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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

«Don Giussani santo subito» Il popolo di Cl lo vuole sugli altari - «Ma voi credete davvero in Cristo?»chiedeva con la sfronta­tezza dell’amore ai suoi liceali

«Don Giussani santo subito» Il popolo di Cl lo vuole sugli altari - «Ma voi credete davvero in Cristo?»chiedeva con la sfronta­tezza dell’amore ai suoi liceali. È il 1954, l’Italia è cattolicissima o al­meno così appare. A molti, quasi a tutti, ma non a lui, don Luigi Gius­sani. Dove gli altri vedono code ai confessionali, lui intuisce la seco­larizzazione che avanza. Per que­sto compie una scelta in apparen­za piccola e in verità rivoluziona­ria: lasciare una prestigiosa catte­dra di teologia per insegnare reli­gione agli studenti del Berchet. Un liceo classico di quella Milano bene che si preparava a convertir­si all’indifferenza, quando non al disgusto verso la Chiesa. Da lì è partito tutto, la fiumana di giovani e via via meno giovani che hanno seguito quel «grande educatore» in settanta e più Paesi del mondo. Come molti fondato­ri, non voleva fondare nulla. Si è vi­sto nascere tra le mani un movi­mento ecclesiale tra i più vivi, pro­lifici e contestati. Nella Chiesa, nella società e nella politica. Dici Comunione e liberazione, capita a tutte le cose fatte di uomini, ani­ma e corpo, carne e sangue, sono molto amate e grande segno di contraddizione. Un destino che si ripete da duemila anni. Sette anni dopo la sua morte, av­venuta il 22 febbraio del 2005, don Juliàn Carron, presidente della Fraternità di Cl, suo erede alla gui­da del movimento, ha presentato all’arcivescovo di Milano,il cardi­nale Angelo Scola, la richiesta di apertura della causa di beatifica­zione e di canonizzazione. Insom­ma, don Giussani santo, anche se le tappe sono lunghe e numerose e questo è solo il primo passo. È stato proprio il cardinale Sco­la, che in gioventù fu suo allievo e esponente lui stesso di Cl, a cele­brare la Messa milanese che si è conclusa con l’annuncio tanto at­teso dai devoti di don Gius. «Ha avuto inizio l’iter canonico per in­trodurre la causa di beatificazio­n­e e canonizzazione di questo be­nemerito figlio della Chiesa am­brosiana » comunica ufficialmen­te la Diocesi ambrosiana. Adesso tocca al cardinale Scola, dopo una consultazione dei vesco­vi lombardi, decidere l’apertura del processo. Accanto all’affetto, allo studio, all’ammirazione di una vita,parla per lui l’omelia di ie­ri sera: «Il carisma cattolico che lo Spirito ha dato a Giussani, che la Chiesa ha universalmente ricono­sciuto, e di cui decine di migliaia di persone in tutto il mondo posso­no oggi godere, è fiorito in questa santa Chiesa ambrosiana». Ricor­da «il paterno vincolo di comunio­ne », «la forza profetica», l’«aspet­to geniale » della sua proposta edu­cativa. Monsignor Luigi Giussani nac­que il 15 ottobre 1922 a Desio e mo­rì il 22 febbraio 2005 a Milano. Lo hanno definito «il mungitore», per quel che riusciva a tirare fuori dalle anime. «Diceva delle cose che mai avevo sentito. Era eccezio­nale » racconta uno dei suoi amici sacerdoti, ma parole simili sono state pronunciate da una marea di persone innamorate di quel pre­te che attraeva a sé e a Cristo an­che atei e agnostici professi. Ai suoi funerali, celebrati il 24 febbraio, il Duomo di Milano era stracolmo. A pronunciare l’ome­lia l’allora cardinale Joseph Rat­zinger, che due mesi dopo sareb­be diventato Benedetto XVI. Co­me il suo predecessore, Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger ha cono­sci­uto personalmente don Giussa­ni e non ha mai fatto mistero della sua stima. Fanno parte della fami­glia pontificia, con l’incarico di prendersi cura dell’appartamen­to del Papa, quattro memores Do­mini , laiche consacrate del movi­mento di don Giussani. Grandi ammiratori. Ma non sempre sono state rose e fiori. Con il cardinale Colombo, suo vesco­vo ai tempi della nascita di Cl, l’in­comprensione era totale. Ogni lu­nedì andava in Curia e spesso usci­va in lacrime da quei colloqui in­fruttuosi. In mezzo a alti e bassi è passata la storia del candidato agli altari Luigi Giussani. Al via libera dell’arcivescovo, verrà istituito il tribunale diocesa­no, che con una commissione di storici e teologici nominata ad hoc , procederà ad ascoltare i testi­moni convocati dalla postulatri­ce, la docente di Diritto canonico Chiara Minelli, vicepresidente della Fraternità di Cl. Poi la causa si sposta a Roma, alla Congrega­zione dei Santi, che rivede vita opere e miracoli. Infine tutto arri­va nelle mani del Santo Padre. I tempi? Impossibile dirlo. Come insegna la storia, per diventare santi ci possono volere cento an­ni. Oppure uno.