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 2012  febbraio 25 Sabato calendario

ROMA —

Gli «incontri riservati con esponenti della Fiom», di cui ha parlato l’amministratore delegato della Fiat nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere, «sono stati un paio. Molto, molto lunghi: ci siamo detti tutto quello che dovevamo». A rivelarlo è Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, che di quegli incontri è stato il protagonista di parte sindacale, mentre a organizzarli fu l’allora sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (Pd). La «sinistra più intelligente», ha detto Sergio Marchionne nell’intervista, provò a «ricucire». Era tra febbraio e marzo di un anno fa. Il tentativo fu quello di riaprire un dialogo tra la Fiom e la Fiat.
Attorno al tavolo tre persone che si conoscono bene. Per la Fiom non poteva essere che Airaudo, torinese, 51 anni, da 20 nei metalmeccanici Cgil, nel look un Landini ante litteram con i suoi capelli bianchi e mai una giacca e cravatta. Ma un sindacalista che, a differenza del segretario generale della Fiom, con la Fiat di accordi ne ha firmati decine, anche sotto la gestione Marchionne. Accordi che servirono, tra l’altro, a evitare la chiusura di Mirafiori, programmando una riduzione dei dipendenti, che, tra esodi e pensionamenti, sono scesi negli ultimi 8 anni da 21 mila a 14 mila.
Del resto, non va dimenticato che quando Marchionne nel 2004 prese la guida della Fiat si caratterizzò per gli ottimi rapporti sia con la Fiom di Gianni Rinaldini sia con la Cgil di Guglielmo Epifani, tanto da diventare quasi un’icona della sinistra. Una luna di miele durata alcuni anni. Poi le prime tensioni, infine, nel giugno del 2010, sul contratto di Pomigliano scoppia una guerra ancora in corso. Il tentativo di ricucitura della «sinistra intelligente» scatta quando, dopo Pomigliano, tocca a Mirafiori ed è in corso il tentativo della Fiat di estendere il contratto rifiutato dalla Fiom anche alla Bertone, dove i metalmeccanici della Cgil hanno la maggioranza assoluta e dunque è con loro che l’azienda deve discutere. Airaudo ci prova e propone per la Bertone di sostituire le clausole di esigibilità e le relative sanzioni (su sciopero e assenteismo) previste nel contratto di Pomigliano con «una procedura certa di raffreddamento».
«Marchionne disse che doveva rifletterci. Pensai che ci fosse uno spiraglio», dice Airaudo, convinto che se la trattativa fosse partita Landini vi avrebbe partecipato, «perché io che li conosco entrambi posso dire che non è vero che Landini sia più rigido di Rinaldini, come dice Marchionne». A premere per la trattativa era anche la leader della Cgil, Susanna Camusso. Ma andò male, ha spiegato il manager al Corriere: non si poteva pretendere che la Fiat sconfessasse Cisl, Uil, Ugl e Fismic che avevano firmato Pomigliano esponendosi a un duro scontro nelle fabbriche con la Fiom. «Certo, c’è del rammarico. Si perse un’occasione, ma credo che Marchionne sia stato anche consigliato male», dice Airaudo. Da allora la battaglia infuria a colpi di scioperi e cause giudiziarie.
Adesso Mirafiori è di nuovo a rischio «perché è chiaro che uno dei due stabilimenti che Marchionne dice potrebbe chiudere è questo». Airaudo lo sa e così ieri, commentando al telefono l’intervista dell’amministratore delegato con Chiamparino, ha detto all’ex sindaco: «Avrei preferito essere più stupido ma più efficace. Se ci fosse stata la possibilità di un negoziato vero noi lo avremmo fatto. Purtroppo loro hanno deciso diversamente. Adesso, però, dopo le parole di Marchionne, il governo dovrebbe intervenire».
Enrico Marro