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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

“HO INSEGUITO LA GUERRA OVUNQUE POTESSI RAGGIUNGERLA”

La morte contemporanea di Marie Colvin, veterana dei corrispondenti di guerra, e del fotoreporter Remi Ochlik, giovanissimo e temerario, mette tragicamente assieme due dei mestieri più pericolosi nel giornalismo.
MA SE LA FINE del fotografo francese è più amara, perché a 28 anni aveva ancora la vita davanti per esprimere il suo talento, e tuttavia più prevedibile, perché fotografi e cameraman sono quelli che rischiano di più, la caduta di Marie Colvin ripropone domande senza vere risposte: che cosa spinge un giornalista a sfidare la morte, come il torero che non sa quale toro l’infilzerà, fino all’esito più temuto?
Colvin, americana, diplomata a Yale, 55 anni dichiarati e forse qualcuno di più, da decenni andava per il Sunday Times dove altri giornalisti non erano ancora arrivati e, poi, restava quand’erano ripartiti. Non c’è inviato di guerra che non si sia trovato al fianco di questa “Katherine Hepburn coraggiosa e arguta”, come la ricorda la Bbc.
Quasi vent’anni fa, salpando da Gibuti per Aden accerchiata, su un caicco somalo che faceva acqua, pensavo, assieme a Chris Hedges del New York Times, di avere battuto la concorrenza. All’ultimo saltò a bordo lei, Marie, e per tutta la notte, sotto le stelle, vegliò sull’infido equipaggio. Poi ci lasciò ripartire, per raccontare da sola l’assedio.
COLVIN POTEVA DIRE come Martha Gellhorn, la grande inviata: “Ho inseguito la guerra ovunque potessi raggiungerla”: Kosovo, Cecenia, Libia, Siria. Perché? Qualcuno evoca gli alpinisti, che solo se sacrificano la vita mostrano di avere osato più di tutti, anche se vale il monito di Edmund Hillary, conquistatore dell’Everest: “La vittoria sulla montagna consiste anche nel tornare a casa”. Due anni fa Colvin, esibendo la banda nera che copriva l’occhio sfigurato in Sri Lanka, testimoniò in memoria dei giornalisti caduti: “La nostra missione è riferire gli orrori della guerra”. A costo della vita? Proprio l’altro ieri, in un e-mail mandato dall’inferno di Homs, aveva tentato l’esorcismo di Mark Twain: “Penso che la notizia della mia morte sia esagerata”. È stata subito smentita dalle bombe di Bashar al-Assad.