleva tempo e invece non si sono fatte tutte le doppie verifiche che una grande Collaborazione doveva fare».
Luca Stanco, responsabile del gruppo Opera di Padova, è un altro dei non firmatari del pre-print. «Ho sempre sostenuto che il risultato di settembre dovesse uscire ma è stato presentato in un modo che io non avrei scelto. Per esempio, la parola preliminary doveva essere usata invece è stata cassata ed è stata una delle ragioni per cui qualcuno non ha firmato. Forse non eravamo pronti, come scienziati a un riscontro di questo tipo. E poi eravamo impreparati alla risonanza mediatica: è stato un errore anche troppo sensazionalismo. Sono cent’anni che Einstein funziona benissimo, prima di toccarlo...». Il senso è sempre lo stesso: sono state bruciate le tappe. E poi un’autocritica: «Noi fisici dovremmo imparare a filtrare in modo diverso e più aggiornato i nostri risultati».
Il responsabile del gruppo «analisi emulsioni» dei laboratori nazionali del Gran Sasso, Nicola D’Ambrosio, a settembre si era detto «non completamente convinto». «Perché non avevamo avuto accesso diretto a tutta la misurazione, conoscevamo solo il nostro segmento di ricerca. A onor del vero devo dire che nessuno ha mai parlato di "scoperta", nessuno voleva mettere in discussione con un solo risultato un mostro sacro come Einstein. Sicuramente aspettare sarebbe stato un bene ma con il senno del poi è facile...».
A Roberta Antolini, fisica al laboratorio del Gran Sasso, ieri è toccata «la giornataccia» da capo delle relazioni pubbliche. Tutti a chiamarla per approfondire, chiarire il dietrofront dei neutrini: «Gli errori negli esperimenti succedono, certo è un dispiacere...e poi c’entra anche il fatto che Einstein nell’immaginario collettivo è il più grande scienziato di tutti i tempi. Se penso alla bella atmosfera e alla curiosità enorme di settembre...». Ecco. Sembra tutto lontano anni luce.
Giusi Fasano